L’avventura XL comincia qui

Visita la pagina Facebook: https://www.facebook.com/Avventura-XL-2021-109752634131248/

Correva l’estate 2003, occhio e croce proprio in questi stessi giorni dell’anno. Stavo per compiere 22 anni, giovincella, ed ero nella zona di Corvara, insieme all’allora moroso, sant’uomo, il giorno prima della partenza della granfondo ciclistica “Maratona dles Dolomites”. La mia passione per la bici da corsa, ai tempi, era a dir poco furiosa. Sprizzavo entusiasmo, fiducia nel futuro e sogni, tutti in chiave ciclistica. Non so più se a folgorarmi fu un manifesto appeso a qualche bacheca turistica, oppure un volantino appoggiato in uno di quei reperti preistorici allora ancora in auge, che prendevano il nome di “cabine telefoniche”. Ve le ricordate, le cabine telefoniche?

Di certo mi colpì il contenuto. Si parlava di una corsa in bici con partenza da Vaduz, in Liechtenstein, ed arrivo a Montecarlo, lungo un percorso che copriva buona parte dell’arco alpino, per un totale di oltre 2.000 km e 45 passi alpini, suppergiù. Si poteva scegliere tra le due versioni proposte: una in dieci tappe ed undici giorni, con tanto di giorno di riposo in mezzo, la versione “XXAlps Nationals”; l’altra in forma no stop, non a caso detta “XXAlps Extreme”, con l’obbligo di avere una squadra di assistenza. La corsa si sarebbe svolta nell’agosto dell’anno successivo. Impiegai pochi secondi a decidere che avrei senza dubbio partecipato.

All’epoca potevo permettermelo. Non parlo dell’aspetto economico, per quanto l’iscrizione ad una prova di quella durata fosse tutt’altro che a buon mercato. Potevo permettermelo perché non avevo ancora un lavoro: ero alle soglie della laurea, che sarebbe arrivata a novembre 2003; l’anno dopo sarei stata tirocinante, quindi sì impegnata in un ufficio, ma non ancora un ufficio mio, che avrei dovuto mandare avanti io sola, come faccio oggi. Non avevo ancora l’incombenza di occuparmi dei miei tanti, amatissimi cani, come faccio oggi. Non avevo ancora una casa tutta mia, amatissima anche questa, con un gran giardino ed un sacco di faccende da sbrigare per tenerla in condizioni degne. Infine, mia madre era in salute e perfettamente autonoma, anzi, come si suol dire, “faceva correre” tutti quanti.

In virtù di tutte queste premesse, non avevo altro da fare, una volta presa la fulminea decisione, che allenarmi, cioè, nella mia visione molto romantica e del tutto priva di fondamento scientifico, macinare più chilometri e salite possibile, fin quasi all’ossessione. Lo feci per oltre un anno, fino all’agosto del 2004, quando fu altrettanto semplice preparare un borsone con tutto quel che pensavo fosse necessario per una prova di quel genere e partire, proprio il caso di dirlo, verso l’ignoto. Perché sì, avevo già una buona esperienza di lunghi percorsi in bici in montagna, ma ero del tutto incapace di qualsiasi forma di pianificazione, nonché di senso pratico. Ed andavo ad affrontare una prova con tappe quotidiane mediamente intorno ai duecento km.

Le prime due, tre tappe furono uno shock: non ho quasi più memoria dei luoghi attraversati, ma conservo intatta quella della fatica e dei dolori ovunque, al punto che, quando alla sera si andava a dormire nelle strutture via via messe a disposizione grazie all’organizzazione, non credevo proprio possibile rialzarmi al mattino e pensare di ripartire per altri duecento km, per un altro disastro di salite. Poi il corpaccione, preso per sfinimento, in qualche modo si adattò o, più probabilmente, rassegnò.Pedalavo: non sapevo per dove, non mi ero mai curata di guardare le carte stradali né di mandare a memoria le varie tappe. Ai bivi,c’erano gli addetti dell’organizzazione che indicavano la retta via.Non sapevo mai, strada facendo, quanti km avessi già percorso,quanti ne dovessi ancora percorrere. Mi disperavo per la pioggia,pativo il freddo, temevo i temporali, gioivo per le giornate di sole,man mano che, attraverso Austria, Italia orientale, Svizzera e Francia, mi avvicinavo alla tappa delle “mie” salite abituali, il Galibier, l’Izoard, la Bonette. Ero in tutto e per tutto una dilettante allo sbaraglio, aiutata un po’ dal fisico robusto, un po’dalla testaccia dura, moltissimo dalla fortuna. A Montecarlo, alla fine, arrivai davvero.

