16 marzo 2008 – Granfondo di Ceriale

Sono contentissima!!! Finalmente, una GF in cui posso dire d’esser davvero soddisfatta! Immagino d’essere rotolata, come al solito, a fondo classifica, ma ormai ho imparato a non curarmi di questo, visto che, se me ne preoccupassi, finirei ogni corsa a testate contro il muro. Quel che conta è che, stavolta, ho rischiato tanto e m’è andata bene: nel senso che ho iniziato la prima salita con un’andatura di molto superiore alle mie abitudini, sono riuscita a mantenerla fino in cima, e poi sulla seconda salitella, e poi ancora sulla salita finale. Meglio di così… Ma andiamo con ordine.

Sono a Ceriale già prima delle 8. La solita agitazione pre-gara che sale pian piano, subdola, con il crescere del numero di bici e di ciclisti che s’affollano nei pressi della zona partenza. Infatti mi riprometto di prendere il numero e filare via a fare un po’ di riscaldamento. Però, una chiacchierata tira l’altra, un po’ di saluti… Poso il pacco gara in auto e via con un po’ di su e giù tra Ceriale ed Albenga. C’è vento, il cielo è livido: per fortuna ho scelto un abbigliamento “a metà” tra l’estivo e l’invernale; non ho freddo. In griglia, invece, mezz’ora di attesa ed iberno: soffia un vento gelido, a nulla serve essere tutti vicini vicini! La solita mezz’ora di tensione, in cui mi sforzo di pensare ad altro, guardo le bici di chi mi sta accanto – roba da tenere nel caveau di una banca, non certo per strada!!! – osservo i compagni di sventura, cerco di pensare ad altro. Poi il via. Questa sì, è la mia partenza ideale: pochissimi km di pianura, in cui si va tipo mandria verso il pascolo; non c’è nemmeno il tempo di prendere velocità che si è già tutti col piede a terra per via delle strettoie, delle auto, di tutti gli ostacoli del mondo. A Borghetto, via a sinistra per il Giogo di Toirano.

Non so bene per quale strano attacco di follia, parto forte, troppo forte per le mie possibilità. Man mano che la strada sale, supero gruppi di ciclisti, raccatto qualche complimento per la mia andatura: potere della suggestione, mi sembra di volare… Mi fisso su qualche “rivale ideale”, cerco di non mollarlo, anzi, di superarlo se possibile; il gioco mi riesce un bel po’ di volte, non credo ai miei occhi. Mi prenderà, la cotta, prima o poi, non è possibile che io la passi liscia!
Le nuvole non danno tregua; verso il colle c’è la nebbia. Però il panorama che si gode da questa strada è stupendo anche così. Scollino, non mi sembra vero: su i manicotti, su la cerniera dell’antivento e via verso Bardineto. Questa è l’unica discesa che non mi crea problemi… E’ dritta!

Da Bardineto allo Scravaion, vado bene grazie all’aiuto di un ciclista sconosciuto che mi permette di seguire la sua ruota. La salita è comunque breve. Poi la lunghissima discesa: qui sono dolori, faccio quel che posso, cerco di lasciare andare la bici almeno nei rettilinei, ma poi arrivano le curve, tante, troppe, ed è la mia rovina. Mi raggiunge qui Alex, che pazientemente mi aspetta: senza mezzi termini, dice che in discesa sono, testuali parole, “oscena”… Lo so, ha perfettamente ragione, ma che ci posso fare? Io ho paura! Dannatissima paura! Le curve proprio non sono capace di farle, se non scendendo a velocità tale da arrivare quasi a fermarmi. Secondo la sua stima, direi ottimistica, rispetto ad un discesista appena decente io perdo un minuto a km.
C’è un bellissimo castello lungo questa discesa, in un paese di cui non ricordo il nome. E si scende in mezzo agli uliveti.

