12 MAGGIO 2013 – DI CORSA DA CORTEMILIA A CASA

Appuntamento a Cortemilia, ore 9.30. Non è da me, partire a correre così tardi, o meglio, non lo era, prima che arrivasse Pablo… Ora che nella mia vita c’è lui, tocca adattarsi. E poi, suvvia, da qui al tramonto ho tutta la giornata a disposizione per correre: il buon Matteo, partito in bici da Genova, farà da babysitter al mio piccolo vivacissimo quattrozampe. Speriamo bene: Pablo ha due sole zampe funzionanti, ma in compenso ha tutti i denti in piena efficienza e sta mettendo su un bel caratterino!
Arrivo sulla piazza del paese proprio a filo dell’ora stabilita. Già sono partita in ritardo, per colpa di tutte le incombenze necessarie al mio piccolo canile; in più, lungo la strada mi sono imbattuta in tutte le possibili ed immaginabili lumache motorizzate. Dal momento che non sono una gran pilota, mi limito all’invettiva e raramente mi lancio in sorpasso.
Matteo è già lì, appoggiato alla bici. Facciamo cambio: a lui la Zafira, a me le scarpe nuove per correre, un paio di Hoka One One modello Bondi B, calzature non certo belle all’aspetto ma con una suola spessissima ed iperammortizzata. Ideale per corridori ciccioni dal passo pesante, categoria alla quale mi pregio di appartenere a pieno diritto. Poche frettolose raccomandazioni ed abbandono Matteo al suo destino canino. Non ha neanche idea del favore che mi fa: con Pablo, almeno finché non sarà cresciuto un po’, non posso allontanarmi da casa per più di tre, massimo quattro ore; il “piccolo”, si fa per dire visto che a soli cinque mesi ha già passato la boa dei 20 kg, non cammina se qualcuno non gli sostiene la parte posteriore del corpo, paralizzata, e si sa che i cuccioli hanno bisogno di sporcare di frequente. Non che per me sia un sacrificio; l’ho voluto io stessa, volando fino a Catania e ritorno per adottarlo, ma una giornata di tregua è un immenso regalo.
Mi avvio di corsa verso Castino. La Zafira mi sorpassa e se ne va: poco più di un’ora e Matteo dovrebbe essere a casa. Speriamo bene, c’è anche mamma, qualcosa combineranno. Oggi dopotutto i cani a cui badare sono solo due, Pablo e Céline che però ha tutte e quattro le zampe in piena efficienza; Skipper, alias Tittone, è in montagna con mia sorella.
Imbocco il viale alberato con l’animo leggero leggero: la giornata si annuncia splendida e calda. Oltre i capannoni, si comincia a salire, con una pendenza accettabile che mi permette di correre sempre; ampi tornanti, tanto verde, un bellissimo panorama sulla vallata ed un’infinità di motociclisti. Passo dopo passo, cerco di capire che intenzioni abbiano, per oggi, i muscoli ed il fiato: amichevoli, pare, per ora. La prossima settimana correrò i 200 e rotti km della Nove Colli, il venerdì in bici in assetto turistico, il sabato e la domenica a piedi in gara: non sono affatto preparata, né per la frazione ciclistica – quant’è che non tocco la bici da corsa? – né per quella a piedi – non ho quasi corso su percorsi lunghi, complice anche il ginocchio ballerino all’inizio dell’anno. Oggi è l’ultimo giorno utile, e pazienza se siamo a ridosso della gara.
Sotto un bel sole limpido e luminoso, curva dopo curva arrivo in vista di Castino, un gioiellino di paese proprio in cima alla collina. Il negozietto nella strettoia, che vende di tutto dal pane ai detersivi, è in piena attività; un capannello di motociclisti sosta sulla piazza. Approfitto della vasca in pietra per bere e riempire la mia piccola borraccia, poco più di un bicchiere d’acqua: è il massimo che io sopporti, in fatto di borracce. Quelle più grandi, siano nello zainetto oppure legate in vita, “ballano”; il camelbag è poco pratico quando si tratta di estrarlo dallo zaino per riempirlo. Meglio andare di borraccetta e fontanelle.
