19/20 maggio 2018 – IVANO VINAI: LA MIA NOVE COLLI 2018 AI 7,4 KM/H DI MEDIA

L’ho detto e ripetuto: il mio successo alla Nove Colli Running di quest’anno è stato in gran parte merito della mia scorta in bici. Quindi mi sembra sacrosanto che anche lei, la scorta, cioè lui, Ivano Vinai, dica la sua!

Qui di seguito, la parola ad Ivano.

 

La mia NOVE COLLI AI 7,4 KM/H DI MEDIA di Ivano Vinai

 

Ti va di scortarmi in bici alla Nove Colli Running?

 

Questa domanda me l’ha posta la nota psicopatica di mestiere, dottoressa commercialista manco si sa perché, canara per amore e podista per passione: Giancarla Agostini. Accadeva nell’autunno dell’Anno Domini 2015.

Ora, perché mai uno dovrebbe accettare una simile iattura? Per di più se proveniente da una – come detto – psicopatica nota? Semplice: basta essere l’Invasato Delle Alpi Occidentali e qualunque proposta astrusa non sarà mai abbastanza tale da poter rispondere ‘no!’. Ergo, dopo un ponderato tempo di riflessione di ben 47 millisecondi ho detto sì! Esattamente ciò che il resto dell’umanità non avrebbe mai risposto, nemmeno sotto le grinfie di Torquemada.

Bene! Allora ho un motivo in più per allenarmi in modo davvero cazzuto! Considerazione da cui si evince il mestiere di psicopatica (nota).

Una volta da solo e rinsavito – parola grossa – dal nefasto influsso della dottoressa, nella solitudine della mia stanzetta, con le mani in faccia come chi si è appena mangiato un goal più clamoroso delle promesse di Berlusconi mi sono autobisbigliato: madovecazzomisonoandatoacacciare?

 

Siccome voce dal sen fuggita richiamar non vale…in quella NCR del 2016 ho mantenuto salda la parola data e contribuito a trascinare Giancarla, non proprio in forma (salvo i fianchi) fino al traguardo della sua sesta NCR consecutiva. Un lavoraccio.

Ho quindi pensato che il mio compito si fosse esaurito lì. Idea rafforzata dalla mia assenza obbligata causa incidente ciclistico, alla piovosa NCR del 2017, comunque portata al traguardo pure quella.

Tuttavia…

Avendo ciccato l’appuntamento l’anno prima, vuoi non rifarti l’anno dopo? Ma rifarti de ché??? Me l’ha mica ordinato il medico? Come sopra, invece di dire no, ho detto nuovamente di sì!

Quando uno è così auto-recidivo, ovvio tu sia del tutto folle e/o pure del tutto imbezèl, come si dice in Romagna, dove la NCR si svolge da ben 21 anni, quasi sottaciuta dalla cosiddetta grande fama mediatica che uno sproposito atletico simile meriterebbe. Invece, il tutto è limitato alla conoscenza e onore degli appassionati del settore corsa e ultra-running e, per contagio, ai ciclisti sempre meno amatori e sempre più proto-pseudo-simil professionisticizzati. Nell’insieme comunque mica poca gente. Il percorso è lo stesso della Gran Fondo ciclistica la quale, con sommo onore, va in scena come prima in Europa e (forse) al mondo, sulle colline alle spalle di Cesenatico dal 1971. Chapeau!

Quindi siamo di nuovo qui. Noi due, coppia di sport con un’affinità e intesa pari a quella di Sandra e Raimondo. A differenza loro, penso che, tra noi, un rapporto extra sportivo avrebbe una durata di circa 20 minuti.

 

  • Così tanto? Mi corregge G.
  • Sai com’è… sono un inguaribile ottimista! Rispondo io.

 

Ecco. Forse alla base di tutto ciò sta proprio questo palese ruolo delle parti: sport sì… molto… tutto… anche al di là di quanto umanamente si possa intendere con ‘tutto’. Oltre, invece, c’è un solido muro dove ognuno mantiene salde le proprie posizioni senza commistioni. Come si dice: patti chiari, amicizia lunga! Infatti, il nostro sodalizio è come la bruttezza: dura!

 

La NCR propone un piatto di 202 km e 3500 metri di dislivello da completarsi in un tempo massimo di 30 ore. Questo è quanto. Va detto che, se in bicicletta si spinge molto per salire, in discesa “basta” lasciare andare e si va giù comunque senza sforzi. Lo stesso non si può dire della corsa. Per gravità l’atleta è spinto nello scendere, non aiutato. La gamba è obbligata a trattenere, sostenere, controllare ma anche spingere un po’ il peso dell’atleta dosandone la velocità. Inoltre, tutti i legamenti sono fortemente sollecitati, soprattutto quello del ginocchio. Un pianto!

Essendo uno sport d’impatto, il gesto della corsa, se protratto per lunghe distanze, diviene devastante. Quindi, in puro stile abbestia, prima di una mattana simile, vuoi non farne un’altra ad appena una settimana di distanza? La Ultratletich Ardechoise in Francia. 208 km per 4000 metri di dislivello!

Come detto, le psicopatie giancarlesche hanno molte forme di manifestazione. Lei le ha prese alla lettera, cioè: le manifestazioni ‘ultra’ in fila una dietro l’altra nel calendario podistico 2018.

Io poi, non ho proprio nulla da dire. Sono qui a sobbarcarmi le necessità dell’immancabile massacro del suo corpaccio, ben lontano da quello in stile esile da purista del podismo e soprattutto gestire le sue bizze mentali che, dopo una settimana come quella precedente più NCR in corso, causa generale affaticamento da usura, non tarderanno certo a… manifestarsi. Daje!

 

Anche se finirò per parlare di G, che è poi il vero perché della mia presenza sul campo, nel titolo c’è scritto la mia Nove Colli, cioè, quella che nessuno caga mai di striscio, quella di chi, come scorta, si sobbarca lo spirito sportivo del proprio pupillo appieno. Chi in furgone, chi in auto, chi in moto, ma solo io saltando in sella ad una bici stracarica da muovere, anche quella, a trazione animale; sempre io, lungo tutto il percorso. Per di più in modo indefesso perché, in quell’autunno là, hai detto sì! invece di ah scemaaaa!!! non sapendo cosa volesse dire ‘inde’, ma fesso sì!

È vero, la cultura costa ma l’ignoranza non è gratis: si paga eccome!

Nonostante le premesse psicologiche positive create dal risultato ottenuto in Ardéche una settimana prima, prova conclusa addirittura terza, attendo consapevolmente il momento in cui G pagherà dazio da qualche parte. Mia massima preoccupazione sarà portarla oltre quell’ineluttabile situazione. Accadrà. Lei lo sa… io lo so…

Per fugare le sue e le mie paure, preparo tutto io, compresa la ripartizione e quantità alimentare per lei e il vestiario per entrambe. Un po’ al Barbotto… un po’ al Pugliano… molto con me.

