14 e 15 luglio 2007: la Susa-Susa in due tappe

Non posso dire d’aver mai frequentato molto le montagne della Provincia di Torino, in bici. La mia primissima salita, quella degli esordi, è stata quella di Sestriere, è vero; da lì in poi, però sempre provincia di Cuneo, Francia, sempre altrove. Troppa gente, troppo traffico, troppe costruzioni, per i miei gusti. Alla mia radicata antipatia fa eccezione una sola salita: il Moncenisio. Non è una salita “epica”, non è dura, non è di quelle che ti fanno consumare le unghie ed i denti per arrivare su, ma a me piace moltissimo. E comunque, non è uno scherzo, quando lassù tira vento!!!

Così, sabato 14 luglio 2007 ci ritroviamo a Susa, proprio all’attacco della salita, guai a fare anche un solo metro di pianura: Max, Franco ed io; destinazione, o meglio, prima cima, Moncenisio. In realtà, per Franco e per me, il programma prevede due giorni; Moncenisio, Iseran e Telegraphe-Galibier il primo giorno, Alpe d’Huez, Col de Serenne e Col des Champs il secondo. Max ci accompagnerà nella prima tappa.

Carichi come muli, partiamo per la prima fatica. E’ una splendida giornata, cielo blu che più blu non si può. La prendo tranquilla e spero che i miei colleghi facciano altrettanto: la fatica che ci attende è lunga!!! Mi sembra di star bene… Sarà che per questo mini-viaggio ho l’entusiasmo alle stelle! Dopo la RATA, il Brevetto 4 Colli, la Campagnolo, la Marmotte, tutte per me un successo, ho una voglia matta di ributtarmi in un giro con i controcavoli; sembra quasi che le mie gambe patiscano la crisi di astinenza da salita!
Da inarrestabili pedalatori quali siamo, ci arrestiamo già a Bar Cenisio, a caccia di un caffé: la serranda del bar si sta appena sollevando! Puntualissimi! E qui io già comincio a sbrodolare… Fa caldo, e poi ci sarà tempo per smaltire le calorie di troppo, insomma: via di gelato! Maxibon, se non ricordo male; è il mio classico!!!

Riprendo a pedalare gustandomi il gelato, sotto l’occhio impietoso della macchina fotografica di Franco. Devo fare attenzione a non esagerare! Va bene che oggi mi sentirei di volare, ma non è il caso di sprecare troppe risorse qui; di strada ce n’è ancora tanta!
Finalmente arriva la parte più bella, quella del “drittone” che finisce appena sotto le “scale”. Con questo sole, è uno spettacolo mozzafiato! Tira un po’ di vento, ma nulla di impossibile; ben presto siamo su. I miei compagni d’avventura si fermano un attimo, dandomi modo di prendere un po’ di vantaggio in discesa. Così, almeno, evito di farmi aspettare come al solito!

Giù per i tornanti verso Lanslebourg, il vento si sente già di più. Scendo con i freni più tirati del solito e un po’ di paura: per fortuna, il percorso è breve; il bivio sulla destra verso Lanslevillard arriva in fretta. Pochi istanti ed ecco anche Franco e Max, più un ciclista che indossa un curioso – e bellissimo! – paio di pantaloncini con il bordo sfrangiato.

Dopo la discesa un po’ sconnessa nel paese, inizia per me il tratto più odioso: quello che porta a Bonneval sur Arc. Insopportabili quegli interminabili tratti di falsopiano, anche se il paesaggio intorno è bello da togliere il respiro. Ci teniamo sulla stradina a sinistra rispetto alla principale, quella che passa attraverso le borgate. A Bonneval, sosta per riempire le borracce e via. Si riprende a salire. Non ricordo mai quanti km ci siano, da lì al colle: una quindicina, forse. Bella da morire, anche questa salita. Io non so dare un nome alle cime che mi circondano, ma ci sono dei ghiacciai, dei pascoli stupendi. Dopo il breve tratto di falsopiano ed il ponticello, quando attaccano i tornanti, mi rendo conto che sto accusando un po’ di stanchezza: meglio rallentare, Gian, lascia perdere le “competizioni”, che tanto non hai speranza. Ci sono parecchi ciclisti intorno, la tentazione è forte: ma no, ricorda che hai ancora un Galibier da superare!!!

Pian piano, arrivo in cima, manco a dirlo, dopo i miei colleghi. Breve pausa, si mangia e si fan foto. C’è un sacco di gente!!!

Poi, giù in discesa, si torna a Lanslebourg. Lì ci dividiamo: Max torna al Moncenisio e a Susa; Franco ed io tiriamo dritto. Non lo invidio, povero Max: il vento è davvero violento adesso; gli darà parecchio filo da torcere, in salita. Ma anche a me!!! Argh!!!

