25/26 aprile 2008: notturna in Langa

E’ un giorno di vacanza, sono passate da poco le undici, splende il sole ed io sono già di ritorno dal mio giro in bici. Mi sento un po’ in colpa, mi pare un’eresia! Come se stessi “buttando via” un pomeriggio che dovrei passare ad allenarmi e, invece, trascorrerò a dormire un po’ ed a fare pulizia in questo disastro che è la mia casa, più che mai preda del caos totale. Ma c’è poco da recriminare: stasera alle 8.30 si parte un’altra volta, in sella e via. Non sono Superman, anzi, non sono Wonderwoman e non posso permettermi d’arrivarci cotta.

Nel tardo pomeriggio, alla spicciolata, arrivano gli altri componenti della spedizione: una mini-randonnée del forum Bicidacorsa in piena regola! Ci sono Franco (Femfem), Graziano (Cimebianche), Claudio (ClaudioBG), Matteo (Maethius), insieme a Luca (All_I_need_is_bike) che si unirà più avanti nel percorso. C’è c’è anche l’ospite illustre, Ivano, il papà della Super Randonnée della Fausto Coppi. Insomma, la crema della crema dei pedalatori da lunga distanza… Ah già, e poi ci sono io, la palla al piede della crema della crema dei pedalatori di lunga distanza. Del resto, se l’idea della notturna è frutto della mente diabolica di Franco, il percorso è parto della mente deviata della sottoscritta: quindi, dovranno aspettarmi, tutti quanti!

Si mangia una pizza alla svelta, ci si prepara; sono quasi le nove e siamo pronti alla partenza: sembriamo un branco di extraterrestri. Probabilmente, è proprio questo che pensano gli attoniti viandanti che incontriamo lungo la nostra strada. Resto dell’idea che, perlomeno sulla strada tra Carmagnola, Ceresole d’Alba e Sommariva Perno, viaggiare in bici di notte, con la dovuta illuminazione, sia più sicuro che non farlo di giorno: le auto alzano gli abbaglianti, rallentano, sorpassano o sfilano accanto con la cautela di chi cammina sulle uova! A Ceresole, passiamo davanti ad una pattuglia dei Carabinieri che, stranamente, non ci ferma per farci il test del tasso alcolico nel sangue. Meno male: altrimenti scoprirebbero che non è colpa del vino; siamo proprio così di natura!

Tutto fila liscio fino a Sommariva Perno, dove, per colpa di una buca, la luce posteriore di Matteo salta via e si smonta. Incredibile, raccolti tutti i pezzi, la lucina funziona ancora! E’ finita la pianura: Pocapaglia, Macellai, Pollenzo, passiamo il ponte sul Tanaro ed ecco la prima salita, La Morra. Cavoli, lo zaino sulle spalle pesa, soffio come un asino troppo carico, in più ho anche caldo. Ho indossato i pantaloni tre quarti felpati, la maglia maniche lunghe, l’antivento. Già, per ora la temperatura è mite; ogni tanto un soffio d’aria tiepida; però, più avanti farà freddo, eccome. La temperatura scenderà e, soprattutto, la stanchezza ed il sonno renderanno più ardua la battaglia contro il freddo.

Cielo stellato, aria limpida, dalla vetta si vedono le luci di Langa a perdita d’occhio, che spettacolo. Non avremmo potuto incappare in una notte migliore. Si discute, vedremo la luna stasera oppure no? Per ora, nessuna traccia. Scendiamo a Gallo d’Alba, dove troviamo ad attenderci Luca. C’è sempre meno traffico, è tardi e poi ormai siamo fuori dalle strade più battute. Passiamo accanto ai vigneti della tenuta Fontanafredda e sotto il castello di Castiglione Falletto, poi via per la seconda salita, Monforte d’Alba dalla frazione Perno. Qualche rampa severa qui c’è. E’ una stradina sperduta: buio, boscaglia, cani che latrano. Ivano esorta a spegnere le luci ed a godersi la salita guardando solo le stelle e la linea bianca che si intravede a bordo strada: ha ragione, tutto questo è magico.
Cominciano le fughe, Ivano ed io restiamo un po’ indietro. Ci si riunisce a Monforte, già deserta, e poi giù per la veloce discesa verso Dogliani. Al paese, tappa alla fontanella, qualche foto e riprendiamo la marcia. Direzione Bossolasco ma, poco dopo, deviamo a destra verso Bonvicino e San Benedetto Belbo.

La salita è dolce, dapprima irregolare, poi appena più decisa dopo l’abitato (ma sarà abitato davvero? Non c’è segno di vita) di Bonvicino. Franco, Graziano e Luca sono in fuga; Matteo mi aspetta, Ivano e Claudio sono poco più indietro. Saliamo in rispettoso silenzio, si sente solo il rumore dell’aria, il canto dei grilli ed il cigolio disperato di qualche parte della mia bici che, come al solito, cerca invano di lamentarsi dei miei maltrattamenti. Salgo il più possibile a luci spente, perché nulla mi impedisca di vedere le stelle. Dal colle, ecco le luci di San Benedetto Belbo, che raggiungiamo dopo una breve discesa ed un’altrettanto breve risalita. Imbocchiamo poi una stradina sperduta sulla destra, che, con qualche rampa impietosa, ci porta sulla strada tra Niella Belbo e Mombarcaro, la “vetta delle Langhe”. Una toccata e fuga al belvedere di Mombarcaro è d’obbligo: con il chiasso che facciamo nella piazza del paese, è gi tanto se qualche indigeno inviperito per il sonno interrotto non ci rovescia in testa un pitale… E’ l’una di notte passata!

