GF in Liguria 2008 – 3 febbraio: Loano

Tra le tante idee sportive balzane che mi saltano in testa, questa è stata senza dubbio la più assurda. A gennaio ho avuto la bella pensata di iscrivermi a ben due “gruppi” di Grafondo in Liguria: il Circuito Pegaso, con le GF di Loano, Albenga e Ceriale, e la Coppa Liguria, con Laigueglia, La Spezia, Olmo e Camogli. Queste granfondo stanno agli antipodi del “mio” ciclismo: sono corte, tracimano di pianura e falsopiani e, soprattutto, sono popolate da ciclisti che, rispetto a me, stanno come una Ferrari ad un’Ape Piaggio. Ergo, ci si domanderà, per quale cappero di motivo mi sono iscritta? Boh… Non l’ho mica capito bene nemmeno io… Forse un po’ di curiosità, tanto per vedere se riesco a combinare qualcosa che sia appena più che indecente; di certo, una dose industriale di incoscienza.

Al primo appuntamento, quello di Loano, mi presento con il terrore: è già tanto che sia riuscita ad arrivare fin lì in auto senza schiantarmi, visto che ho le mani malferme al punto da non riuscire a fissare decentemente il numero di gara sul borsello a manubrio. C’è un fracasso di gente; già l’atmosfera mi mette ansia… So benissimo che si partirà come pazzi, che bisogna andare alla disperata per non restare proprio completamente soli, che altrimenti è meglio girare indietro e tornare all’auto. Già, facile a dirsi, per me che di solito impiego trenta km ed almeno una salita per entrare “a regime” e che, comunque, la pianura non la digerisco, la velocità non la reggo, insomma, un disastro…

Oggi avrò a mia disposizione l’assistenza morale e materiale di LorenzoSV: da una parte, ovviamente, questo mi fa piacere e mi rassicura, perché so che ci sarà qualcuno a dirmi cosa devo fare, e mica uno qualsiasi!!! Un gregario con i controcavoli!!! Di cui ci si può fidare ciecamente, visto il talento e l’esperienza di corse assassine. Dall’altra parte, però, sono preoccupatissima perché so già che, per quanto piano Lorenzo si sforzi di andare, non riuscirò mai a stargli appresso. Lo so…

La giornata è grigia e piuttosto fredda. Corro con la divisa nuova di zecca della Jolly Europrestige: speriamo di non disonorarla troppo!!! In griglia aspetto mezz’oretta: intorno a me, gente che programma strategie, gente che si riscalda, si massaggia, scavalca le transenne per avanzare di venti centimetri… Confesso che comincio seriamente a nutrire qualche dubbio. Anzi, direi che avverto un filo di terrore… Ma l’imperativo di Lorenzo è, “a tutta fino alla prima salita”! Così, al via, inizio a pestare forsennatamente sui pedali. E’ panico: bici che sfrecciano da tutte le parti, la calca, curva a destra e strettoia a poche centinaia di metri dal via, corsa all’impazzata lungo l’Aurelia in mezzo alle auto; si accelera, si inchioda, bici che scivolano, gente che urla, si riparte, insulti che volano da ogni dove… Ma questa non è mica una corsa in bici!!! E’ una bolgia infernale!

Avanti a me, Lorenzo che si gira continuamente indietro per controllare se ci sono… In questo momento dovrei essere incollata alla sua ruota e, invece, sto tentando, con scarso successo, di controllare il panico. Gli altri ciclisti mi stanno passando letteralmente sulle orecchie!!! Ho il terrore di non riuscire a frenare, di scivolare; in ogni curva rallento, perdo terreno, raccolgo santi tirati giù dal calendario per colpa mia, e Lorenzo non riesco proprio a seguirlo!!! Ben presto arrivo all’apnea, il cuore che non so se batta o se non batta più, le gambe dure, inchiodate come non mai. Tra me e me, abbatto i santi a mia volta; meno male che i primi km dovevano essere ad “andatura controllata”… Sì, ma controllata da chi??? Da Valentino Rossi?