Per fortuna, l’agonia finisce, si riprende a salire verso Vendone e poi Aquila d’Arroscia. Non osavo sperare tanto, le gambe sembrano proprio generose oggi; e allora via, tentiamo anche questo colpaccio, o la va o la spacca! Mi sento bene sui tratti a pendenza costante; patisco tantissimo i tratti di falsopiano, dove perdo un sacco di tempo, ma che soddisfazione riacchiappare tanti di quelli che mi hanno staccato in discesa, poco prima! Poi, con la compagnia di Alex, due chiacchiere ed il tempo e la fatica scorrono via più in fretta. Fantastico avere un gregario che provvede persino a riempire la borraccia… Se fosse per me, i ristori non li vedo nemmeno!

Approfitto di un tratto di falsopiano per ingoiare in due bocconi una crostatina. Sono tremendamente a rischio di crisi di fame, in queste granfondo: non riesco proprio a mangiare, sono sempre con il fiatone, sempre sotto tensione. Però adesso splende il sole, che mi mette ancor più di buon umore. Sono ancora in attesa della mia cotta: non è possibile, è troppo bello per essere vero; prima o poi DEVO scoppiare! Invece, no, anche qui arrivo in cima senza troppi danni. Chissà a cosa devo tutto questo? Fino a poco tempo fa, non avrei mai retto una salita a quel ritmo…

L’ultima discesa è un altro calvario, peggiore del primo, su strada in buona parte molto stretta. Mi risorpassa mezzo mondo. Mentre vado giù e medito irripetibili improperi ad ogni curva, non mi rendo conto che il peggio deve ancora arrivare… Infatti arriva, negli ultimi venti km, circa, di pianura. Quando vedo Alex afferrare il manubrio in presa bassa e partire, rimpiango di non aver fatto testamento… Parte come un missile, io dietro, con fatica disumana. Saltiamo altri ciclisti come fossero paracarri conficcati a bordo strada. Poi, nella piana di Albenga, il vento mette a dura prova anche i garretti del mio eccezionale gregario: lui fatica come un dannato… Per quanto mi riguarda, io sto per esalare l’ultimo respiro. Ho le gambe dure come il marmo, ce la metto davvero tutta ma sto faticando in modo indescrivibile. Ormai è solo più la testa che va avanti… Le gambe non hanno più voce in capitolo. Nei tratti in leggera risalita, non c’è nulla da fare, non riesco a seguire il ritmo di Alex, che tutti i momenti deve rallentare per aspettarmi. Coltellata finale, i cinque km sullo stradone che porta a Ceriale. Un altro ciclista, uno dei ragazzi del BDC forum, nick The Phantom Lord, si affianca ad Alex nell’ardua impresa di portarmi alla fine a velocità decente: il fatto è che io, di decente, non ho più nulla… Ci metto l’anima, ma loro vanno troppo troppo forte, io vedo la ruota davanti a me che si allontana sempre più e non riesco, proprio non riesco ad inseguirla! Cartello dei 3 km, ancora un abisso… Arriviamo in paese, qualcuno a bordo strada mi saluta per nome ma non ce la faccio nemmeno a voltarmi; poi il sottopassaggio, 200 m, l’arco d’arrivo.

I numeri: 113 km, 1.700 mt di salita, in 4h 25′. Dopo averne fatti 154 ieri su e giù per le Langhe, con 2.300 mt di dislivello… Non mi posso lamentare!

Non le volevo nemmeno fare, io, queste GF in Liguria. Poi, passato lo sconcerto ed il trauma delle prime volte, adesso dico che mi ci diverto un sacco, accontentandomi, ovviamente, dei miei modesti risultati. Purtroppo non capita tutte le volte di avere un gregario così… GRAZIE ALEX!

Dal giro di oggi ho portato a casa un bel ricordo ed una pietra. Chissà perchè, in una breve passeggiata lungo il mare, con le onde sui piedi, m’è saltato in mente di prendere proprio quella. Il mio mucchietto di pietre sulla mensola in cucina cresce…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!