 

  • Prova un po’ ad alzare la bici!
  • Porca puttana, esclama con sobrietà, cazzo ci hai messo lì dentro?

 

In sostanza; alzando l’anteriore non riesce a staccare la ruota posteriore da terra.

 

  • Lì dentro c’è tutto! Sono io che mi occupo di te, non il contrario. Tu devi “solo” pensare a correre, a tutto il resto… penso io!

 

La prima botta di fiducia psicologica è assestata anche se, bici compresa, mi costa quasi 40 kg. In quel lì dentro c’è tutto… c’è tutto! Noi ci capiamo!

 

Man mano si avvicini mezzogiorno, ora ufficiale del via, la sua insolita calma la colgo sempre meno autentica com’era stata finora e sempre più apparente. I sorrisi nelle foto si tendono, anche nell’attesa del suo nome all’appello. L’ultimo, poiché ha il n. 1 ulteriore motivo d’orgoglio e responsabilità.

Comunque G è e resta una persona di difficile lettura. Impegnativa di suo, collaborativa se vuole e come sanno esserlo solo le persone intelligenti. Non dotata di molti cavalli motore ma compensati da una grande determinazione e dedizione. Rispettosa di sé e di chi crede in lei. Onesta, rustica, pulita, aspra, forte e fragile al contempo. Oggi, per mia scelta, mi trovo in prima linea con e contro lei, perché per aiutare un soggetto simile, vero e senza fronzoli, un po’, a volte anche più di un po’, bisogna combatterla. La “leggo” meglio mentre corre, da ferma la sua maschera, non di rado, è un vero enigma.

Appena due km separano la zozza acqua di questo porto canale dall’ombra dell’altrettanto zozzo grattacielo di Cesenatico. Ma noi prenderemo la via lunga, quella che separa questi due punti, vicini, con nove muri d’asfalto e i draghi della mente in agguato sul percorso. Il conto alla rovescia, ultimo abusato rito della partenza, è esaurito.

Si va, o almeno, va lei…

Io resto ancora un po’ lì. Dopo essermi filmato i piedi invece della partenza, che regista eh!? torno all’auto, prendo ancora due lattine, riempio le borracce, vuote fino a quel momento, ma solo perché non vorrei mai essere troppo “leggero” per poi recuperare il folto plotone di ben 160 partenti, più o meno al 5° km.

Scovo G nel mucchio e subito le porgo una borraccia da mezzo litro procurata lì per lì di sola acqua, ma con la maniglia in gomma. Calzandola sul dorso della mano fa in modo di non necessitare la stretta sul contenitore per tenerlo: comodissima! A tutti davvero auguri, ma soprattutto a G, del resto sono qui solo per lei!

 

A differenza di altre volte il gruppo pare più un gregge. È corto, tozzo. Nessuno allunga, nessuno fa mezzo passo più del necessario. Dettato da una calura caina il sottoritmo è evidente. Dal mucchio di testa all’inizio dello sfilarsi dei più cauti passano un minuto e mezzo, massimo due. G è appena oltre quel limite.

Ho così occasione di pararmi davanti al cameraman ufficiale per un mega spot pro lei. Lo saprà da queste righe. Diversamente da me, so quanto non sia predisposta a qualunque tipo di manifestazione giullaresca, lei è una sobria savoiarda, io un’eclettica anomalia.

Usciti dalla gimcana di Cesena la precedo al mega ristoro (con pasta) di Settecrociari, esattamente ai piedi del primo colle: il Polenta. Mangia due fette di pane e Nutella (bene), in piedi (male) e scappa via subito (malissimo)!

Cazzo, non c’è fretta! Ma di sedersi e distendersi, per ora, non se ne parla. La rimprovero, per ora bonariamente, di non averlo fatto. Farsi servire, per lei, è un qualcosa oltre i suoi schemi comportamentali. Eppure lo sa, io sono qui per quello e questa NON È la vita di tutti i giorni.

Sugli erti gradoni del Polenta, per una volta il mio culone, quello della bici, è ben più pesante del suo. Ho optato per la Vektor rossa da viaggio proprio perché sapevo sarei stato molto carico. Dispone di due capienti borse laterali a sgancio e aggancio rapido e una borsa anteriore nuova per l’occasione, rapporti molto generosi esattamente per sopperire con l’agilità a soma e pendenze e fanaleria da camionista, casco compreso in fronte retro. Tutto calcolato. Ma ciò non vuol dire sia agevole, anzi.

La salita termina al ristoro fianco una chiesa e all’ombra, questa elargita da munifici platani.

Riesco a farla sedere per defatigare appena un po’, assurdo restare in piedi con tutta la fatica ancora da fare, ma non appoggia la schiena.

A dispetto di una calma olimpica dimostrata prima del via, ora è colta da una deleteria fregola. Non mi piace. Riparte in discesa ma ciondola. Non è da lei! Cerco di capire cosa non vada. In parte una ragione me la concedo, ha un nome e un cognome: LB, ma è una ragione parziale. Il vero motivo è nascosto nelle pieghe delle fibre dei suoi muscoli…credo, e lì io posso ben poco!

Le dico che non la vedo benissimo, ma con leggerezza quasi casuale, cerco di non farle trasparire la mia preoccupazione, invece, già a livello di guardia. Presto, troppo presto. La osservo in discesa, standole a fianco, dietro e anche di nascosto (lo scopre ora), ma qualcosa proprio non va.

Perché la LB? Che le due non si amino è storia nota, così come tecnicamente è noto che LB sia più veloce di G ma le ceda il passo già nella misura oltre la maratona, non di rado anche prima. Comunque sia, una volta avvenuto il sorpasso a LB il solco si approfondisce sempre in favore di G senza alcuna possibilità di replica. Oggi no!

LB torna avanti, poi di nuovo G e nuovamente un ulteriore controsorpasso di LB. Mai visto nulla di simile! Non vorrei che questa manfrina innervosisse G e la spingesse a “ragionare breve” impedendole di “ragionare lungo”.

Gambe dure! mi confessa G. Cazzi acidissimi… penso io, ma non dico. Timori invece confessati ad A., colta al via e sul percorso, comune amica, sulla concreta possibilità che, questa volta non ce la faccia. La vedo male!

 

  • Tranquillo, la B. parte sempre forte ma poi si ferma. Tu sostienila!

