8 giugno 2008: tre girovaghi in Valle Stura

C’erano grandi progetti nell’aria per questo fine settimana: peccato che, con mio gran disappunto, la pioggia abbia ancora una volta rovinato tutto, come fa ormai da almeno quattro settimane a questa parte. Non se ne può più: sarà il più banale e poco sensato dei commenti, ma a questo punto è anche il mio…

Però, tutto sommato, di oggi non mi posso proprio lamentare. Diciamo che la domenica non è andata persa, ciclisticamente parlando.

L’appuntamento è alle sei sulla piazzetta di Aisone, in Valle Stura. Programma, fino a ieri, le salite alla Lombarda, alla Bonette ed ancora alla Lombarda, colli solo da pochi giorni sgombri dalla neve. La sveglia suona alle tre e mezza; mi alzo, stranamente senza l’impulso di catapultare l’odiato oggetto fuori dalla finestra, e mi preparo per la partenza. Intanto, tendo l’orecchio: si sente, nel silenzio, l’inconfondibile gocciolìo dell’acqua nelle grondaie. Cavolo, piove ancora. O forse no, voglio illudermi, forse è solo l’acqua della pioggia di ieri che va ancora giù. Però, in cortile, la pietosa menzogna a me stessa è smascherata: piove, punto e basta. Andiamo bene… Le previsioni per oggi erano un po’ più incoraggianti dei giorni scorsi, sia su Meteoitalia che su Meteofrance!

E vabbuò, ormai sono sveglia e pronta, tantovale partire. E poi c’è Matteo che arriva da Genova, a quest’ora magari è già partito, che faccio? Non posso mica dirgli “torna a casa che piove”! Ecco, ho trovato una buona ragione per darmi una mossa e mettermi in auto. Poi magari in valle non piove più. Già… Non ci credo nemmeno io mentre lo penso…

Il viaggio dura un’oretta e mezza, poco meno: la pioggia, da lieve, diventa prima fitta, poi fittissima, poi diluvio universale. Poi smette, poi ricomincia. La luce dell’alba serve solo a rivelare un cielo minacciosamente plumbeo, nuvole su nuvole spesse, nere, cariche di acqua che verrà giù tutta sulla mia testa, oggi. Che nervi. Lo so, è assurdo arrabbiarsi per il tempo, ma ahimè, succede!

Di tanto in tanto guardo il telefonino: nessun messaggio. Ma, mi domando, è possibile che proprio a nessuno oggi venga in mente che stiamo per fare una gran boiata? No… Conoscendo i miei polli, cioè i miei compagni di viaggio, no… Claudio e Matteo son due soggetti che partirebbero anche se un’onda di maremoto stesse per abbattersi sul loro percorso! Oggi mi sa che devo soffrire e tacere, a meno di tirarmi indietro, ma no, non se ne parla proprio. Non prima, perlomeno, di averci provato.

Ad Aisone trovo Claudio già pronto e scattante. Matteo è a Cuneo, ci raggiungerà dopo. Degli altri candidati, nessuna traccia: si saranno girati dall’altra parte nel lettuccio ed avranno ripreso la nanna… Un po’ li invidio e un po’ mi sento pirla. Bando alle ciance, si parte. Destinazione Vinadio e Colle della Lombarda. Piove fitto, ma poco dopo Pratolungo ha già smesso. Attacco la salita con molta prudenza: sono reduce da una cotta clamorosa la scorsa domenica, che mi ha indotta – caso unico nella mia carriera ciclistica e podistica – a costringermi a quattro giorni di assoluta nullafacenza sportiva… Non vorrei ridurmi ancora così. Le gambe risentono un po’ del giro di corsa di ieri, tutto sommato abbastanza bello, 27 km e 560 m di dislivello in salita su e giù per le colline del Roero: ma la sensazione fastidiosa scompare dopo alcuni km.
Il primo tratto di tornanti ha l’asfalto malconcio, pieno di buche e detriti. L’acqua corre a fiumi sulla strada, come per tutto il resto della salita. Andiamo su tranquilli – al mio passo, quindi tranquilli per forza! Cielo sempre minaccioso, scuro, ma per ora sembra tenere. Claudio si studia per bene la prima salita della Super Rando: almeno qui, fra tre settimane, saprà cosa aspettarsi.
La seconda serie di tornanti ci porta in vista del Santuario di Sant’Anna. Al bivio per la Lombarda, un perentorio cartello di divieto d’accesso: faremo finta di non averlo visto… Del resto, anche giù a fondovalle, c’è ancora il segnale “chiuso” in campo rosso, ma al Comune di Vinadio l’altro ieri mi han detto che si passa. Infatti, incrociamo alcune auto con targa francese che scendono giù: più chiaro di così…
A meno sei km dalla vetta, proprio quando la strada esce dal bosco, il bellissimo panorama che avevo promesso a Claudio non c’è più: sparito nella nebbia fitta, talmente fitta che i laghetti a bordo strada si intravedono appena. E, come la pendenza cala, si sente addosso il freddo, nonostante la giacca. E ricomincia a piovere. Cerco di affrettarmi a raggiungere il passo: ovvio che non ho alcuna intenzione di fare ciò che si era programmato, e cioè scendere a Isola ed andare verso la Bonette. Per carità, magari tra un po’ la situazione meteo migliorerà: ma non ho troppa fiducia… E se poi non dovesse migliorare? Chi ci va, a cacciarsi ai 2.800 mt di quota della Bonette? Chi scende di lassù sotto la pioggia? E poi, se non ci si arriva, tocca risalire ai 2.300 della Lombarda, chissà in quale condizione… No no. Meglio tornare giù in Valle Stura e, se la pioggia lo consente, tentare la salita nel Vallone dell’Arma, fin dove la strada non è interrotta dalla neve.