Ci vestiamo per la lunga discesa verso Niella Belbo ed il fondovalle, da cui poi risaliamo a Bossolasco. E finalmente la luna! Una splendida mezza luna gialla con i contorni sfumati da un po’ di nuvole, che spettacolo! Qualche km in cresta ci porta verso la Pedaggera: da qui, discesa a Costepomo verso Valle Talloria e poi sono dolori! Comincia la salita più temuta – ed anche la mia preferita – verso Albaretto Torre. Un impietoso cartello “18%” ci fa capire subito con chi abbiamo a che fare. Inutile dire che, nei trenta secondi che impiego a levarmi la giacca, gli altri marrani si son già dileguati. E vabbuò, non è mica una novità… Spengo le luci, tanto ormai di quest’asfalto conosco ogni buca, ogni sassolino. Non so perché, sarà che sono contenta, sarà l’entusiasmo per la compagnia, ma mi pare che la notte mitighi le pendenze. Strappi, latrati di cani, ancora strappi, benedetto il 34×29. Circa 4 km, poco più di 400 mt di dislivello e sono su nella piazza del paese, dove i miei compagni di viaggio han già avuto tempo, a momenti, di montare tavolino e seggiole e cuocere il brasato al Barolo (visto che siamo in zona).

Qui Luca ci lascia e torna verso casa, come da programma. Noi superstiti, dopo Albaretto, svoltiamo a sinistra, torniamo alla Pedaggera e ci lanciamo giù per la bella discesa verso Cravanzana. Forse il tratto più delicato del giro: il fondo stradale è ottimo, ma la strada è stretta, ripida, con parecchie curve secche. E poi noi siamo già, chi più chi meno, stanchi. Picchiata sul torrente Belbo e poi qualche km di risalita che fa male alle mie gambe già indurite. Ma sarò solo io ad avere questa sensazione? I miei colleghi saltano su quei pedali come grilli… Solo Matteo mi aspetta; gli altri son già filati via. Mi sento in colpa a farli aspettare, ma che posso farci se sono così scarsa?

La voglia di caffé è sempre più pressante, ma dovremo attendere ancora parecchio, mi sa. Nella discesa verso Bosia, devo sforzarmi di combattere i primi attacchi del sonno. Fatico un po’ ad intuire le curve, e non è colpa del buio, anche se le nuvole si sono mangiate le mie stelle e la mia luna. Ancora una volta passiamo il Belbo, poi la lunga e dolce salita verso Borgomale. Di giorno il traffico qui non manca, ma adesso c’è solo deserto e silenzio. Si accende tra Ivano, Claudio e Matteo la discussione sulla Super Randonnée Fausto Coppi, sulla possibilità di avere l’auto al seguito, sui ristori, ma non ho il fiato per intromettermi.

A Manera ci coglie la nebbia che sembra proprio fitta: cavoli, speriamo bene, ci sono dieci km di discesa adesso! Per fortuna, si tratta di un falso allarme; la discesa, facile e veloce, procede tranquilla, con il solo inconveniente di un tappeto di vetri di bottiglia su cui passano alcuni di noi. Il caso vuole che nessuno buchi.

Ad Alba arriviamo con la prima timida luce. Bar aperti, nemmeno l’ombra, quando avremo il nostro caffé? Le fatiche dei nostri eroi non sono finite; si sale a Guarene da Castelrotto, con tre o quattro rampe che sono vere frustate per le nostre gambe ormai stanche. Brontolano tutti, i miei colleghi, ma salgono tutti meglio di me. A Guarene è giorno fatto; dal centro del paese svoltiamo a sinistra, direzione Castagnito. Col sonno che ci tormenta, passiamo un’altra breve rampa, che ci porta a San Rocco. Pausa per prendere l’acqua: ne approfitto per mangiare un po’ di cioccolato, perché la mia luce s’è ormai spenta. E’ sonno, è fame, è tutto insieme.

Manca poco alla conclusione delle nostre fatiche. L’ultima salita è quella di Monteu Roero: in un estremo accesso di sadismo, conduco i miei prodi non lungo la strada principale, ma su per la stradina che passa dalla frazione Bordoni e che, manco a dirlo, costringe a strappi su strappi. Ma è tutto inutile: sopravvivono anche a questo, i malnati!

Una capatina in centro a Monteu: chissà mai che il bar sia già aperto, in fondo sono le sette… Manco per sogno. Rassegnati, ci avviamo per gli ultimi venticinque km o giù di lì, passando per strade secondarie, frazione San Grato e San Bernardo. A Ceresole, a dieci km da casa, ecco la prima forma di vita: un bar aperto! Sarà un miraggio prodotto dal sonno? Macché… Il caffé ce lo danno per davvero!

Un po’ più svegli e rinfrancati, ringalluzziti soprattutto per la consapevolezza che ormai è finita, ripartiamo a passo di scampagnata verso Carmagnola City. Arriviamo a casa giusto in tempo per tirare giù dal letto mia sorella ed il mio adoratissimo quattrozampe.

In totale, secondo i colleghi muniti di contakm, 192 km e 3.300 mt di dislivello circa. Per le mie gambe è deleterio più un giro così, contiunuamente su e giù su pendenze sempre diverse, che non un percorso magari più lungo e con dislivello molto maggiore, ma con salite lunghe e regolari… C’è da dire che, comunque, ce la siamo presa davvero con calma, con tutte le soste possibili. Del resto, non eravamo mica in gara!

Che altro aggiungere, se non un grazie immenso ai miei compagni di questa splendida avventura? Non mi ci sarei lanciata senza di loro; tutti pazienti, ostinati, tenaci abbastanza da rendere possibile una notte meravigliosa. Un’altra fotografia nell’album dei miei ricordi ciclistici più cari. Alla prossima!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!