 

Ha ragione, già visto due volte alla 100 delle Alpi, ma vorrei averla io la sua certezza, oggi. Se non a sprazzi, A. non l’ha vista correre fino a lì, io sì. È G che non va non LB ad andare oltre il suo ritmo. Come detto è presto, troppo presto per una crisi, ma procedo. Siamo solo al 43° km.

 

G è avanti, anche (di nuovo) rispetto a LB. Mi attardo per recuperare acqua e LB mi passa sui pie… ruote. Ops!

Scusa, non ti avevo riconosciuto! Caso mai visto. A parte ciò, qualora mi avessi riconosciuto mi saresti saltata in braccio? E poi, per di più, se non sporadicamente al via come RI…conosci uno che NON hai MAI visto prima? Sì vabbé…cià!

Anche se in strada, il dialogo si svolge fuori da un Bar, da qui l’idea: doppio ghiacciolo per la mia pupilla. Spero la risollevi un po’ e non solo dal caldo.

Occhi da Carfagna al primo ghiacciolo e, dopo qualche minuto dal primo bastoncino, via l’altro. Un tempo scenico intermedio solo per farle crede di avere una ghiacciaia invece di un borsello. Sorride… Sorrido!

Sul morale funziona. Il Pieve di Rivoschio le scorre meglio sotto i piedi anche grazie all’occasionale compagnia di Maurizio. Un veneto chiacchierone, simpatico con anche qualche storia seria e coinvolgente da ascoltare.

Al ristoro di Pieve di Rivoschio G mastica seduta ma a schiena libera chiacchierando con A. Non ci sono appoggi? Lo faccio io! Mi piazzo dietro a lei con le gambe e le faccio da schienale.

Intanto passa LB senza stop.

Maurizio l’aspetta e ripartono assieme. Colgo trame interessanti, altrimenti G non interagirebbe, invece lo fa. Bene! Lui mi invita a partecipare al conciliabolo, ma declino perché… Va bene così, sei funzionale alla bisogna! sentenzio.

Non me ne importa nulla dell’indelicatezza. Io vedo solo G. Per me, il suo traguardo è una missione da compiere tutt’altro che facile, per di più pedalando sulle uova della sua psiche, della quale posso anche rendermi conto e interagire in qualche modo. È la condizione fisica, di cui nulla so, il mio punto morto.

A tal proposito val bene ribadire lo stralcio di un concetto da me espresso in altra sede, ma molto calzante in questa narrazione.

 

  • Durante le prove sportive le sono totalmente dedito, ma non suddito, anzi. C’è collaborazione ma, in base alla necessità dei momenti, il più delle volte comando io. Lei lo accetta perché sa che qualunque cosa dica o faccia, oppure non dica o non faccia, tutto è finalizzato pro domo sua.

 

Alla luce del corsivo sopra si comprende meglio la risposta inflitta al buon Maurizio ma, in quel contesto, per me, c’è solo G.

 

I 6 km e più del Ciola lasciano tossine. La parte alta è più morbida. Lo capisco lì. Parla poco (con Maurizio) quasi nulla con me che la precedo e attendo. Perché lo faccio? È accompagnata, non serve un altro con lei. Serve un riferimento in mezzo al nulla verdeggiante del calar della sera. Un qualcosa che unisca lei ad un altro punto da raggiungere 300, 400 metri più avanti, purché sempre in vista, altrimenti cesserebbe lo scopo. Quel riferimento sono io. Fungo da totem, avanzo un po’, se troppo retrocedo, mi fermo, mi faccio quasi raggiungere, procedo e così via, fino in cima!

 

  • Mi dici che, altre volte, arrivavi qui col buio, ma non è affatto buio.

 

Tento di farle vedere il bicchiere mezzo pieno. Non è buio ma manca pochissimo. Questa cosa me la disse lei stessa alla NCR del 2016 e allora, sul Ciola, era più presto. Di poco ma… prima. Considerando che poi arrivò a Cesenatico stremata a meno di 45 minuti dal tempo limite e per farlo mi toccò fustigarla psicologicamente in modo impietoso dal Gorolo fino a – 2 km, il tutto senza aver corso 208 km e + 4000 metri la settimana prima. La prospettiva non è buona. Taccio, svicolo e cerco di non farmi vedere in faccia, qualora mi sfuggisse un indurimento della mascella.

Come appena detto: …che faccia o non faccia, che dica o non dica.

Pausa come si deve. Beve, mangia, siede, appoggia. È un atteggiamento remissivo alle sue condizioni precarie o di volontario intelligente buon senso? Una cosa non esclude l’altra, presto lo scoprirò!

 

Stacca dal Ciola col giacchino blu indosso, ma quasi subito la fermo.

 

  • Con quel robino scuro non ti si vede quasi per nulla. Mettiti questo! il gilet giallo fosforescente. Esegue!

 

Come già accadde quasi in cima al Polenta, invitato, prendo acqua nel cortile di un’abitazione privata. Il giorno dopo i proprietari organizzeranno un ristoro “pirata” per la Gran Fondo. Ne ricordo molti durante la Parigi-Brest-Parigi e mi complimento con loro.

In discesa, veloce recupero G e subito mi invita a proseguire. Non vorrei ma lei insiste Se non scendi come dovresti ti bruci i freni! Non ha torto, ma è un pretesto. È di nuovo rigida. Scende controllata, forse troppo, probabilmente non può andare oltre nonostante la strada cali decisamente. Le lascio la pila frontale e mi tolgo d’attorno. È in sofferenza (da prima) e sul terreno meno difficile cercherà di rimettere insieme le idee. In quel frangente la mia presenza costituisce ingombro e turbativa. Devo togliermi di mezzo.

 

  • Scendo a Mercato Saraceno, così avrò il tempo di indossare gli abiti più pesanti per la notte. Ci vediamo giù!

 

A Mercato Saraceno arrivano i primi della Nove Colli Notturna. Siluri, non ciclisti. Subito penso e spero possano distrarre G quanto basta dalla sua fatica ma non dai suoi pensieri. Intanto passa LB e dopo di lei almeno altri 17 minuti prima che si palesi G. Rigida, arretrata, affaticata oltre misura. In una parola: preoccupante. I fantasmi del suo ritiro sono tornati a trovarmi. Parlo per me perché ho pochi riferimenti assoluti. Uno di questi è che ad un qualunque 85° km non l’avevo mai vista dietro a LB, anzi, sempre molto avanti. Qui le rende 17 minuti. E poi la postura è quella tipica di chi scende in difesa, quasi timorosa nel mettere un passo davanti all’altro. Cauta, lenta. Come prima, non mi piace affatto.

Naturalmente me ne guardo bene dal farle notare tutto ciò, le comunico, invece, il ritardo da LB, spero le serva da pungolo… spero. Oltre ad invogliarla a bere e mangiare in quel momento è la sola cosa che io possa fare.