Detto, fatto, Claudio è buono e non si oppone. Mi spiace, anche lui arriva da lontano e si è fatto tanti km di auto per nulla: ma io proprio non me la sento. Sono una piattola, patisco il freddo, ho paura in discesa con la pioggia, un po’ perché non vedo niente, un po’ perché frenare è missione impossibile, un po’ anche perché, nonostante due strati di guanti, le mani si gelano e fanno male.
Dopo due km di discesa, incrociamo Matteo che sale di gran carriera: lui, alla Bonette, vorrebbe proprio andarci… Lo sapevo già, che non sarebbe stato felice del cambio di programma, ma non posso farci nulla, io non ho il suo temperamento temerario. Sogno solo una cioccolata calda…

Seguono ancora diciannove km di discesa gelida, sotto la pioggia. Eterni, perché scendo a freni tirati, preoccupata dall’acqua che corre sulla strada, dai sassi, dalla sabbia, dal fango che sono scivolati giù dalla pineta. Non mi par vero di arrivare a Pratolungo. Non oso lamentarmi più di tanto, perché i miei due colleghi sono come sempre sorridenti ed immuni al freddo ed a qualsiasi avversità… A Vinadio, ci fermiamo al bar. Ci apre la porta un signore con grembiule, esterrefatto dalla vista di tre personaggi fradici e tremanti… Tre cioccolate calde e poi via. Io ho deciso, voglio tornare all’auto ed andare a casa. La mia irrevocabile decisione dura fino al momento in cui rimetto il fondoschiena sulla sella: mah, in fondo non fa così freddo… E’ vero che diluvia, ma si potrebbe almeno provare a raggiungere la Madonna del Colletto. Lancio la proposta: accolta. Imbocchiamo la strada che da Vinadio porta all’altro versante della valle rispetto alla statale. Peccato che, ad un certo punto, quella strada sia interrotta: da lì, a Festiona non si arriva. Però, proprio lì accanto, parte una salita che sembra invitante. Mi ci fiondo: chissà che più avanti non si ricongiunga alla strada della Madonna del Colletto. E se anche non fosse così, vediamo dove va a finire.
I colleghi mi seguono su per le rampe: mannaggia che pendenze! E che asfalto! Se non buco qui oggi, non buco mai più… Fatico, sbuffo come una ciminiera, non me l’aspettavo proprio, una salita tosta così. La direzione segnata giù sotto era Bergemolo: in effetti, dopo circa quattro km e quattrocento metri di dislivello, raggiungiamo un gruppetto di case tra cui la strada asfaltata – asfaltata per modo di dire – va a morire. Beh, non saremo andati al Colletto, ma abbiamo scoperto un gran bel massacro per i garretti!