Il tratto tra Lanslebourg e St Michel de Maurienne è lungo, interminabile, per me faticosissimo. Franco ce la mette tutta, generoso come sempre, per ripararmi un po’, per tirare, ma io qui sono preda dello sconforto e della voglia di mettere piede a terra! Sarebbe un falsopiano, tendenzialmente in discesa, ma è anche uno stradone enorme, trafficato, bollente di sole e di asfalto nero. Non ne posso più, della pianura, dello zaino sulla schiena, basta, voglio arrivare a St Michel!!! Infatti, il cartello che indica il paese è una vera liberazione. Posso sorridere!!!

Altro pieno d’acqua, ci fermiamo ad un idrante, proprio all’attacco del Telegraphe. E’ pomeriggio inoltrato, fa molto caldo, giù giù nel fondo di quella valle. La salita è avara di ombra, ma a me ormai non importa più: sto portando le mie ruote a spasso su una delle strade che mi è più cara, da sempre; ci sono stata solo una settimana prima, ma sono felice lo stesso, come non mai, d’essere qui. Pazienza se sono già stanca, se fatico, se il ginocchio destro comincia a lamentare un fastidioso doloretto.

Frenk arriva su prima e meglio di me, ma su una cosa siamo d’accordo: a Valloire si fa pausa!!! Naso a terra come un segugio, vado a caccia di uno dei miei amati minimarket. Infatti lo trovo! E finalmente posso mettermi in pancia quello che finora ho sognato nelle mie classiche “allucinazioni da salita e calura”: succo di frutta e il fantastico yogurt “Yop” nella bottiglietta di plastica. E, credo, anche Coca Cola. Pure Frenk fa il pieno. Ci sediamo un attimo sui gradini di ingresso di un edificio. Mamma mia, io sono cotta davvero. Frenk forse è anche stanco, ma lo vedo soprattutto un po’ preoccupato, per altre cose sue che stanno a centinaia di km dalla folla vacanziera di Valloire. Traffica nervoso sul telefonino; mi spiace vederlo così in pensiero, ma purtroppo non posso fare proprio nulla per aiutarlo. Per fortuna, di lì a poco arriverà la telefonata risolutrice! Intanto, ci rimettiamo in cammino. Non ci resta molto tempo prima di buio: sono passate le sei, abbiamo ancora 17 km di salita e siamo cotti bolliti. Poche storie, s’ha da salire. E poi, il Galibier con la luce della sera, il cielo che da azzurro limpidissimo assume le tonalità del rosa, è uno spettacolo di indescrivibile bellezza!

Ci tocca anche il tifo dei tanti che, con roulotte, camper e tende, si sono già conquistati il posticino lungo la salita, per assistere alla tappa del Tour che passerà tra due o tre giorni. Chissà che meraviglia, una notte in tenda sotto il Galibier… Io però, adesso, preferirei vigliaccamente un vero materasso!

Breve sosta al colle: siamo euforici!!! Io son così contenta che mi “lancio” allegramente in discesa; dopo un paio di tornanti arriva Frenk, che mi chiede se per caso mi sento “leggera”… Opporcapaletta!!! Maremma zozza!!! Ho lasciato lo zaino lassù!!! Panico… Per fortuna, l’ha portato giù Frenk, con un miracolo di equilibrismo nel viaggiare con due zaini sulle spalle. Meno male!!! Tornare su sarebbe stata davvero dura…
Si fa sera; ho un po’ di preoccupazione: non avevo proprio considerato il fatto che ci fosse il Tour in questi giorni; chissà se troveremo un posto per dormire? In effetti, l’impresa non è semplice. Chiediamo al primo paese, nulla; scendiamo ancora; con la mia lucina minima, presa quasi per caso, tra poco non vedrò più nulla!!! Per fortuna, incappiamo in un alberghetto che ha ancora del posto libero ed accoglie noi e le bici.

Non mi par vero di poter fare una doccia. Nello zaino ho anche le scarpe “borghesi” ed il cambio d’abiti “ciclistici” per domani. Mi godo l’acqua calda ed il sapone; rischio seriamente di crollare già addormentatissima mentre è il turno doccia di Frenk; ma la pancia reclama!!! Anche qui, per pura fortuna, troviamo una birreria, l’unico segno di vita alle dieci di sera in questo minuscolo paese sotto il ghiacciaio della Meije. Pizza, Coca Cola, quattro chiacchiere. Poi a nanna: crollo in coma.

La mattina successiva ci alziamo con somma pigrizia: ammappete se è tardi! Ci svegliamo alle otto, con il sole già alto che illumina il ghiacciaio proprio in faccia all’albergo, ed i gerani di tutti i colori. Con altrettanta pigrizia facciamo colazione, recuperiamo le bici e partiamo. Sarebbe splendido, se solo il risveglio non mi avesse riservato la pessima sorpresa: quello che ieri era un banale doloretto al ginocchio, oggi è un dolore forte, che rende davvero ardua l’impresa di pedalare. Spero che passi, pedalando, ma non c’è niente da fare: anzi, peggiora!!!

