22 settembre 2018 – DIVIETI

Accompagno i passi lenti e cauti di mia mamma in un pomeriggio di sole e vagabondaggio in un minuscolo paese, anzi, in una minuscola frazione di un minuscolo paese di una vallata alpina cuneese. Sopra pensiero, il mio sguardo si posa e si paralizza sul cartello in foto.

Un cartello dall’aria molto ufficiale, metallo, campo bianco e caratteri neri, dai tratti rigorosi e severi.

Già mi lasciano perplessa i cartelli disseminati qua e là, senza evidente criterio logico: “Divieto di scarico”, in genere seguito da minaccia di sanzioni e riferimenti a leggi e codicilli. Perché piazzare un divieto di scarico qui e non lì? Se io lo piazzo qui, allora significa che lì, venti metri più avanti, si può scaricare. Altrimenti, per quale motivo specificare che qui, dove c’è il cartello, non si può scaricare, se poi non si può scaricare nemmeno laggiù? E chissà dov’è il confine del divieto? Sarà un divieto circolare, a cerchio con centro in corrispondenza del cartello? Chissà.

Ma qui siamo oltre. Divieto di scarico su tutta la MIA proprietà. Mi improvviso psicologa, psicanalista, psichiatra, mettetela come volete, tanto alla fine nessuno dei tre è il mio mestiere. Insomma, mi immagino questo signore, ma potrebbe essere anche una signora. Adesso basta, avrà pensato, stanco di rinvenire nel suo terreno le tonnellate di immondizia che, indubbiamente, ogni giorno eserciti di incivili portano faticosamente su per la valle e poi ancora più su per la valle laterale della valle principale, inerpicandosi su pendenze al limite delle leggi della fisica per arrivare qui, dove osano le aquile più ardite. Adesso, dicevo, mi faccio fare un bel cartello, come si deve.

Divieto di scarico, e qui non si discute, questione di civiltà. Su tutta la MIA proprietà: mi pare ovvio, chiunque poserà gli occhi sul cartello, non firmato, saprà comunque chi sono io. Tutti sanno chi sono io. Lei non sa chi sono io? Di conseguenza, chiunque sarà a conoscenza dei confini della mia proprietà, anzi, della MIA PROPRIETA’, con tanto di visura catastale, estratto di mappa e geometra pronto in canna per la misurazione esatta dei confini. Verrà su il malintenzionato con l’Ape carica di immondizia da scaricare, leggerà il cartello, “Ah già, qui non posso, è la SUA proprietà, la sola vista del cartello mi agghiaccia e mi atterrisce. Aspetta un attimo che vado a vedere dov’è il limite, ecco, qui non è più SUA proprietà, quindi chissenefrega, posso scaricare”.

E giù il materasso vecchio, la collezione completa di Postalmarket dal 1789 e le seggiole di plastica da giardino, sbiadite dal sole.

Non avevo nulla da scaricare, nemmeno la carta di una caramella. Nemmeno un’applicazione per il cellulare. Altrimenti, lo confesso, ne sarei stata tentata…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!