Scendiamo con molta cautela tra sassi e buchi. Il tempo sembra dare una tregua: e se provassimo adesso ad andare verso il Fauniera? Ok, si va a Demonte e da lì si sale. Le gambe reggono ancora bene, molto meglio di quanto osassi sperare. E’ la fame, che comincia a farsi sentire: sono entrata nella fase di inceneritore. Attacco le mie brioches e intanto pesto sui pedali, cercando di non rallentare troppo i miei compagni di viaggio. Si chiacchiera, si fan passare i minuti senza sentire troppo la fatica. I primi dieci km, fino all’ultimo abitato di San Giacomo, per me sono sempre una tortura: cambi continui di pendenza, strappi, discese, ci soffro. Poi, finalmente, la strada comincia a salire, regolare, mai durissima. Il vallone si apre: peccato che, anche qui, nebbia e nuvole nascondano lo spettacolo. Saliamo ancora, intanto la pioggia riprende: prima poche gocce, poi vien giù decisa. Più o meno al km 15, mi fermo: mi spiace, sto andando bene, ma non voglio procedere così, per poi soffrire come sempre in discesa. Qui la strada ha un fondo orribile, so già che andar giù sarà un calvario; l’ultima volta che ho fatto un numero del genere, proprio qui nel Vallone, ho guadagnato dei bei lividi e preso dei bei rischi!
Matteo e Claudio procedono; secondo me, potranno andar su ancora cinque km, più o meno. Io scendo giù, pianissimo, freni tirati; piove forte, ho gli occhiali bagnati, non vedo niente! Speriamo di non centrare qualche sasso o qualche buca… Anche stavolta la discesa è interminabile. Per fortuna, quasi non fa freddo. Piove fino a tre km da Demonte, poi, all’improvviso, più nulla. Quasi quasi potrei scendere al paese e poi risalire su un po’, finché non incontro i compari che scendono. Così faccio: arrivo a Demonte, giro la bici, torno su. E le gambe girano ancora bene. Procedo un po’, i primi paesini, non piove ancora; incontro due pacifici cagnotti, qualche coccola, poi ancora su. Incrocio Matteo e Claudio intorno al km 6: mi dicono che la strada è praticabile fino al km 20, poi c’è ancora la neve. Si torna tutti a Demonte.

Da lì, ritentiamo di andare alla Madonna del Colletto: proviamo a raggiungere Festiona dalla statale; da lì si passa, nessun problema. Finalmente, per la prima volta nella giornata, tolgo la giacca impermeabile. La mia GoreTex Paclite nuovissima: devo dire, davvero, che vale il rene che ho venduto per comprarla! Eccezionale. Ok, si riparte per (forse) l’ultima fatica della giornata. In effetti, le gambe, sulle rampe più severe, un po’ si lamentano, ma niente di terribile. Verso la fine della salita, mi sorpassano due missili, uno in bici da corsa, l’altro in mountain bike: mi consolo pensando che, probabilmente, non hanno nelle gambe il dislivello che ho io oggi… Ma mi straccerebbero comunque, anche se ce l’avessero!

Scommetto che, in cima, Matteo dirà: “Scendiamo a Valdieri, poi torniamo su, così vediamo anche l’altro versante!”. Le gambe ce la farebbero ancora; anzi, dovrei essere io stessa a proporre l’idea, vista la fama che ho di amante della fatica aggravata e continuata. Ma oggi, devo ammetterlo, ne ho abbastanza di pioggia e di freddo. Proprio abbastanza, anche se è stato un giro bellissimo. Per fortuna, nessuno si pronuncia; torniamo giù a Demonte e da lì ad Aisone: cinque km di falsopiano in cui riesco a beccare un distacco abissale! Ma non posso farci niente, io la odio, quella statale; faccio resistenza passiva. Finalmente l’auto. Fuori i numeri: un bel giro “denso”, 140 km e 4.400 mt di dislivello. Ci guardiamo, siamo ben incrostati di fango, per non parlare poi delle bici. Ancora una veloce sosta al bar, poi tutti a casa: naturalmente, sotto la pioggia…

Stasera, ironia della sorte, il cielo è stellato, con tanto di luna. Però ho la piacevole sensazione di aver compiuto una piccola “impresa” che da sola, di certo, non avrei avuto la voglia e la costanza di portare a termine. Probabilmente sarei saltata in auto già dopo la discesa della Lombarda, o forse non sarei nemmeno partita. Quindi, a maggior ragione, un grazie ai miei due compagni di viaggio!

(Visited 2 times, 1 visits today)

Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!