 

Il rifornimento di Mercato Saraceno è più misero delle pensioni minime, non vale una sosta. G, invece, beve qualcosa in piedi e riparte quasi subito. In questo momento, per me, è fuori lettura. Oltre il ponte sul fiume Savio, almeno lui, ci inghiottono il buio e le prime perfide rampe del Barbotto. Solo in cima vedremo il da farsi, se e come, ma il mantra è fin troppo chiaro già dal Ciola; ragionare colle per colle. È già un segno di lucidità!

Sulle sue prime rampe sbotto.

 

  • Questa salita è sempre una gran porcata, giorno o notte che sia (con oggi il conto è 2 a 2). Davanti ad un cancello a metà salita rivango un ricordo da granfondista: Qui, il padrone di casa, d’estate, ci bagnava con la pompa da giardino!

 

D’estate??? Cioè domani. Nel mio attuale immaginario le Nove Colli di allora furono “d’estate”. Lo erano rispetto al buio e alla temperatura attuale. Vaneggio.

Il carico m’incolla all’asfalto. Nonostante rapporti agilissimi fatico almeno quanto G al passo e non potrei andare certo di più, anzi. Ovviamente lei cammina per tutta la salita e ora il passo è appoggiato con le mani, almeno sulle rampe più dure al 16, 17, 18% come già fu all’inizio lungo quelle del perfido Polenta.

 

Il Barbotto è la fiera aggiunta alla Nove Colli. Sembra una sagra paesana di suo. Sembra: lo è! È l’ultimo colle della NC “corta”, quindi comune ad entrambe i percorsi, più avanti si ritroveranno una manciata di km dopo il Gorolo, ultimo colle.

Sotto l’arco di transito, subito un solerte addetto m’invita a girare dove vorrebbe lui: Le bici di qua a sinistra, i podisti di là! Ovvio mi abbia scambiato per un ciclo 9 Collista notturno. La mia risposta non ammette repliche: Non ci penso manco per un cazzo. Decido io dove girare! E non lo cago più.

G è la priorità assoluta, l’unica. Delicatissima. Quasi friabile. Le trovo un posto dove sedere e si accascia! Sedia in plastica con braccioli, gambe distese, pallida, sguardo vitreo, rigida, sembra di ceramica. Bofonchia qualcosa ma non capisco.

Mi occupo di recuperare la sacca inviata lì, le procuro la pasta. Svogliata inizia a mangiare, poi a cambiarsi almeno la maglia da sotto. La aiuto a calzarla, da sola non riesce. Poi mangia ancora due penne… Vestiti che prendi freddo. Ora non ti sembra perché sei calda ma fa freddo! Esegue come un automa e ancora la aiuto a calzare le braccia!

Le sto fisicamente vicinissimo, quasi addosso. Oltre a vedermi voglio che mi senta lì! Altre quattro penne… Beve qualcosa. Sbuffa. Guarda in giro ma non vede. Altre due penne… poi lascia lì mezzo piatto, lei che ‘sta mattina ne ha mangiata 3 etti. È stranita. Stanca.

Le accarezzo la testa, la faccia fredda. Accenno ad un massaggio alle gambe. Rifiata… Pensa… Pondera… Soppesa… Calcola… e soprattutto tace…

Dopo un buon quarto d’ora nel quale un po’ di colore e temperatura l’ha riacquistata, sbotta: Io vado. Da qui si vedrà colle per colle! Come se non l’avessimo già detto al Ciola. Detto sì, ma qui è deciso!

La G arrivata al Barbotto non sarebbe andata oltre. Quella che si è alzata dalla sedia, con un po’ di pancia piena, scaldata e coccolata dai vestiti asciutti e per quanto possibile anche da me, forse e dico forse, la lucidità per decidere se andare oltre o fermarsi potrebbe anche averla riacquistata. Il tratto non subito calante dopo il Barbotto darà responso prima o durante la discesa verso il metà corsa.

Io mi attardo a sbrigare le faccende logistiche necessarie. Compreso la ricarica (sul mio groppone) di alimenti grassi e energetici, fra cui la mitica maionese. Indosso quasi tutto ciò che ho e in assetto simil invernale circa 7/8 minuti dopo lei, riparto. Non so se il dado sia tratto ma lo sapremo presto. A 4/5 km da qui, manco a farlo apposta, ci sono le sorgenti del Rubicone!

 

Scendendo il Barbotto una piccoletta, con un passo a frequenze insostenibili ci sfila via come non ci fossimo.

 

  • Non farci caso, è la sua taglia minuta a consentirle quella velocità.
  • Dai, cantami una canzone. Tu che hai una bella voce! Trasalgo piacevolmente.

 

Qualità canore a parte del sottoscritto, nel contesto vale più la richiesta che non la sua soddisfazione. Domandarmi di cantare, un classico per lei, è la prova della sua consapevolezza ancora in bilico tra lasciare o raddoppiare. Ci sta studiando. Tre, quattro stralci di canzoni la ravvivano compreso il passo non più “arretrato” come quello scendendo dal Ciola.

Sparo lì anche una canzone divertente per strappare qualche risatina, poi mi gioco il jolly; Hey Man di Zucchero, per intero e a tutto fiato.

Va!

Controllo rifornimento di mezza NCR a Ponte Uso. Col carro scopa (stracolmo a Pieve di Rivoschio) si potrebbe rientrare velocemente verso Cesenatico. Il momento è fatidico. Arriva al gazebo.

 

  • Che numero? Alza gli strati vestiari e lo mostra fiera.
  • Uno!
  • Ah, la n. 1. Brava!

 

Siede, appoggia, allunga, decontrae, mangia, beve, interagisce e non accenna alcun moto di sonno. Lascia o raddoppia?

E ancora va. Alea iacta est! penso tra me e me. Ma minacciosamente, per lei, rimugino: “Hai scelto di andare? Ora arriverai!”.

Il fondo valle per risalire l’acuminato dentino del Tiffi è umido come la f…oresta amazzonica e gelido come lo sguardo di Greta Garbo. Indosso davvero tutto ciò che ho.

La raggiungo. Si chiacchiera nelle parti meno impervie (poche) ma rispetto a due anni fa, dove qui era abbastanza in crisi, ora cammina di buon passo. La brevità del Tiffi, 2 km, facilita un arrivo veloce in cima e l’infilarsi in saccoccia il 5° colle. La metà dei km da percorrere è già trascorsa così come i colli da fare sono meno di quelli fatti. Il Tiffi è un buon viatico psicologico per il prosieguo, infatti…

 

  • Toh, non pensavo che fosse già qui (il valico), anche perché questo piccolo rifornimento in cima non me lo ricordavo proprio.