Non ho idea di quanto tempo e quanti km siano passati, quando la ressa si scioglie un po’. Il percorso è ancora molto veloce, ma io ormai ho i muscoli di legno. Ostinatamente ci provo, ma scivolo presto nello sconforto; continuano a passare gruppi che a malapena vedo, altro che attaccarmi. Lorenzo mi incoraggia, ma so che in cuor suo è esterrefatto da questo disastro di ciclista che si sta portando appresso…

Per fortuna, come una liberazione, arriva la prima salita, verso Gazzo. Pago fin da subito, caro e salato, lo sforzo fatto fin lì, ma, se non altro, posso finalmente prendere il mio passo ed andare su con un ritmo ed un respiro che mi sono un po’ più familiari. Riesco addirittura a passare qualche collega ed a scambiare quattro chiacchiere. La pacchia, però, finisce presto ed in modo per me angosciante: dopo la cima, ci attendono chilometri di saliscendi, piccoli strappi che un buon ciclista nemmeno vede, ma che per me, già quando son tranquilla e riposata, significano “butto giù il 34 e vado come se dovessi scalare il Fauniera”. Mi sorpassa tutto il mondo, mentre arranco con fatica improba. Gambe sempre più dure, fiato corto, morale sotto i copertoncini. Penso che anche Lorenzo abbia ormai lasciato ogni speranza…

L’arrivo della vera discesa non mi aiuta, perché in discesa sono un disastro; va un po’ meglio quando riesco a tagliare e raddrizzare le curve, ma lì non è proprio il caso. Il tratto di fondovalle prima della seconda salita è un altro calvario: però, qui me la prendo un po’ più con calma, non posso fare altro.
Mi pare sia in questo tratto, se non ricordo male, che accade un episodio che mai più mi leverò dalla testa finché campo!!! Passa un ciclista che si fa trainare da una moto. Dal gruppo in cui mi sono intruppata, si levano commenti indignati all’indirizzo del furbacchione che, a quanto pare, è un “pezzo grosso” del ciclismo locale. Ad un tratto, Lorenzo parte e si lancia all’inseguimento… All’inseguimento di uno che viaggia attaccato ad una moto!!! Lo raggiunge, gli fa il cazziatone e torna in gruppo come se nulla fosse. Lì per lì non ci do peso.. Mi sa che è stata solo un’allucinazione causata dalla mancanza di ossigeno! Invece no…

Per fortuna, arriva anche la seconda salita. Ormai sbrodolo, faccio quel che posso. Mi meraviglio che ci sia ancora qualcuno in giro, oltre a me! Nel tratto di saliscendi, dopo lo scollinamento e sotto qualche fiocco di neve, perdo ancora terreno… In discesa completo lo scempio… Ormai ho perso anche la voglia di provarci: sono convinta d’essere rimasta ultima, ultimissima. Mi spiace un sacco e, quasi quasi, se non mi vergognassi, ci spenderei anche una lacrimuccia! Sull’ultima salitella di Boissano, faccio l’estremo sforzo per mantenere un minimo di dignità fino all’arrivo.

La parte finale è a dir poco indecente… L’ultimo incrocio non è presidiato; finiamo in mezzo alle auto, nel traffico dell’Aurelia. Però finalmente è finita!!! Credo di non essere mai stata tanto felice di arrivare alla conclusione di una GF… Un po’ perché, con immenso stupore, scopro che dietro a me c’è ancora qualcuno; un po’ perché, sia pure a prezzo di una fatica ignobile, ho realizzato una media che non pensavo possibile, appena un pelo sotto i 25 all’ora. Per gli habituè di questo genere di gare, è ridicolo, ma per me è un bel risultato.

Saluto al volo Lorenzo che è di fretta e poi, mezza rintronata, mi avvio all’auto. Carico tutto, miracolosamente non dimentico in giro qualche ruota, qualche scarpa, qualche pezzo vario, e riparto, destinazione casa. Pian piano che la stanchezza svanisce, sono sempre più contenta… In fondo questo debutto non è stato così male!!!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!