Fino a Le Bourg d’Oisans, soffro: un po’ per il male, un po’ per gli eterni km di falsopiano, anche qui. Poi, al paese, una provvidenziale farmacia aperta, nonostante sia domenica!!! Con tanto di farmacista che capisce alla perfezione l’inglese. Prendo un antiinfiammatorio in pastiglie; il farmacista mi raccomanda di non fare sforzi… “No, tranquillo… Vado solo su all’Alpe!”. Nel frattempo, Frenk fa visita ad una boulangerie e ne esce con una torta salata che è una meraviglia…

SI riparte, destinazione Alpe d’Huez. Io sono a metà tra l’inferocito ed il preoccupato: questa salita mi piace da matti, vorrei provare a farla almeno benino, per quel che mi consentono le mie scarse possibilità; invece no, mi tocca salire, non scherzo, spingendo quasi sempre con la gamba sinistra, perché premere sul pedale con la destra significa vedere le stelle!!! Mi spiace da matti rallentare Frenk, creare un sacco di problemi… Però, adoro questo caldo torrido che accompagna la salita all’Alpe e quasi ti incolla all’asfalto nero su quei bellissimi tornanti. L’Alpe, anche lei, non è una salita impossibile, tutt’altro, ma ha per me un’attrattiva fortissima. Anche se l’arrivo è in un luogo tremendo, un paesone di palazzacci orrendi ed impianti, uno scempio!

All’Alpe, butto la testa sotto una fontana; poi, ancora su lungo la stradina, quasi sconosciuta, che conduce al Col de Serenne. Sembra di passare, in pochi metri, in un altro mondo: dall’atmosfera grossolana e chiassosa della stazione sciistica ad una stradina stretta, male asfaltata, in mezzo ai pascoli.

La discesa verso la diga, quella che riporta sulla strada che dal Lautaret scende a Le Bourg d’Oisans, è semplicemente stupenda. Merita senz’altro di essere percorsa in salita, prima o poi.
Impiego un’eternità a scendere: la strada è stretta e sconnessa, mi fa paura. Povero Frenk, metterà le ragnatele a furia di aspettarmi! Invece no… Lui fa foto!

La parte davvero allucinante è quella che, dal lago, ci riporta al Lautaret. Un’agonia, ecco il termine giusto. Ho la sensazione di spegnermi lentamente. Sono decine di km di falsopiano in salita; io adoro il caldo e l’afa, ma lì no, lì comincio ad odiarli, odio la strada che sale impercettibilmente eppure mi fa faticare più del Colle dell’Agnello, odio l’aria pesante e carica di umidità, odio la mia borraccia che è vuota!!! E odio il mio ginocchio che continua a fare male, e mi cruccio perché sto facendo la palla al piede per Franco…
Finalmente il paese e un minimarket!!! Manco a dirlo, Coca Cola, yogurt, gelato ed una sosta ristoratrice sugli scalini del negozio. Mi sembra quasi di rinascere!

Al colle mancano ancora diversi km, ma il peggio è passato. Ora la strada sale un po’ di più, c’è qualche curva, anche un filo di vento. Anche al Lautaret, breve pausa e poi giù verso Briançon.

Soffro ancora da matti nel tratto di falsopiano prima della città. Io non so cos’ho fatto di male ai falsipiani, perché mi debbano infliggere questa tortura!
Il programma prevedeva di tornare in Italia dal Col de Champs. Però, è già tardi e, soprattutto, il male al ginocchio mi tormenta: non so quante pastiglie di antiinfiammatorio ho già trangugiato; ho perso il conto… Frenk acconsente ad abbreviare il percorso, salendo al Colle del Monginevro. Ormai è pomeriggio avanzato; l’afa non è più insopportabile, anzi; in cima fa quasi fresco. In fondo, la salita del Monginevro è anche bella, in mezzo ai pini: se non fosse così maledettamente trafficata…

Siamo entrambi lessi quando arriviamo in cima. Ho il terrore del tratto che ci separa da Susa: ricordo lunghissimi km di strada piatta… Però, la mia memoria esagera con le previsioni fosche. In realtà, i tratti di falsopiano sono pochi; prevalgono nettamente le discese. C’è anche qualche tratto di risalita, ma ormai non si sente più. Anche se sono sfinita, quasi quasi arrivare all’auto mi dispiace.

Grazie di cuore a Franco e Max per quest’altra splendida avventura! Spero che si replicherà l’estate prossima! Quasi mi commuovo a raccontare tutto questo… Mi sembra di essere ancora lassù!

IMPORTANTE: le foto che ho pubblicato qui, come tutte le altre o quasi, sono opera di Frenk e sono meravigliose!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!