 

Detto da una che, tra bici e piedi, ha coperto questo percorso 11, 12, 13 volte è una dichiarazione sorprendente. Ma ora ci attende il Perticara. Il tratto di strada più oscuro di tutta la NCR.

Prima di andarle oltre lei, per non far soffrire i freni in discesa, le rifilo una manciata di Pocket Coffee già parzialmente scartati. Accorgimento utile per risparmiarle la possibilità di caduta del cioccolatino e poterlo così consumare più agevolmente senza problemi nel maneggiarlo.

Stiamo (plurale) sempre ragionando colle per colle, ma non solo più dalla base alla cima ma nella sua interezza, compresa discesa e prosieguo. Vero, c’è ancora tuttissimo il tempo di affondare miseramente all’improvviso, ma la svolta, almeno psicologica, c’è stata!

In fondo al Tiffi e ai piedi del Perticara, praticamente un continuum, oltre a raggiungere un romano senza luci, ecco l’auto di assistenza di LB, per forza di cose non può essere lontana. La distanza da G si è quasi annullata.

I miei continui report iniziali dei distacchi fra lei e LB ora pendono inesorabilmente a favore di G. È un piano inclinato inarrestabile e G se ne rende perfettamente conto. LB non può in alcun modo stoppare la marea montante di G. Il sorpasso ad un quarto del Perticara è inevitabile. G non si volta nemmeno, tipico atto di dispregio femminile. Anch’io ne sono ben contento. So quanto questa situazione gasi G e la colgo ad assaporare il gusto del momento. Ci sono voluti circa 110 km affinché il sorpasso definitivo avvenisse e questo va ad onore di LB la quale, va detto, fin lì ha corso la NCR come non mai prima.

In ripartenza da una mia pipì, LB sbuca nel buio non senza spaventarsi per l’apparire della mia sagoma. Lo so, sono proprio una sagoma.

Ignoro ad arte il sorpasso appena avvenuto e anzi, dopo alcune sue autolamentazioni generiche, anche nei miei confronti …dopo tutte le cose brutte che mi hai detto…

 

  • Si vede che le meritavi! Del resto, la diplomazia è sempre stato il mio forte, mi complimento con lei.
  • Comunque vedo che stai andando bene. Potresti farcela! È vero. Di questo passo potrebbe perfino arrivare nel tempo massimo delle 30 ore, limite sempre fallito finora.
  • Grazie! Sai… mica è facile…
  • Ovviamente no. Rispondo del resto il percorso… lo conosci. Affondata la stoccata, senza minimamente curarmi se l’abbia capita o meno, saluto e vo’ vvia dalla pettoruta toscana. Ovvia!

 

Ritorno da G. Viaggia di buon passo e dove può, corre, anche in lieve salita. Non male per chi, al Barbotto aveva la stessa scioltezza di un gatto di marmo.

L’ho assillata continuamente sul mangiare e bere, ma qui sul Perticara no. Un motivo c’è. Che faccia o non faccia…

Oltre al controllo al Perticara c’è un ottimo punto di ristoro, pasta compresa. Al riparo, con coperte, ambiente caldino da cucina, libagioni e all’occorrenza anche due tavoli da massaggi. Voglio che vi arrivi con un po’ d’appetito. Una bella botta di carboidrati le servirà, deve averne voglia. Quindi: nulla ora e pasta in abbondanza dopo per il prosieguo. Energie!

Ma prima, l’ultimo incontro con LB. La colgo al bivio spianato del Perticara a 2 km dal controllo. Sempre più indietro rispetto a G e al limite del tracollo… pare.

Alla luce del faro posto sul bivio la vedo colorita come Morticia Addams. Ho in mano altri due Pocket Coffee per G ma le domando al volo se li vuole lei. Posso permettermelo, ne ho altre 4 scatoline.

 

  • No grazie. ‘Un riesco a mangià gnente!
  • Come vuoi. Ciao!

 

Non la vedrò più!

Perché ho parlato così tanto di LB? Perché, involontariamente, grazie alla reciproca disistima (eufemismo) penso abbia contribuito ad aggiungere un certo grado di stimolo a G per non farsi bagnare il naso dalla “rivale”. Se è stato anche solo un po’ così: ha funzionato! Tutte le strade sono buone per il traguardo di Cesenatico, purché lecite.

 

Perticara. Un podista involtinato nelle coperte. Un ritirato. Altri podisti che vanno e vengono, anche il veneto Maurizio, ma quella più in palla è G. Oh cazzo!

Seduta sulla sedia a braccioli, mi occupo di farle avere quasi subito una pasta calda e ben condita (dopo anche per me). Le prendo le gambe e le appoggio sulle mie per decontrarre mentre le massaggio un po’ i polpacci. La nostra sembra una posizione del Kamasutra. Ride, parla, scherza, mangia, beve, insomma: c’è! È una pausa un po’ più prolungata utile a ricaricare le pile un po’ al calduccio e ad incrementare la convinzione personale di riuscirci anche ‘sta volta! Non la spingo a ripartire. Andrà quanto lo vorrà lei, perché così è la sua interpretazione di questo sport: a sentimento!

L’altimetria della Nove Colli indica discesa dal Perticara a Ponte Baffoni e poi risalita al Pugliano. Ma come il lungo tratto prima del Pieve di Rivoschio, anche qui, in fondo, prima si risale, poi si scende a Ponte Baffoni.

Ma già in discesa la frase che mi allarga il cuore è: Hai qualcosa di maialo da mangiare?

Da ciò capisco che la NCR sarà sua anche ‘sta volta. Un triangolo di brie l’abbiamo mangiato in due, ma il formaggio maialo rotondo dell’Euro Spin lo lascio tutto a lei.

L’impressione è che scenda bene, non so quanto ma… bene! La quantificazione ce l’ho al fondo della discesa prima dell’inizio della parte di transito, prima del bivio per Satriano: Di solito arrivo qui che è già quasi del tutto chiaro! Invece ci sono solo i primissimi chiarori ancora oltre le colline. Inoltre, la Romagna, essendo esposta verso levante, reperisce luce diurna ben prima rispetto a noi cuneesi posizionati ad Ovest.

Guardo l’ora ma, conoscendola, non gliela comunico, le domando, invece, se vuole saperla. Il suo no è imperativo.  Lo supponevo. Per la cronaca, 04:35. Prestassài… come direbbe lei in una sola parola.

