13 dicembre 2008 – Corsa notturna in Langa

Matteo aveva già lanciato la proposta tempo fa: quand’è che facciamo un bell’allenamento notturno di corsa in Langa? Poi ci si è messa anche mia sorella: “Se non ti spiace, il 13 sera farei una cena con alcuni amici”. No per carità, a me non spiace affatto; basta che io non sia coinvolta… Mi organizzo e sparisco nel nulla! Non posso farci niente, ho una vera e propria repulsione per le occasioni di convivialità che siano qualcosa di più di una veloce pizza e quattro chiacchiere tra ciclisti o corridori; di altro non saprei parlare e per altro non avrei alcun interesse, oltre al fatto che non sopporto di star seduta a lungo ad un tavolo ed ingozzarmi come un’oca, con tutto il seguito di rimorsi e fatiche per smaltire le calorie… Sono secoli che non lo faccio!

Due più due: sabato sera potrebbe essere appunto l’occasione per un bell’allenamento in Langa. Fin dal mattino, scruto il meteo: nebbia e pioggia, niente da dire, situazione incoraggiante. L’appuntamento sarebbe questa sera alle nove a Dogliani: però mi spiace far correre Matteo fino lì per poi correre senza veder nulla, incamerare solo una dose industriale di freddo ed umidità. Invio una mail con le mie perplessità e, nel dubbio, esco nell’ora di pranzo per una quindicina di km di corsa, imbacuccata come se dovessi affrontare il diluvio universale. Quando rientro, scopro quel che in fondo sapevo già: Matteo non si fa certo scoraggiare dagli elementi avversi! Appuntamento a Dogliani confermato, quindi.

Ho preparato tre possibili itinerari, uno da 41 km, uno da 32 ed uno da 25, a seconda del tempo che vogliamo dedicare alla corsa, al freddo che siamo disposti a sopportare ed alla fatica che le nostre gambe vorranno tollerare. A Dogliani, dove entrambi giungiamo dopo un viaggio in auto abbastanza rocambolesco tra nebbia e pioggia, la scelta cade su quello da 32; in ogni caso, se ce ne fosse la necessità, si può “tagliare” sul percorso da 25 senza difficoltà. Siamo addirittura in anticipo sulla tabella di marcia; riusciamo ad avviarci qualche minuto prima delle nove. Io ho optato per l’abbigliamento da pioggia: maglia di pile alla pelle e GoreTex sia per la giacca che per i copripantaloni; piedi impiastricciati con la pasta Fissan onde evitare il rischio di piaghe se le calze dovessero bagnarsi, più le scarpe che uso per i trail, seriamente impermeabili. Completano il quadretto un berretto di pile, i guanti e lo zaino con un po’ di pappatoria ed una giacca in più, non si sa mai. Matteo viaggia ben più leggero, a parte la scorta di cibo per un reggimento. Ho in mano una luce, ma l’accendo solo quando sento arrivare un’auto.

Partiamo in direzione Bossolasco, ma dopo 500 m svoltiamo già a sinistra, direzione Cissone e Serravalle Langhe, e ci togliamo dal traffico di auto. Entriamo in un mondo da favola: intorno a noi, solo nebbia e neve, tutto sfocato, bianco e grigio, tutto ovattato. Per me, poi, l’effetto della nebbia è amplificato dalle lenti appannate, prima, e dalla forte miopia, quando gli occhiali finiscono in tasca. Non serve la luce artificiale, basta il riverbero della neve per permetterci di intuire la strada.
Dal parcheggio a Serravalle ci sarà una dozzina di km: la prima metà, circa, su strada solo leggermente in salita; la seconda, dopo il bivio con la strada che sale a Roddino, di vera ascesa, con pendenze tuttavia non proibitive. L’avvio, come sempre, per me è un po’ affannoso; meno male che a chiacchierare pensa Matteo, mentre io misuro le risposte in base al fiato che mi serve per non soffocare. Gli alberi, i cartelli stradali, i parapetti dei ponticelli compaiono come figure spettrali, cariche di neve, solo all’ultimo istante; di tanto in tanto, un’auto ci sorpassa con la massima circospezione, manco fossimo fantasmi. E allora, mai visto nessuno correre di notte, qui, in luogo sperduto, con la nebbia e la pioggia? Probabilmente no…

