10 giugno 2008: Bagnolo-Montoso by night

Non sono mai stata, nemmeno “quand’ero giovane”, amante della vita notturna. Però lo sto diventando adesso; com’è ovvio, in questa metamorfosi c’è di mezzo la bici. Martedì sera, infatti, sono uscita: bici in auto, destinazione Bagnolo Piemonte, con l’idea di fare un paio di volte su e giù la salita a Montoso. Coinvolto nella mini avventura è anche Mik, che tentenna fino all’ultimo per via del meteo: alle otto meno un quarto, salgo in auto ormai rassegnata all’idea di farmi il giretto da sola, ma dopo qualche km arriva il messaggio: alla fine, s’è deciso!

Nel pomeriggio è caduta un po’ di pioggia, ma adesso il cielo è limpido ed il Monviso più nitido che mai. Viaggiando da Moretta verso Cavour, però, non sembra nemmeno il Monviso: non è quel triangolone che si vede dal balcone di casa mia, è solo più una punta che pian piano scompare dietro le prime propaggini della montagna.

A Bagnolo parcheggio nella mia solita piazza, scarico la bici, sistemo due o tre cose. Tracanno il tarocco Red Bull che ho comprato proprio oggi alla nuova Standa di Carmagnola: c’è di tutto lì dentro, caffeina, taurina, gluconoqualcosa… Come minimo, roba da millecinquecento metri di dislivello all’ora! Mah, speriamo che almeno combatta un po’ il sonno… Adeguatamente equipaggiata, illuminata e drogata, parto alla volta della rotonda, dove incrocio Mik che sta arrivando in auto. Gli rubo un po’ di vantaggio ed inizio la salita, mentre lui si prepara. E’ evidente che i tre o quattro giorni di riposo che ho fatto la scorsa settimana – evento più unico che raro – han fatto bene, perché sento di andar su abbastanza tranquilla, senza sforzo, quasi più veloce del solito. Ma questa è certo un’illusione. Erano le nove meno un quarto circa, quando ho passato la rotonda: vediamo quanto ci metto ad andar su. Anzi no, diciamola tutta: vediamo quanto tempo passa prima che Mik mi acchiappi. Poco, ne passerà… Pazienza, Gian: vendi cara la pelle! Salgo bene, sempre con il mio 34×26 e 34×29, agile agile, spesso anche in piedi sui pedali, cosa che di solito mi costa molta fatica: passo Villar, passo i drittoni iniziali, finalmente arrivo ai tornanti, dove inizia il tratto che mi piace di più. Non c’è nessuno per strada, due o tre auto in tutto, cani che abbaiano dai cortili, la fontanella sulla sinistra. E le luci della pianura che si fanno sempre più chiare e definite. Salgo ancora bene, molto meglio del solito; ogni tanto mi volto indietro a vedere se Mik è già in vista… Sento i latrati dei cani più sotto, quindi sta arrivando. Sto per entrare in un tornante, mi guardo ancora alle spalle, nessuno; non faccio in tempo ad arrivare al tornante successivo, che il malefico mi è già alle calcagna. Incredibile… Si affianca, scambiamo qualche parola, ma non impiego molto ad accorgermi che ho inavvertitamente aumentato l’andatura e devo smetterla subito, altrimenti schiatto qui! Mik parte, fila avanti con la sua andatura leggerissima ed elegante come sempre; io… Beh, io son già contenta di essergli stata davanti per un po’! E non diciamolo a nessuno, che è stato possibile semplicemente perché son partita prima di lui…

Il tornante secco a destra, l’ultimo; il cartello con la pendenza minacciosa; uno strappo secco, e poi a destra il panorama sulla pianura, con le luci della sera ormai inoltrata. Tranquilla tranquilla arrivo su, chiedo l’ora a Mik che è lì fermo in paziente attesa: le dieci meno un quarto. Perfetto: per me, un’ora per poco più di ottocento metri di salita; mi lecco i baffi. Lui ha impiegato tre quarti d’ora… Che meraviglia.

