Madre ed i jeans

Questa mattina ho deciso di affrontare il mostro, il cerchio di fuoco. Il paio di jeans attillati che stava appeso lì, sulla seggiola, da secoli, senza che io avessi più alcuna speranza di riuscire ad entrarci. Avevo fretta, dovevo andar via, ma in un impeto di coraggio li ho afferrati, li ho sfidati ed ho provato ad indossarli.

Mentre mi contorcevo come in preda a crisi convulsive per infilarli, immancabile l’avvoltoio Madre stava appollaiato sulla ringhiera della scala, un ghigno satanico disegnato in volto: “Non ce la farai mai”. Sono diaboliche, le madri. Ti vedono sempre anoressica, fanno di tutto per rimpinzarti come un’oca da foie gras; se poi decidi di metterti a dieta, ti tempestano di messaggi subliminali per dimostrarti che tanto non serve a nulla, puoi anche lasciar perdere, da subito.

E invece sì, dopo due mesi di inenarrabili sacrifici e privazioni alimentari (leggi, ho rinunciato alle porcherie più ignobili che di solito ingurgitavo senza ritegno), sono riuscita non solo ad entrare nei jeans, ma financo a chiuderli. Senza esplosioni nei successivi trenta secondi: record omologato dal Guinness dei Primati.

A quel punto, se sul deretano mi fosse comparsa la scritta “Zeppelin”, l’effetto dirigibile sarebbe stato perfetto, ma non stiamo a guardare tutto. Mi volto verso Madre con sguardo di trionfo. Percepisco nei suoi occhi il disappunto, ma è solo un attimo: sul viso ricompare il ghigno demoniaco. “Ah… Ma sono elastici”.

Madre. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!