Fu per me tutto tranne che una gara, anche se, unica donna partecipante, fui anche premiata. Un viaggio, una scoperta, un’avventura condivisa con compagni di viaggio di altre nazioni, un ottimo esercizio per l’inglese e chissà quante altre cose, tant’è che, tornata a casa, passai alcuni mesi oscillando tra la gioia per il successo ed una sorta di crisi di astinenza da emozioni forti.

Sono trascorsi, da allora, quasi sedici anni. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, tutto sommato mai troppo tumultuosa, per fortuna. Ho fatto il pieno di soddisfazioni sportive, ciclistiche e podistiche, senza dubbio fuori dal comune e di altrettante delusioni; nel frattempo, il resto della vita ha reclamato il suo spazio e se l’è preso, cosicché oggi, se si ripresentasse l’occasione di partecipare alla XXAlps, sarebbe ben più difficile ed angoscioso coglierla. Oggi sono molto più vincolata, sia in senso materiale che in senso affettivo. Ho un lavoro impegnativo, per quanto non possa dire di amarlo senza che mi si allunghi il naso; ho una nutrita famiglia canina che richiede cure quotidiane; ho una mamma un po’ acciaccata ma sempre energica a cui sono legata in modo maniacale, anzi bamboccionesco, per dirla con un ministro di qualche tempo fa. Sparire nel nulla per dieci, quindici giorni, dimenticandosi di tutto e di tutti, non sarebbe più possibile, perlomeno non per me. Dicono che invecchiare e diventar saggi significhi questo: mio malgrado, ecco, è successo anche a me. Sono contentissima di come vivo e di ciò che ho, ma non sarei sincera se dicessi che non vorrei rivivere un’emozione esplosiva come quella della XXAlps.

Insomma.Saggia sì, ma fino ad un certo punto. Non ancora abbastanza da riuscire a guardare un video approdato sul mio cellulare grazie, o per colpa di, un amico, senza conseguenze psichiatriche. Questo video:

Vi si narra l’avventura di un ciclista italiano, Stefano Gamper, protagonista alla XXAlps del 2005, che si svolse nella sola modalità Extreme. Video capitato a fagiolo in un momento personale di leggera insoddisfazione serpeggiante, di insofferenza alla vita quieta ed un po’ più casalinga pure, per certi versi, amata e cercata.

L’anno prossimo, nel 2021, compirò quarant’anni. Quaranta, XL, direbbero gli antichi romani. Non ho mai guardato al compleanno con particolare enfasi, bensì addirittura con un certo fastidio. Che c’è da festeggiare, ho sentito spesso dire a mia madre: non è mica un merito, compiere gli anni. E’ una cosa che accade, se sei fortunato. Però, alle soglie dei quarant’anni – anche un po’ prima, per chi fosse stato un po’ meno infantile di quanto sono stata io e forse sono ancora – alle soglie dei quaranta, dicevo, si comincia a realizzare che la vita non è più “tutta davanti”, che il secondo tempo è già cominciato da un pezzo. Insomma: se c’è qualcosa che si desidera fare, qualcosa che richieda testa dura, cuore buono, motore ancora efficiente, è bene non perdere altro tempo. Galeotto fu il video: l’idea dell’avventura XL, XL come quaranta ed anche come “ExtraLarge”, è arrivata da lì. Se vorrete leggere, ve ne parlerò.

Visita la paginaFacebook: https://www.facebook.com/Avventura-XL-2021-109752634131248/

(Visited 113 times, 1 visits today)

Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!