Si scende: accendo il fanale, ma non è che serva a molto. La luce è estremamente fioca adesso, ma basta ancora per arrivare fino in fondo. Sono un disastro ambulante io: impiego in tutto oltre venti minuti per 10 km di discesa! Il guaio è che già di norma questa strada così ripida mi crea problemi in discesa; poi, la sera è il momento peggiore per me che sono molto talpa e fatico a mettere a fuoco la riga bianca, le buche, insomma… Uno scempio. Vabbuò, a furia di tirare i freni, arrivo in vista dell’abitato di Villar e passo oltre. E’ ormai buio; alzo lo sguardo e, qualche centinaio di metri più avanti, vedo due luci lampeggianti blu. E’ un istante, non ho nemmeno il tempo di fare il ragionamento, il cuore manca un paio di battiti. Mik era parecchio avanti a me in discesa… Poi il cuore riprende a battere, come impazzito, sempre più forte, man mano che mi avvicino alle luci, che vedo il capannello di gente, le auto ferme. Solo pochi secondi, ma puro terrore: no, non è possibile… Poi, a destra, un’auto schiacciata contro il pendio del prato, completamente distrutta. E subito dopo, a bordo strada ma per fortuna tutto intero, vedo Mik che si è fermato proprio temendo che io avessi pensato il peggio: immenso sospirone di sollievo, talmente forte che quasi mi rispedisce su a Montoso per reazione, mollo i freni e vado giù, ma con le gambe che fanno giacomo giacomo per lo spavento, fino alla rotonda di Bagnolo.

Ci leviamo le giacche, accendiamo tutte le luci perché adesso è proprio notte, e via, si riparte. Ripassiamo, poco dopo, nel punto dell’incidente; incrociamo l’ambulanza che va via, senza sirena, superiamo la piccola folla di curiosi accanto all’auto rovesciata e continuiamo la salita. Fino a Villar siamo insieme, ma poco dopo Mik riparte del suo vero passo: non è cattivo, è che lo disegnano così… La sua lucina rossa si fa sempre più piccola e rapidissima scompare tra le curve. Io vado su ancora bene, come prima, senza fatica; non devo nemmeno pensarci, di allungare un po’ per ridurre il distacco. Tanto gli ho detto di scendere subito, quando arriva su… Non devo nemmeno preoccuparmi del fatto che iberni in attesa per colpa mia. Spengo la luce anteriore: in cielo brilla una splendida mezza luna, che illumina bene la strada. Solo in alcuni punti in cui la boscaglia fa ombra, accendo il fanale giusto per evitare di cascare in qualche cratere nell’asfalto. Però, c’è da dire che la strada è in buone condizioni. Ancora gli stessi cani di prima che abbaiano: tra un po’, va a finire che qualche abitante spaventato imbraccia il fucile e mi impallina scambiandomi per chissà quale malfattore! Io di male ne sto facendo solo a me stessa…
Con la luce spenta, si perde la nozione della velocità, dello spazio, e anche del tempo che passa. Non vedo la strada, sento la pendenza solo attraverso la fatica che faccio a mandar giù i pedali. Però il tratto a tornanti passa sempre in fretta; sarà che io adoro i tornanti. Incontro Mik che scende, poco prima di arrivare all’ultimo tornante, quello dello strappo secco. Mi alzo sui pedali, guardo giù a destra, una distesa di luci di tutti i colori che scintillano per effetto dell’aria limpidissima, e poi una volta di stelle, tantissime. Raggiungo Montoso e quasi mi stupisco di vedere qualche luce accesa nelle case di questo paese che sembra davvero abbandonato, disabitato. Giro la bici, mi vesto, accendo sia il fanale che la luce frontale e giù in discesa, la solita eterna, interminabile discesa. Nessuno in giro, solo i gatti: bellissimi gli occhi gialli dei gatti, quando la luce artificiale li illumina per un istante prima che spariscano nel folto del sottobosco. C’è anche qualche lucciola. Le curve, il tratto più dritto e pendente prima di Villar, la borgata. Passo un’altra volta il luogo dell’incidente, l’auto rovesciata non c’è già più. Arrivo alla rotonda, trovo Mik che ha già caricato la bici e si è già pure cambiato: un saluto, e via verso casa, verso nanna. Avrò anche bevuto la bomba, ma io casco dal sonno, e domani la sveglia suona presto. Bellissima serata: per la prossima settimana, mi studio qualcos’altro del genere!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!