Di corsa giù in discesa; ne approfitto per sgranocchiare una barretta di cioccolato e nocciole. La mia riserva oggi prevede, oltre a questa, anche qualche Mars, nella versione taroccata del Lidl. Il panorama, da quassù, è una meraviglia; colline a perdita d’occhio… Oltre le curve, la vallata del Belbo. Comodissime queste scarpe, anche in discesa: sembra di correre sulla gommapiuma. Solo, devo evitare di trascinare i piedi rasenti al suolo com’è mia abitudine; con le suole così spesse, inciamparsi è un attimo.
Al ponte sul Belbo, giro a sinistra, in direzione di Bosia, e riprendo a salire, sempre corricchiando, per un chilometro o poco più, fino al bivio per una delle stradine note come “Salite dei Campioni”, quella dedicata a Marco Pantani. Breve discesa fino ad attraversare il fiume: ci sono, qui, alcune bellissime case con giardini su cui lascio il cuore… Sarebbe un posto stupendo per i miei beniamini pelosi. Vecchi casali ristrutturati con ottimo gusto, senza svolazzi di architetti dalla fantasia troppo produttiva. Immagino che qui regni la quiete; probabilmente non ci arrivano nemmeno i temibilissimi Testimoni di Geova. Mi turberebbe un po’ solo la presenza del Belbo a pochi metri, visto che siamo nel fondo dell’incavo. Ma basta inerpicarsi un po’ su per l’aspra salita, per imbattersi in altre abitazioni altrettanto rustiche, belle, dall’aspetto solido. Quassù l’acqua non arriva, almeno dal fiume. Ma il fianco della collina terrà? A giudicare dalle crepe nella strada, anche qui ci sarebbe da riflettere… Beh, insomma, Carmagnola è indubbiamente una vera schifezza per viverci, ma bisogna ammettere che ha i suoi lati positivi; piatta pianura, niente smottamenti, niente valanghe, alla peggio qualche cantina allagata. Ma il cambio con uno di questi cortili, di questi fienili ormai vuoti, di queste vecchie case affacciate sulla vallata lo farei volentieri.
La pendenza qui è troppo severa per correre. Sulle rampe, cammino di buon passo, tra ricci di castagne e foglie secche che pare autunno, se non fosse per la luce e la temperatura mite. Non c’è anima umana qui nei dintorni; si sente solo il latrato dei cani. Curve e ancora curve nel fitto del bosco, la strada sempre più stretta e la vegetazione che fa una bella ombra, fino a sbucare su, in alto, in vista di Lequio Berria. La salita è ancora lunga ed irregolare, alterna strappi cattivi a tratti quasi in piano in cui mi impongo di correre. Ho finito la scorta d’acqua; bisogna che passi dentro il paese, per vedere se c’è una fontanella. Il sole è ormai quello del mezzogiorno passato da poco. Peccato che non ci sia ancora nemmeno una ciliegia, né una mora…
A Lequio è il coprifuoco. Mi infilo in paese su per una strada che passa tra ville e villone parecchio pretenziose, passo in centro paese; neanche l’idea di una fontanella. Forse più su, verso la chiesa… Ma non ho voglia di far deviazioni. Incontro un paio di anime nel silenzio assoluto; proseguo, sono già fuori dell’abitato. Un ciclista ha tutta l’aria di essere alla ricerca, pure lui, di acqua… Si aggira perplesso, poi riprende la strada principale e se ne va. Lo seguo e vado a sbucare sulla strada alta che va verso Bossolasco. Anche qui, niente fontanella; in compenso, un tripudio di motociclisti d’ogni ordine e grado.
