30 novembre: un temerario a spasso per le Langhe!

Spazio alla penna, anzi alla tastiera, di Luca; questa volta tocca a lui descrivere un’avventura tutta sua: io ci aggiungo solo una foto!

Nonostante le condizioni non ottimali di questo fine settimana non avevo voglia di rulli, allora ho inforcato l’unica mtb a disposizione in casa – antidiluviana, logora ed arrugginita, ma che ha egregiamente adempiuto al proprio compito- e ho pedalato all’aperto. In particolare ieri, cammin facendo, ho deciso di fare una visita in alta langa. Son salito da Dogliani verso
Somano, poi Bossolasco, quindi mi sono mosso lungo la provinciale che percorre
la cresta: poco tempo a disposizione, ma sufficiente per apprezzare.
Appena oltrepassato l’abitato di Bossolasco mi sono trovato sospeso in
un’atmosfera speciale… la sensazione di essere diventato parte di un
acquerello di Oreste Tarditi.
La strada bagnata e, in qualche curva poco esposta, ancora parzialmente innevata.
I cumuli di neve che, ai lati delle strada, riducevano la larghezza della
carreggiata, a tratti come se avessi imboccato per errore un tragitto secondario.
Niente e nessuno in giro, se non qualche raro pedone dal passo frettoloso, pochissime auto, qualche animale selvatico che si era spinto fin sulla strada.
Banchi di nuvole ad avvolgere le cime delle colline più alte, in un abbraccio freddo ed ovattato, come a preservarle dall’invadenza di sguardi impazienti.
L’odore antico di fuliggine che emanava dai comignoli fumanti di alcune case isolate, unica traccia visibile della presenza di abitanti al loro interno.
Spruzzi di acqua salata e fango sulle lenti degli occhiali, già velate di condensa, mi impedivano di osservare bene prospettive e dettagli a me noti… eppure ciò che vedevo era esattamente quello che avrei voluto vedere in quel momento.
Gli stessi spruzzi di acqua salata e sabbia di cui mi era impossibile non sperimentare il sapore… eppure quello era il gusto che avrei scelto di provare in quel momento.
L’aria fredda ed umida a velare la capacità di carpire aromi… eppure il sentore che appena intuivo era l’odore che avrei voluto percepire in quel momento.
Le prime luci della sera, già accese a metà pomeriggio, e la sensazione di freddo che mi pervadeva mani e piedi… eppure non potevo immaginare di poter stare meglio.
Pur lasciandosi condurre dal divenire di pensieri che sorgevano e mutavano, dissolvendosi l’uno nell’altro, tutto era privo di contraddizioni, tutto era chiaro nella mia mente.

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!