1-4 maggio 2008: ricognizione percorso RPE. IV tappa

Domenica 4 maggio, è l’ultimo giorno. La sveglia suona, poltriamo ancora un po’, poi tocca proprio alzarsi, ricomporre il bagaglio, partire. Non prima, però, di una visita alla boulangerie. Ormai non possiamo più muovere un passo senza essere tormentati dai morsi della fame!
Saliamo per l’ultima volta di questo viaggio al Ventoux: già, ma oggi la storia è ben diversa… Con questo macigno di zaino che ho sulle spalle, con tutti i km che ho nelle gambe, faccio una fatica ignobile. Il 29 è all’opera da subito e quasi sempre, tranne nei tratti in cui mi alzo sui pedali e devo un po’ indurire il rapporto. Che calvario, impiego l’eternità… Però oggi lo scenario è completamente diverso; pochi ciclisti, poche auto, si sale in pace, con i raggi del sole ancora basso che filtrano tra i rami in mezzo al bosco. -16, -15, i km scorrono con lentezza esasperante. Eppure non posso proprio far di più: oggi ci sono 150 km da pedalare, non so bene cosa mi attenderà dopo il Ventoux; non posso bruciarmi qua tutte le possibilità che ho per la giornata. Mi spiace solo che Mik debba aspettare l’eternità, lassù in cima. Ma che ci posso fare?

Alla fontana che c’è nella curva, un paio di km dopo Chalet Reynard, mi fermo e butto la testa sotto l’acqua: il caldo è più asfissiante stamattina che non ieri nel primo pomeriggio! C’è un turista che si prepara la colazione: mi trattengo a stento dal pensiero di tramortirlo e derubarlo del suo cibo… Pian piano, curvone dopo curvone, arrivo sotto la vetta; la macchia rossa che si affaccia di lassù dev’essere Mik, in via di mummificazione. Arrivo su, sbrano il Mars che Mik ha ancora di scorta, poi giù a Malaucéne. Qui ci dividiamo i compiti: a me l’assalto al minimarket, a Mik quello alla boulangerie. Facciamo pranzo a base di pizza, una quantità ignobile di Mars, succo di frutta e Coca Cola, poi ripartiamo per gli ultimi cento km.
Da qui, a parte un bivio che sbaglio in pieno, la strada mi è familiare: fino ad Aurel, l’itinerario ricalca quello della granfondo Ventoux-Baumes de Venise che ho già fatto qualche volta. Si sale dolcemente al Pas de Ventoux, con la cima bianca del mio amato lassù, vista in una prospettiva insolita.

Poi una ventina di km di falsopiano, persino un po’ di vento a favore: ce li godiamo andando a spasso e chiacchierando. Un po’ di salita prima di Aurel, poi si lascia la strada principale a vantaggio di una bella stradina in cresta che porta a St Trinit.

Da lì a Manosque, i km sono solo più poche decine, ma ci fanno soffrire, ci tengono sulla graticola, salitelle, discese, ancora salitelle, pendenze minime che però fiaccano le gambe e soprattutto la volontà. Fa caldo e l’acqua scarseggia; Mik non si fida, ma per me le fontane son tutte buone, anche se la maggior parte delle volte c’è il cartellino minaccioso, “eau non potable”. Non potable un par di balle! Posso mica morire di sete!
Ancora paesi, ancora strada, ancora campagna e colline dolcissime, Banon, St Michel l’Observatoire. E la strada continua a salire senza mai scendere in modo significativo; lo farà solo, maledetta, negli ultimi dieci km di “picchiata” su Manosque.

La rampetta per raggiungere il parcheggio mi dà il colpo di grazia. Non ci posso credere, è finita. Già… Ma il sollievo è breve, lascia il posto alla malinconia; i miei pensieri diventano presto cupi come il cielo nella direzione di casa. Il viaggio di ritorno è eterno, è solo qui che vedo per la prima volta i segni della stanchezza anche sul viso di Mik. Le avventure devono finire prima o poi. Solo che è tanto difficile rassegnarsi…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!