Mi avvio a sinistra, in direzione di Albaretto Torre e Pedaggera; supero la rotonda, proseguo lungo il tratto quasi in piano. Incontro anche qualche ciclista. Quassù una leggera brezza mitiga la temperatura; il sole, di per sé, è limpidissimo e caldo. Il parcheggio della trattoria alla rotonda è colmo di macchinoni: mamma mia, mi vengono i brividi all’idea di spendere una giornata così bella con le gambe sotto il tavolo… Per la verità, non spenderei così nemmeno una giornata uggiosa di pioggia. Piuttosto, come si suol dire, “pan e siula a mia cà”, pane e cipolla a casa mia, posso mangiare con lo stile del suino nel trogolo senza che nessuno mi guardi schifato.
Chissà come se la cava Matteo a casa con Pablo? Mah, non è il caso che mi preoccupi… Lui se la cava sempre. Speriamo non gli tocchi sacrificare qualche falange. I dentini del piccolo sono micidiali…
Leggera risalita verso Pedaggera. Anche i tavolini del bar al bivio straripano di avventori, motociclisti stavolta. Giro a destra, direzione Roddino. Qui il caldo comincia davvero a farsi sentire: la borraccia, sempre desolatamente vuota… Supero la borgata di Cerretta, con la chiesa. Da qui a Roddino saranno all’incirca quattro km, prevalentemente in discesa. Forza e coraggio! Il panorama di Langa è stupendo, colline a perdita d’occhio e le Alpi sullo sfondo. Supero il bivio per Valle Talloria; un paio di tornanti, i ruderi di vecchie costruzioni in mattoni, lo scheletro spezzato delle travi dei tetti. Un chilometro di risalita, più o meno, per giungere in paese; lungo il rettilineo ci sarebbe l’area picnic con la fontanella… Chiusa. Ovvio. Proseguo verso l’abitato; anche lì, basterebbe cercare con un po’ di pazienza, non può non esserci una fontana, ma preferisco tirare dritto. E’ lungo, il viaggio… Ottanta, ottantacinque km, mal contati; ora che più o meno ho delineato il mio itinerario, posso azzardare una stima. E allora avanti. Dalla trattoria arriva qualche saluto gaio: mi sa che l’alcool è già entrato in circolo.
Imbocco la strada per Serralunga d’Alba. Se non ricordo male, poco oltre il bivio dovrebbe esserci una chiesetta… Ed una fontanella. Infatti: una mini area picnic, due tavolini e due ciclisti non più giovanissimi, dall’aspetto decisamente nordico, seduti sulla panca in pietra. Ci salutiamo, poi mi tuffo sulla fontanella: finalmente, qui l’acqua c’è. Bevo a garganella, stile assetato nel deserto: quando riparto, sento la pancia gonfia come un otre ed un sonoro “blub blub” a ritmo con i miei passi.
Lunga discesa in vista del bellissimo castello di Serralunga e, purtroppo, dell’orrido edificio di una “spa”… Pensare che, per me, le SPA sono sempre state nient’altro che Società Per Azioni. Beata ignoranza. Le SPA sono anche centri benessere o qualcosa del genere, immagino ipercostosissimi. Quello che si vede da quassù è un obbrobrio edilizio, un informe ammasso di cemento che deturpa la collina quasi quanto le distese di pannelli fotovoltaici. Spero che un provvidenziale terremoto, prima o poi, faccia giustizia di cotanto scempio…
Breve risalita, ma tosta, sotto un bel sole caldo. Arrivo in paese, sorvegliato dall’imponente mole del minaccioso castello. Sulla piazza c’è un’altra fontanella ma… Chiusa, anche questa. Possibile? In Langa sono diventati tutti parsimoniosi con l’acqua? E vabbuò, pazienza, vorrà dire che non avizzirò per questo… Forza e coraggio, si scende verso Gallo. Le gambe cominciano a dare segni di cedimento e fiacca esistenziale. Anche qui, folla in trattoria: mi par di capire che ci siano pranzi di prime comunioni o cresime… Mamma mia, doppio brivido, e per l’idea della giornata sprecata tra i bagordi, e per l’aspetto religioso che mi fa orripilare. Via di qua!
