Race Across The Alps 2007 – Parte II – Meditazioni

Riprendiamo la narrazione… Vado un po’ a rilento, lo so, ma ho due ottime ragioni.
Una: per non so quale evento di quelli che si manifestano una volta su seimila miliardi, ho passato lo scritto dell’Esame di Stato (Dottore Commercialista), quindi ho pochi giorni per studiare TUTTO in vista dell’orale di lunedì 28.
L’altra: giusto per festeggiare l’evento uno, mi sono leggermente schiantata in bici, la scorsa domenica… Quindi CI ho una faccia così, un solo occhio operativo e un po’ di difficoltà con i tasti del piccì!

A parte queste quisquilie… Dov’eravamo rimasti? Ah sì. Al punto in cui mancano tre settimane alla RATA e vengo a sapere che al via ci sarò pure io. Beh, ci sarò, parole grosse: come faccio ad esserci? Primo, non sono abbastanza allenata. Non si discute. 13.000 e rotti metri di dislivello, più di 500 km, e chi li ha mai visti? In due tappe, ok, è già dura ma si può fare. Ma in una botta sola… E poi, calma, ci sono tutti i problemi organizzativi! La versione inglese del sito web della corsa spiega che è obbligatorio, a pena di morte immediata, avere una squadra di quattro persone al seguito e, ovviamente, una vettura capace di portare a spasso tutti quanti, più eventualmente il ciclista schiattato e la sua bici.

Insomma, è chiaro che tutto ciò non sta né in cielo né in terra. La RATA nel 2007 non s’ha da fare. E’ impossibile, i problemi sono troppi, il tempo troppo poco. Devo dire di no, devo spiegare che è colpa loro, degli organizzatori, me l’han detto troppo tardi, non riesco proprio a partecipare… Sì, certo. Razionalmente, dovrei fare proprio così. Però so benissimo che non lo farei mai. A costo di andar là da sola, di tentare di far tutto il giro con uno zaino enorme, di arrangiarmi, insomma, e al diavolo le loro regole. Non posso perdere un’occasione come questa. Se rifiuto quest’anno, col cavolo che l’anno prossimo mi ammettono dinuovo! No, le occasioni vanno colte, a qualsiasi costo. Questa è una delle occasioni più belle della mia vita. Non posso gettarla ai rovi, no, non si fa.

Mentre mi arrovello, passano i giorni, tra l’ufficio e la bici. Pian piano, la nebbia comincia a dissolversi. Grazie ad alcune persone verso le quali avrò sempre un debito di gratitudine enorme: Franco e Ludwig. Sono loro i primi ad offrirsi di accompagnarmi in questa pazza avventura. Franco, il compagno di tante avventure sulla bici; Ludwig, un simpaticissimo corridore conosciuto alla 100 km del Passatore, con cui ho condiviso un bel po’ di km di fatica e di chiacchiere quella notte tra Firenze e Faenza… Due persone buone e generose come mai pensavo potessero esistere, e non è per fare una sviolinata, che lo dico. Lo dico proprio io, che son sempre così scettica e diffidente verso il prossimo!!!
Con Ludwig arriva anche la vettura… Una bella auto grossa, dove stipare tutto il bagaglio che mi porterò dietro nel viaggio. Insomma, in pochi giorni, quei problemi che sembravano insormontabili sono svaniti, non certo per merito mio, ma per l’incredibile abilità pratica ed organizzativa dei miei due amici.

Io ormai sono già “oltre”. In un certo senso, sono già “estraniata” da questi problemi. Lo so, è un comportamento egoista il mio, ma la certezza di avere accanto due persone di cui potermi fidare, che si sono fatte carico di tutti i problemi materiali, mi permette di pensare, sognare, preoccuparmi solo della corsa. Poi, anche qui, “corsa” per me è un parolone. Io non posso permettermi nemmeno l’ambizione di arrivare alla fine nelle 32 ore di tempo massimo. Non ce l’avrei fatta nemmeno se avessi avuto a disposizione mesi di allenamento. Figuriamoci in tre settimane… Nei giorni precedenti il 21 giugno, fatidica data della partenza, pedalo parecchio in montagna, faccio il giro di cui ho parlato nel post “Sotto la pioggia…”, partecipo alla GF Campagnolo; insomma, aggiungo un po’ di fondo alla discreta quantità di salite in montagna già fatte, come d’abitudine, in primavera.
Tutto quel che voglio è esserci. Vedere, vivere, provare quest’esperienza. Lo so che non potrò combinare molto. Una cosa del genere non può essere preparata, finché non ci sei dentro e non vedi cosa significa davvero. Allora, poi, se ne può discutere, non prima.

Ci sono nomi, nella lista dei partenti, che forse al grande pubblico non dicono molto: ma è gente che ha corso la Race Across America, la XXAlps Extreme ed altre prove, appunto, estreme, di questo genere. Sono extraterrestri: lì in mezzo, io c’entro proprio poco. C’è un’altra donna, oltre a me: una tedesca, Silke, anche lei con un curriculum che fa impressione… Sul suo sito internet, ci sono decine di foto, racconti, imprese fantascientifiche. Eh sì, c’è poco da fare, il dubbio di aver fatto il passo molto più lungo della gamba mi assale, di tanto in tanto. Ma perché non provare? In fondo, alla peggio, rimedierò una figuraccia; alla peggio, l’anno successivo non mi accetteranno più.

Quanto ci metterò, in che condizioni sarò, guardo e riguardo l’altimetria. Trituro gli ammennicoli a mezzo mondo con i miei dubbi, le mie paure; chi mi dice che ce la farò, chi dice che non ce la farò mai, chi mi rimprovera perché non mi alleno seriamente, chi azzarda tabelle e tempi. Oh, insomma… Come si fa a prevedere qualcosa? Non mi interessano le previsioni, anzi, non le voglio nemmeno sentire!!! Mi metteranno solo ansia quando sarò là, a pedalare, e mi accorgerò – perché sarà inevitabilmente così – del tempo che scorre troppo in fretta. Questa follia è, appunto, una follia. Devo solo andare là, partire, pedalare finché ce la faccio. In fondo ho alle spalle due Rando 8000, ok, più brevi della RATA, ma affrontate in autonomia, quindi con zaino pesante, l’incognita del meteo, la necessità di arrangiarsi. Alla RATA sarò assistita, avrò una squadra a mia disposizione, e che squadra!!!

Alla sera del mercoledì, 19 giugno, preparo tutto. Un borsone con tutto l’abbigliamento che potrà servirmi nelle 32 ore di bici: estivo, invernale, da caldo, da freddo, da pioggia. Tutto, ma proprio tutto, senza parsimonia. Poi metto in partenza la bici, già revisionata, i copertoni, le camere d’aria di scorta, quel poco di dotazione meccanica che ho a casa. Le luci. La pappatoria, barrette e beveroni per un reggimento. Ultime telefonate, e-mail, ultimi messaggi sul forum di Bicidacorsa.

Domani si parte per Nauders…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!