Questo è un aspetto di G a me sempre intollerato. Nessuna informazione. Tutto a sensazione. Come detto: a sentimento. Capisco sia un viatico funzionale per la globalità della sfida, ma qualche riferimento sarebbe ben più utile di: Qui di solito è già buio… Qui di solito è già chiaro. Che diamine!!! almeno sapresti come regolarti nei tempi di riposo in caso di crisi improvvisa sempre in agguato. Comunque corre molto appena può e nemmeno troppo lentamente. Non è un passo stanco. Brillante no, ma decisamente buono. Avendo, solo io, qualche riferimento in più, le inserisco un tarlo e le domando…

 

  • Qual è il tuo miglior tempo sulla NCR?
  • 27 ore e 40 minuti. Risponde senza esitazioni. Poi però…
  • Guarda che Ponte Baffoni è già lì!
  • Ma no si stupisce, mi sembra troppo vicino!

 

Invece è! Km 128 nonché controllo e rifornimento ai piedi del Pugliano – 74,5 km.

Non si siede nemmeno. Ingurgita qualcosa e va. Io prendo tempo. Mangio io qualcosa perché di energie ne ho bruciate per stare dietro a questa sciamannata qua, anzi, là, perché è già sparita!

Necessito anche di spogliarmi parzialmente. È quasi giorno, si salirà molto ed ho ancora addosso tutto il vestiario calzato ai piedi del Tiffi.

Arriva Maurizio. Due parole. Arriva un altro. Due parole. Insomma, mi attardo. Ma poi devo andare perché, se in discesa in un attimo la riprendo, in salita la differenza non è poi così marcata. La mia soma pare mi tiri indietro e per vincerne il suo e il mio peso devo usare rapporti agilissimi. Con quelli non sviluppo molti metri né velocità.

Uno dei punti deboli di G sono le soste forzose, “tecniche”, dice lei, imposte da tutto quel mangiare e bere in modo convulso, ma necessario. Modalità alla quale contribuisco ampiamente con stratagemmi assortiti. Tipo; la maniglia alla borraccia per bere. Lasciarle in mano da mangiare così, per liberarsene… lo mangia. Per fortuna la fantasia non mi manca e G sa benissimo che, nonostante le molteplici soste tecniche e anche se, semplicemente le chiedo di mangiare, pur senza voglia: mangiar si deve, poi… si vedrà! Quando accenna alla necessità di una “sosta tecnica” la soffro pure io. Se posso vado in avanscoperta per indicarle un “posticino” all’uopo. Saperla imbarazzata mi pesa, non so perché.

Risalgo fin quasi a Maiolo il tratto più duro del Pugliano. Ma di G non c’è traccia. Sta a vedere che questa s’è imboscata da qualche parte e le sono andato oltre senza vederla. Mi preoccupo non poco perché, davvero non può essere andata così avanti. Invece, la sua inconfondibile sagoma si staglia alle porte di Maiolo là, tra strada, cielo e… cespugli.

Quando la raggiungo le dico io stesso di non credere davvero fosse già qui. Sorrido. Sorride. Cammina a passo veloce e non accenna a cali di ritmo. In alto spianerà un po’, ricordo, e se salirà sarà con minor pendenza, mi aspetto si metta a correre. Accontentato. Che forza!

 

La precedo di un bel po’ al Pugliano soprattutto perché lì c’è la seconda sacca, quella più capiente, utile soprattutto a me perché vi lascerò gli indumenti pesanti. Mi serve tempo per mangiare qualcosa al volo (pure io mica scherzo) ma soprattutto per preparare il terreno per lei. Borsa aperta e vicina. Ricambi pronti e ricariche alimentari, per entrambe, nelle sacche. Meno da mangiare e più Red Bull o tarocchi e sali minerali. Verso la fine non hai tempo di assimilare troppi solidi, dipende quali e poi, oltre un certo limite, non ne puoi più. Meglio solo bere, anche perché la giornata si annuncia più calda di ieri. Quanto mi serva personalmente viene dopo le sue esigenze. Siamo in alto, posso attardarmi quanto mi pare, la riprenderò in poco tempo.

Si cambia seminascosta da un’auto (un piccolo gazebo chiuso non guasterebbe). I suoi movimenti sono ben diversi da quelli impacciati e goffi del Barbotto. Rapida, precisa, reattiva. Per non farle pesare troppo il mio sguardo sempre addosso a volte la sbircio di nascosto, ma non distolgo quasi mai l’attenzione da lei. Accenna a ripartire appena finito di cambiarsi, ma la blocco al terzo passo.

 

  • Ma dove vai? Non mangi né bevi nulla?
  • Oh cazzo… è vero!

 

Quando prima l’ho definita “sciamannata” mica era casuale. A volte è lei la peggior nemica di se stessa! Mangia questo… Beve quello… le rifilo dei Pocket Coffee e se ne va con ancora una fetta di qualcosa con la Nutella. Cari fissati delle diete sportive ho per voi una parola sola: arrendetevi!

Se n’è andata, ma io ho calcolato una ipotetica proiezione d’arrivo. Da qui mancano ancora 65,8 km e sono le 06:30. Il calcolo conduce a Cesenatico per il limite delle 18 alla media irrisoria di 5,7 km orari. Considerando che, finora, ha viaggiato circa ai 7 orari, sta andando bene e a parte il facile passo delle Siepi e l’ostico Gorolo, tutte le fasi rimanenti sono di buon scorrimento, rischia concretamente di battere il suo record personale. Azz… dal rischio ritiro al personal best. Che salto! Roba da… da… da G.

Quando l’aggancio attorno a San Leo, nuovamente più avanti di quanto credessi, mi tengo nel becco questa ipotesi… per ora. Ma la mia intenzione e di dirglielo ma solo qualora ci fossero le condizioni per tentare il pb.

Disquisiamo sull’impressionante frana di una parte enorme della rocca. Una gigantesca scaglia di parmigiano staccatasi dalla forma. Oltre all’immane rombo improvviso ne supponiamo la causa: un picchetto per la tenda piantato con decisione ha fatto franare tutto. Sulla questione m’invento qualche boiata tipo, lei, dentro la tenda a due posti ora con l’apertura a filo sul baratro che rimprovera lui: Ammoooreee… te l’ho detto di non esagerare con i fagioli! Così, tanto per farla ridere e alleggerire la fatica del passo.

Nuovamente mi spedisce a valle. Scendi giù, ci vediamo al bivio. Ora non ho bisogno di niente! Lucida. Precisa. In spinta controllata perché in discesa. Sembra partita 5 minuti fa. Mi assicuro che davvero non necessiti di nulla e scendo oltre il ponte, poco prima dell’ennesimo controllo/ristoro prossimo al bivio del tenero passo delle Siepi, detto “Grillo”.

È nuovamente in compagnia di Maurizio, davvero funzionale alla bisogna ma poi lascerà indietro anche lui, più affaticato nella camminata. Chi si spegne un po’ sono io, nonostante sonori Claudio sbadiglioni non la mollo fino in cima. Da lì mancano “solo” 51 km.