Splendido panorama su Castiglione Falletto, Novello, La Morra. Compensa un po’ il male alle gambe. Peccato dover scendere giù a fondovalle: sul rettilineo davanti alla Tenuta Fontanafredda, il sole si fa cattivo ed il venticello scompare; il primo caldo è traditore; fiacca il passo ed il morale. L’asfalto riverbera i raggi e scalda per bene i piedi. Già, a proposito, le Hoka sono decisamente un bel progresso! Nonostante tutto, si corre sulla gommapiuma…
Gallo, gli stabilimenti e lo spaccio della Mondo. Sulla mia traiettoria, niente fontanelle. Il che significa che non avrò acqua fin su a La Morra. Eh ben, pazienza, da qui saranno sei o sette km. Avanti, forza e coraggio. Passo sotto la tangenziale; affronto il subdolo falsopiano in salita fino a Santa Maria: attraverso un paio di correnti di olezzo di braciole; come sempre, il mio stomaco non sa di essere vegetariano e reclama il giusto contributo. Posso dargli un Mars… Senz’altro più godurioso di una braciola.
Il passo è sempre più stanco; la sete si fa sentire. La rampa di Santa Maria mi costringe a rallentare l’andatura già allo stato di bradipo; riprendo a correre subito dopo. La tentazione sarebbe quella di imboccare il sentiero segnato poco più avanti dal cartello in legno, ma… Andrà a La Morra o altrove? Meglio non fare esperimenti. E’ già lunga. Continuo a salire tra i vigneti; mi rassegno al passo veloce quando la pendenza aumenta. A proposito di acqua; ne scorre parecchia nel fosso a lato strada. La terra è impregnata di tutta la pioggia dei giorni scorsi; si formano rivoli e rivoletti. Peccato per la monnezza ovunque distribuita.
L’agognata rotonda… Ancora un chilometro di salita, più o meno. Invidio chi va su con la bici… Sì, ok, lo ammetto, sono in crisi. Ho bisogno di acqua e di una pausa. Arrivo su in piazzetta un po’ stravolta: della folla che anima il paese mi accorgo appena… Ci dev’essere un mercatino o qualcosa del genere. Il mini giardinetto con la fontana è affollato: attendo paziente il mio turno, dando fine al Mars che ho addentato giù a Gallo. Poi mi attacco alla fontana, sognando che ne esca Moscato. E’ solo acqua, ma va bene lo stesso…
Dinuovo con la pancia tesa come un tamburo. Si torna a scendere, mentre il cioccolato entra in circolo. Da qui potrebbero mancare circa quaranta chilometri; tanti, è vero, ma non impegnativi come i precedenti. Fin quasi a Pollenzo, la gravità aiuta; mi spiace salutare i vigneti, chissà quando potrò tornare a vederli. Con Pablito, la mia libertà di movimento è parecchio sacrificata… Bando alla tristezza, non è lui che ha cercato me, sono io che ho voluto lui, quindi non mi posso lamentare. La mia terza, piccola, pelosissima ragione di vita…
Il Tanaro è gonfio da fare impressione, placido, grigio. Supero con fatica e repulsione il brutto rettilineo fino a Pollenzo: qui, inattesa, una fontanella che ormai fiuto a distanza. Pieno alla pancia ed alla borraccetta, una sciacquata alla faccia; altro rettilineo penoso, fino al semaforo di frazione Macellai di Pocapaglia, poi finalmente si torna a salire un po’. Niente di che, ma sufficiente a rompere la monotonia del percorso piatto, che le zampe ormai faticano a sopportare. Direzione Pocapaglia, mentre qualche nuvoletta attenua il sole che oggi mi ha fatto davvero un bel regalo. Peccato per il traffico di auto e moto… Supero la colletta, giù in discesa, due tornanti ed un lungo tratto di piacevole falsopiano, che poi inverte la pendenza al bivio per Valle Rossi. Poco più di un chilometro tra belle cascine, fino al bivio per Sommariva Perno, con le sue cattivissime rampe che nemmeno provo ad affrontare di corsa. Ne approfitto per telefonare a casa e farmi dare notizie dello zoo… Tutto tranquillo, pare. Imbocco la ripida stradina centrale per salire su in paese: sulla piazza grande del Municipio, altra sosta alla fontanella. E un altro Mars, l’ultimo, giuro…
Riprendo a correre. Sarà che ormai sento la vicinanza di casa – poco più di venti km, passando per vie in parte traverse – ma sento i muscoli sciolti e scattanti. Ok, per un po’ si viaggia in discesa, ma lasciatemi l’illusione… Giù di gran carriera fino al bivio per Baldissero; peccato solo per lo zainetto che ha preso a scorticarmi la pelle del collo con lo spallaccio. E vabbuò, soffrire un po’ non fa mai male… Ciò che non uccide fortifica!
