GF in Liguria 2008 – 10 febbraio: Laigueglia

Finalmente un racconto “in tempo reale” o quasi! Oggi è stato il turno della GF Laigueglia. Dico subitp che è andata bene, benissimo, oltre le più rosee previsioni! Infatti sono ancora su di giri…

Ieri pomeriggio, ho pensato bene di fare una novantina di km in compagnia di due ciclisti qui della zona: due che in pianura non hanno pietà! Sentirli raccontare delle loro gare e delle loro medie mette i brividi… Così, per limitare un poco i danni, visto il privilegio che mi è stato concesso di decidere l’itinerario, ho scelto con cura un po’ di salitelle brevi, ma con pendenze a doppia cifra. I due marrani si son lagnati tantissimo, ma puntualmente arrivavano in cima ben più sciolti e più veloci di me…
Temevo che questa “preparazione pre gara” potesse lasciare danni sulle mie gambe già malridotte per natura; invece, no, mi ha lasciato solo il sapore di una bella e divertente scorribanda ciclistica in compagnia, nel Roero.

Stamattina, sveglia poco dopo le 4, colazione veloce, giro in giardino con Skipper, pieno di benzina al self-service e via, direzione Laigueglia. Partenza alle 5 per far 140 km ed arrivare al via di una gara che parte alle 10: ci tenevo ad arrivare con un po’ di anticipo e poter fare un po’ di riscaldamento.

Il viaggio è più lungo del previsto, ma mi concede una splendida alba che mi godo scendendo dal Colle San Bernardo verso Albenga. Arrivo in loco ed è subito panico: non c’è nulla da fare; l’atmosfera della corsa la patisco sempre… Parcheggio sul Capo Mele, preparo la bici e me stessa, ritiro il numero e poi via, direzione Albenga. Tra poco incontrerò il mio angelo custode di oggi, Alessandro, che mi viene incontro da Loano. Infatti, di lì a poco, eccolo che arriva, in tenuta quasi estiva, con i pantaloni corti. Infatti, fa davvero caldo, nonostante il vento!
A quest’ora della domenica mattina, si riesce persino a pedalare un po’ lungo l’Aurelia senza rischiare le piume ad ogni metro. Facciamo quattro chiacchiere: basta questo per calmarmi un po’. Questa volta, non parto a freddo! Saliamo il Capo Mele, giù di là e ritorno: in quel frangente, incontriamo anche Matteo, impegnato in operazioni strategiche di… Ehm… Alleggerimento della struttura!!! 🙂

L’ingresso nelle griglie è caotico: a quanto pare, lo spazio è insufficiente per far entrare tutti; così, i ritardatari come me attendono sugli scalini della passeggiata. Sono a due passi dal via; penso preoccupata al momento della partenza: visto che la maggior parte della folla è dietro, mi spianeranno senza pietà!!! Argh! Ma non faccio in tempo a concludere il ragionamento, che è già ora di schizzar via. Mi sono separata da Matteo ed Alex; ora devo solo badare a non combinare guai e non far cadere nessuno. Idem come domenica scorsa, pesto forsennatamente sui pedali; questa volta, però, ad attaccarmi non ci provo nemmeno: pian piano, tra un’inchiodata generale, un rosario di improperi, qualche rischi di cadute, mi porto sulla destra e cerco di andare a più non posso, lasciando però che i pazzi filino via per conto loro. Il vantaggio è che ci sono più o meno duemila persone: ergo, passata la parte più scalmanata della baraonda, riesco a trovare qualche gruppetto che tiene un’andatura un po’ più sopportabile per me. Matteo mi ha già passata da un pezzo! Via come il vento!

Finora ho sofferto un po’ meno che domenica scorsa a Loano. Quando iniziano i falsipiani verso l’entroterra, però, è ancora sconforto: se la cavano tutti meglio di me, perdo terreno, arranco… Cerco di non sforzare troppo, non alzarmi troppo sui pedali, per evitare che le gambe diventino subito di legno. Forse, forse, non mi scappano proprio tutti…

Non appena inizia la prima salita, appare Alessandro. Un sollievo incredibile! Mi ripesca dalla depressione in cui sto già piombando, stile “Chi me l’ha fatto fare di venire qua a far ridere i polli”… Mi sforzo di salire ad un ritmo un po’ migliore del mio solito; ci rimetto i polmoni ma vado su benino, mentre Alex saltella elegantene e leggero sulla bici come se stesse facendo un corso di uncinetto anziché una granfondo! E mi tiene d’occhio.