 

Di norma non ho alcuna difficoltà a non dormire una notte, ma sono giorni che per lavoro o sport dormo a notti alterne. Sta sera dormirò, domani no, farò il turno di notte e così anche prima della NCR. Sono assonnato ma non mi va certo di mollare G per riposare io.

Nell’arco della NCR più volte mi è stato domandato se facessi più fatica io, con un carico da TIR e a quel passo oppure lei. Non scherziamo. È vero, ad un occhio esterno il mio incedere è pesante, ma mai quanto la fatica sostenuta da chiunque corra. Per me poi… la corsa è un massacro. E poi G, per quanto stanca come non potrebbe accorgersi dei miei sbadigli ippopotameschi? infatti è lei a mandarmi via… di nuovo.

 

  • Vatti a riposare da qualche parte. Mettiti dove ti possa vedere, così, quando passo, se dormi ti sveglio!

 

Ragionamento di buon senso per entrambe. Sono assonnato e, nel finale, avere un supporto che non supporta sarebbe controproducente e assurdo. Un micro sonno, invece, è una possibile soluzione. Come prima, mi accerto che non abbia necessità se non di liquidi e scendo giù a manetta!

Al bivio di Ponte Uso mi rendo conto definitivamente di un fatto ormai fuori discussione. Questo è un punto d’incrocio per i ciclisti della Gran Fondo partita alle 06:00. Di solito li si incontra nella stessa direzione di marcia verso l’attacco del Gorolo. Ora, invece, risalgono ancora la valle in direzione contraria. Ciò vuol dire una sola cosa: G è in clamoroso anticipo è può davvero ambire al suo record personale. Ma ora, mi accoccolo qui, sul muro beige di questa casa con a fianco la bicicletta e a due metri da dove passerà di corsa. Impossibile non mi veda!

Ora, “impossibile” è per lei un termine, per l’appunto, impossibile in tutte le sue accezioni (non sono nemmeno convinto di quanto abbia scritto), sta di fatto che nonostante la mia palese esposizione non mi vede manco pe’ gnénte! A svegliarmi di soprassalto dal mio micro sonno in atto, quanto mai opportuno, ma in contemporanea al suo passaggio, è il sonoro saluto di un ciclista Ciao Giancarlaaa…

Così carinamente destato la osservo allontanarsi, quindi, le arrivo alle spalle.

 

  • Ma non dovevi svegliarmi? La riprendo bonariamente.
  • Che ci fai qui? Non ti ho visto, allora ho pensato fossi andato fino al controllo delle 100 miglia!

 

Le spiego dove fossi e lei, alla fine, mi benedice col suo marchio di fabbrica E.G.F. Ebìn Già Feit.

Il controllo delle 100 Miglia (percorse) ha una doppia valenza. La prima è quella di non lasciare i podisti troppo scoperti dal ristoro dopo il Passo delle Siepi all’inizio Gorolo. Un tratto lungo, su strada trafficata, esposta, noiosa e con i ciclisti della G.F. che ti sfilano accanto, velocissimi e pericolosi. In questo tratto tenere la sinistra è d’obbligo. L’altro è informare gli stessi podisti che da lì al traguardo manca una maratona precisa!

Non so quanti abbiano mai corso una maratona. Il tempo, la dedizione, l’impegno, l’allenamento necessario, i sacrifici (anche a tavola) e miriadi di tanti altri aspetti sommati a quelli espressi sono necessari per coprire, di corsa, lo spazio di una maratona…piana. Ebbene, costoro arrivano da averne corse pochissimo meno di 4 di fila con 3000 metri di dislivello e ora li attende la quinta. Non solo, G ne ha già fatte 5 appena 8 giorni fa e non piane, ma con 4000 metri di dislivello.

Una maratona? Tzé… me la arrotolo come una cicca e la riduco in fumo!

Affinché G possa davvero fumarsi questa ultima maratona è il momento buono per metterle il pulcione nell’orecchio, lo stimolo che non puoi fingere di non aver sentito.

 

  • Hai da tempo capito che arriverai di certo a Cesenatico, ciò che non sai ma ora ti dirò anche se non vuoi, e frega ‘n cazzo che tu non voglia, è che, orologio alla mano, distanza dall’arrivo e conoscenza del percorso, e tu sai che lo conosco bene, anche se non ti impegnerai troppo rischi di fare il tuo record personale.

 

Il silenzio che segue è pesante come il caldo tornato imperioso a schiacciare il fondo valle. Dopo un ulteriore tempo di riflessione, sempre correndo si volta e mi dice Ce l’hai il tubetto di maionese? Certo! Rispondo prontamente. Allora dai qua! Lo avevo già nel borsino anteriore in attesa di usarlo. Per lei la maionese è una sorta di nocciolina di Super Pippo e anche non lo fosse, finché ingurgita…va!

Sorrido e penso: vecchio pb, hai le ore contate! Tuttavia non è affatto detto, anzi. Per stimolarla ulteriormente quando le ho detto anche se non ti impegnerai troppo… è una mezza verità collegata al già citato concetto base del che io dica o non dica. Lei conta sulla mia sincerità e lealtà sportiva nei suoi confronti e lungi da me l’idea di tradirla. Proprio per questo, quella frase sibillina dal sapor di contentino sono certo potrà indurla a non accontentarsi e a sfoderare il coltello fra i denti tirando davvero il colpo al suo record, ma questo solo se e quando ciò sarà possibile. Non certo ora col nano maledetto ancora davanti: il Gorolo.

Il mio bel daffare, ora, è fare in modo che proceda così, ben oltre la media generale fin qui tenuta. Fornirle sali minerali, sempre con me nel borsello e bevande energetiche, rinnovate al Barbotto e al Pugliano. È tattica!

Con una borraccia da un litro portata apposta per quello, le fornisco acqua non troppo fredda con cui si bagna correndo per lenire la calura. Sembra funzioni perché non molla un passo.

Come fa a essere “non troppo fredda”? semplice; ho due borracce da un litro e le riempio sempre entrambe. Ne tengo una nel porta borraccia esposta a scaldarsi un po’. L’altra nella sacca lato sole, ma al coperto, scalda un po’ ma più lentamente. Finita una l’altra è in temperatura fresca ma non fredda una sorta di cocktail agitato non shakerato!

 

L’ora della cassazione è giunta. Alla rotonda del Gorolo attacca il nano maledetto di 6,7 km col cipiglio di chi ha un conto in sospeso, lassù, al colle e non vede l’ora di fartelo pagare. I ciclisti della “lunga” sono ancora davvero pochini, il grosso della truppa è come “baffò”, da venì! Le faccio notare che, ormai, la truppa si orienta sempre più sui percorsi brevi, dato il suo anticipo (daje) sulla rampogna del Gorolo non vedrà molto traffico.