Matteo ha promesso di venirmi incontro in bici. Chissà se riesco ad arrivare a Ceresole prima di incrociarlo? Allungo il passo, senza problemi, con mia sorpresa. Qui sullo stradone è meglio fare in fretta e levarsi il prima possibile. Ormai fa sera. Un losco figuro in lontananza… La sagoma è proprio quella: eccolo in arrivo, Matteo, con la bici zavorrata. La lattina di tarocco Red Bull, quanto l’ho sognata! Me la bevo tutta d’un fiato, in un attimo, per evitare di fermarmi e compromettere lo stato di forma delle gambe. Della serie, finché la barca va… Matteo mi accompagna per un breve tratto, raccontandomi gli eventi della giornata da babysitter. Non pare nemmeno troppo sconvolto! E le falangi sembrano tutte al loro posto. Però non sono tranquilla che lui viaggi affiancato, qui con questo traffico e con la luce incerta della sera. Tiro un sospiro di sollievo quando lo vedo allontanarsi nuovamente verso casa. Farà fare un’altra breve passeggiata al piccolo Pablo, che ha bisogno di uscire ogni tre ore, poi ripartirà a piedi, di corsa, per raggiungermi negli ultimissimi km Pover’uomo: prima in bici da Genova a Cortemilia con partenza nella notte, poi una giornata intera a badare al mio zoo, poi ancora bici, infine la corsa… In mezzo, un cambio di ruote alla mia Zafira e chissà quante altre incombenze sbrigate. Casa mia è un perenne cantiere; dovunque ti giri c’è qualcosa da sistemare. Non so nemmeno come dirgli grazie: ad una settimana dalla Nove Colli Running, un allenamento come quello di oggi per me è fondamentale, non tanto dal punto di vista fisico – per quello ahimè non sono preparata a dovere, proprio no – ma da quello morale. E’ andata benissimo! Anzi, sta andando benissimo, non è ancora finita.
Supero Ceresole ormai al tramonto inoltrato. Indosso il giacchino rifrangente, faccio sparire la banana che Matteo mi ha portato come rifornimento e… Gambe in spalla, l’ultimo sforzo: di corsa lungo la strada principale per Carmagnola, poi deviazione lungo la stradina parallela che attraversa la frazione Borretti. Telefono a mammà: le dico di partire a piedi e venirmi incontro; occhio e croce, dovrebbe riuscire a percorrere un paio di km da casa prima che io la incontri. Via, più veloce possibile, senza però superare quel labile confine con quel senso di debolezza improvvisa che mi fa girar la testa quando esagero. Una dopo l’altra, mi lascio alle spalle le cascine della strada di campagna verso casa. Sul cavalcavia dell’autostrada, una sagoma si delinea nella penombra: anzi, due sagome… Matteo e la mia adorata Céline! La chiamo, riconosce la voce, mi scodinzola, mi fa le feste. Che bello vederla… Prendo il guinzaglio e proseguo; poco più avanti, ecco l’ultimo elemento del branco, mammà. Fine, per oggi, della mia corsa. Indosso la giacca e proseguo al passo in sua compagnia; Matteo e Céline mi precedono verso casa. Mezz’ora e ci arrivo anch’io. Ultima passeggiata con Pablo, che sarà pure cucciolo ma pesa come un macigno: con questo, ho esaurito le energie. Pappa e poi tutti in branda… Tra una settimana, Nove Colli Running!
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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!