Il buio uniforme è interrotto solo dalla lucina fioca della finestra di qualche casa, che è pur sempre un conforto, il segno di una presenza umana. Quando poi inizia la salita vera, cedo del tutto lo scettro della discussione a Matteo: vado matta per i racconti delle sue storie di vita, ma non posso che replicare a monosillabi; sì, no, niente di più… Intanto, osservo che forse forse mi sembra più breve a piedi che in bici, questo tragitto. Un paio di tornanti, un ristorante illuminato a destra, poi ancora tornanti ed eccoci in paese, a Cissone. Ancora un po’ di salita, più blanda, e siamo a Serravalle Langhe. Da qui, rimarremo per parecchi km sulla strada in cresta, leggermente più trafficata, ma non poi tanto. In bici lo noto meno, ma a piedi mi accorgo delle minime pendenze in questo tratto che sembra pianeggiante. Da qui si potrebbe godere una vista spettacolare; invece, ancora nebbia, addirittura più fitta di prima; anzi, più pioggia che nebbia. Passiamo la Fontana Azzurra senza che me ne accorga; sarà perché sono impegnata a scartare e spezzare il Ritter.
Un po’ prima della rotonda da cui partono la via centrale del paese e la strada per Somano, la pendenza diventa in leggera salita, e prosegue, oltre la rotonda, ancora un po’, fino all’uscita di Bossolasco. Passiamo accanto al parcheggio di un ristorante: un’auto che sta per uscire inchioda appena ci vede… Scommetto che, per lui, siamo due materializzazioni del troppo alcool ingurgitato a tavola!
Sono un po’ in crisi, fiato grosso, gambe appesantite: uhm, speriamo che si tratti solo di un malessere passeggero; non posso certo mollare qui!

Impossibile valutare con precisione le distanze, ora che è buio pesto e decisamente piove. Ancora latrati di cani, case, una chiesetta illuminata; alla rotonda che ben ricordo arriviamo quasi senza accorgercene. Dritto di qua s’andrebbe a Murazzano; a sinistra, a San Benedetto Belbo; noi invece svoltiamo a destra verso Bonvicino. Ci attende una lunga discesa: ecco, ne bastano poche centinaia di metri per far comparire il mal di gambe, uffa! Ancora buio, pioggia e freddo; auto sempre più rare, automobilisti sempre più sconcertati. In un attimo siamo a Bonvicino, un grumo di case silenzioso e dormiente; poi, lungo tratto di fondovalle con qualche saliscendi, qualche strada che si stacca a destra ed a sinistra e sfuma nel buio, l’ennesima auto che rallenta vistosamente: esclamo a casaccio, “Cosa vuoi che pensino, vedendo due persone qui correre a mezzanotte?”. Matteo guarda l’orologio: cavoli che tempismo, è mezzanotte in punto!

In mezzo agli alberi dall’aspetto lugubre, trapela la luce di Dogliani; il bivio con la strada che sale a Somano arriva dopo un’eternità. Restano circa due km sulla strada principale: leggera risalita ed altrettanto tenue discesa, poi qualche metro di passo ed eccole lì, la Mini e la Opel in paziente attesa; 33 km, circa 3 ore e mezza, che, considerato il dislivello, non è neanche un tempo malvagio. Ci congediamo, carichi di freddo e di sonno, ma contentissimi per l’ennesima avventura: questa è piccola, ma è pur sempre una bella impresa… E cosa c’è di meglio di arrivare a casa alle due ed avventarsi senza rimorsi, a mò di avvoltoio, sui gustosissimi avanzi della cena?

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!