Mantiene il passo vivace, allora cerco di stimolarla oltre, come? Un po’ mi lascio staccare, poi, anche su tratti estremamente duri mi lancio in una rimonta frenetica, le vado oltre in “velocità”, stoppo il mulo (io e la bici macigno), le domando se vuole qualcosa poi rifiato e procedo dietro lei.

Aumentano i ciclisti ma non il pubblico. Alcuni la incoraggiano e si complimentano perché podista, altri perché è lei. Ha la lucidità di ringraziare a sua volta qualcuno, perfino a voce, non solo con un’alzata di mano e già sarebbe molto!

A metà salita c’è una breve conca spianata, lì addirittura corricchia. Due anni fa, in questo stesso punto, avevo davanti a me uno pseudo zombi e come tale A STENTO camminava. La differenza è al contempo sublime e abissale! Questa è una manifestazione palese che accontentarsi di un ritocchino al pb non fa per lei. Oltre il Gorolo, i signori Accontentarsi e Ritocchino dovranno farsene una ragione, la G non vi ama!

 

Gorolo – 30 km. Non si accascia, si siede comodamente sull’unica sedia e impomatata com’è ne domanda ancora. Mi fa ridere, sembra la figlia del mugnaio, invece è una tostissima, forte, simpatica, indistruttibile, ostinata, crapulona. È G. Ieri e oggi la “mia” G. Si alza e riparte corricchiando. Chi conosce i 10 km “mossi” tra il Gorolo e Borghi sa che corricchiare è molto e lei… corricchia. Cioè, fa il massimo possibile rispetto al terreno sotto ai piedi.

Al bivio di ricongiunzione fra la Medio e la Gran fondo i ciclisti aumentano tantissimo, stare a sinistra è una necessità di salvaguardia personale, anche per me.

Borghi. – 23,3 da qui 11 km di discesa e 12 di spianata fino al traguardo. È il momento di schioccare la frusta sulla schiena di G Anche se non vuoi sapere  l’ora (magari appena vista sul campanile di Borghi o sull’orologio all’esterno di qualche negozio o farmacia) nemmeno se cammini solo più potrai evitare di migliorare il tuo record.

La risposta è la stessa di prima; prende il tubetto della maionese e se lo spara in bocca. L’acqua sulla testa e scende giù a passo rapido. Ora sa per certo che, andando al di sopra del passo di “crociera” toglierà tempo al suo pb. Quanto, sta alla sua volontà ancor più rispetto alle forze residue.

Ci vorrebbe un incentivo fisico ulteriore, ma prima, quasi a Savignano, un altro bel ghiacciolo aiuta la continua bagnarola a cui si auto sottopone.

Dopo Savignano per strada solo più camminatori e un’unica podista: lei! È lì che sfodera il coltello, ma ancora non lo piazza fra i denti. Farlo vorrebbe dire impegnarsi in un rush finale davvero inusuale. Serve di più!

Ai – 10 il risucchio dei concorrenti che in tutta la NCR l’avevano preceduta diventa una conta difficile da sostenere, finché, una vicina e una più lontana, non appaiono due donne!

Coltello fra i denti, gomiti larghi alla terzino vecchia maniera, stile Gentile su Maradona e giù un’accelerata progressiva senza scampo.

Già poco dopo i – 10 aveva agganciato la piccoletta discesista del Barbotto, sparita da allora e per 4 km si ingaggiano in una tacita sfida all’ok Corral. All’ultimo controllo (- 6) trovo una casetta dell’acqua frizzante e gelida, finalmente. Per prenderla velocemente frego letteralmente il posto a chi c’era prima di me. Quelle graditissime bollicine, che manco Vasco Rossi, danno il via definitivo al rush finale. Dopo una strettoia percorsa appaiate, penso, per un attimo, che per liberarsi della piccoletta G le mollerà una spallata sbattendola in mezzo alla strada. Infatti si fa largo col fisico, ma non c’è bisogno di alcun fallo, la piccola cede di schianto e molla la posizione. 10 orari stabili, anche 11 e al cartello dei – 3 salta la tipa con i bastoncini sempre avanti per tutti gli altri 199 km, mentre altri uomini sono raccattati come tremule margherite per la via. Camminano tutti, tranne la “mia” G.

Anche lei cammina sui sovrappassi ma corre molto nello scendervi e in piano. Il suo crescendo rossiniano, oltre all’applauso di Corso Carducci in Cesenatico e gli “8” esibiti con le dita da chi ben la conosce per fama e consacra la sua ottava NCR consecutiva portata a termine sono una goduria aggiunta.

Lo striscione dell’arrivo le consegna applausi scroscianti e un personal best di 27h e 24 minuti a 7,4 di media. Addirittura sotto le 27 e 30 e a soli 2 minuti e 2 secondi dal podio femminile. Praticamente una “sosta tecnica” in meno.

 

Per me ci sono molte altre ricompense, perché tali sono. La soddisfazione che lei ce l’abbia fatta…ancora. Per di più con un pb di valore fatto a 36 anni migliorando quello di quando ne aveva solo 28. Vederla stanca, come potrebbe non esserlo, ma al contempo lucida e davvero felice, ben al di là di quella solita barriera di silente emotività e discrezione alla quale, noi piemontesi, spesso, non sappiamo andare oltre. In onore a ciò, una volta tagliato il traguardo, ho gradito tantissimo il prolungato spontaneo abbraccio, stretto, sudato, puzzolente di facocero e strameritato… anche per me!

Foto, sorrisi, filmati, applausi. È un’apoteosi! Sono soddisfazioni vere anche per me, seppur nel semplice ruolo di vassallo, figuriamoci per lei, protagonista indiscussa!

 

Personalmente, tutto ciò è il suggello assoluto di queste due giornate vissute così intensamente e piene. Forse non ho più l’età, la voglia, la testa, il fisico per ergermi protagonista di imprese simili, con le debite proporzioni, fatte in precedenza in bicicletta. Proprio per questo sono strafelice del mio operato e lo farò ancora; collaborare per rendere possibile simili imprese in favore di chi sento meritarle per pulizia di spirito sportivo e onestà intellettuale. G, la “mia” G.

 

Per andare sul sicuro, appena otto giorni dopo da parte sua ricevo questo messaggio: Nove Colli 2019 – 18 Maggio. Segnatelo sui turni!

La mia prontissima risposta è stata: A patto che la prossima NCR tu la percorra a 7,6 di media. Velocità necessaria per realizzarla in 26h 59minuti.

 

La prossima sfida è già partita!

 

  

 

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!