Sarà il sole, sarà che mi sento bene; arrivo su abbastanza in fretta, giusto per maledire i tratti di saliscendi che seguono lo scollinamento (Costa Bacelega, si chiama? Mi pare di sì…). Ma non son capaci, questi Liguri, di fare delle strade che salgano o che scendano??? Decisamente? No, su e giù, su e giù, e io ci rimetto le gambe! Comunque, va bene, c’è ancora un bel po’ di gente intorno. Alex tenta di mettersi davanti e ripararmi dal vento, ma c’è poco da fare; io mi impappino, un po’ per gli strappi, un po’ per le curve che non son capace di affrontare senza rallentare a velocità ridicola!

La vera discesa, poi tanta pianura e saliscendi. E’ sempre la locomotiva Alex, a cui tento faticosamente di restare attaccata, che salva la situazione: per me e per tanti altri che ne approfittano!!!
Nel tratto di pianura, arrivano a tradimento i crampi nell’interno della coscia e poi giù, nei polpacci: dolore!!!!!! Sono costretta a staccarmi all’improvviso, mentre la fila mi passa accanto; mi alzo sui pedali, rallento, insomma, in un modo o nell’altro rappezzo il danno e riprendo la corsa come prima. Ma invoco la salita, non ne posso più di piattume!!!

Seconda salita, Colle del Ginestro: quasi tutta pedalabile, a parte alcuni tratti, soprattutto nel finale. Riprendo un po’ di avversari: ormai, il ritmo generale è di “Andiamo avanti con le unghie e con i denti che è quasi finita”… Ai ristori non mi fermo; provvede Alex che, con equilibrio da funambolo, riesce a prendere la bottiglietta, svitarla, svitare la mia borraccia e riempirmela, il tutto ovviamente pedalando! Se penso che io non ho mai imparato a pedalare in BDC senza tenere almeno una mano sul manubrio… Solo sulla Graziella riesco a staccarle entrambe!
I crampi a tratti ricompaiono, dappertutto, persino nelle mani: sarà la terza volta in dieci anni che mi capita una cosa del genere! Quasi mai avuto i crampi, porca miseria!

Appena sotto la cima, ci sono i banchetti del “salsiccia party”: ma non è roba per una vegetariana convinta come me! A questo punto, comunque, non mi fermerei nemmeno se ci fosse a bordo strada George Clooney in costume adamitico… Beh oddio, magari in quel caso lì sì, mi fermerei, ma per nessun’altra ragione!

In discesa, come al solito, perdo terreno e metto a dura prova la pazienza di Alex. L’ultimo tratto di pianura… Beh, è insieme terribile ed esaltante. Alex si mette ad andare come un matto; io al seguito; penso che voglia raggiungere un gruppetto poco avanti ed accodarsi, invece no, lo sorpassa con nonchalance e tira dritto, ed io dietro, al gancio. Il guaio è che non riesco a prender le curve decentemente, a quella velocità, che non so quantificare ma è alta… Ad ogni curva, o peggio ad ogni rotonda, mi stacco, con il risultato che poi mi tocca fare il triplo dello sforzo per riavvicinarmi. Le salite alpine sono nulla in confronto alla fatica ignobile che sto facendo adesso!!!

Mancano cinque km all’arrivo, siamo quasi al Capo Mele… All’improvviso, da un istante all’altro, mi si spegne la luce. Gli schiamazzi intorno si fanno voci lontane, mi prende freddo, gambe e braccia molli… No, qua non ci si può fermare; stringo i denti, procedo, ma addio sogni di gloria di fare il Capo Mele con il 48. Metto il 34, spingo quel che posso; van via tutti, resta solo Alex che si gira di continuo per incitarmi: ma proprio non c’è più nulla da fare! Faccio la breve discesa con la sensazione di perdere l’equilibrio, ma è un attimo, il traguardo è già alle spalle. La GF finisce con un bel gelato ed una breve sosta in spiaggia.

Riaccompagno Alex a Loano, imbocco la strada del Giogo di Toirano, via verso Ceva, verso casa. A pochi km da Carmagnola, vedo il sole che sta tramontando; il disco rosso fuoco, con il contorno perfettamente delineato e troncato dalle cime delle Alpi. Degna conclusione di una giornata meravigliosa…

GRAZIE ALEX!!!!!!!!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!