Race Across The Alps 2007 – Parte III – Si va a Nauders

Appuntamento da Franco, 21 giugno 2007, verso mezzogiorno. Parto con la vecchia e fida Opel stracarica: il bagaglio, i viveri per il viaggio – mi basterebbero per andare fino a Capo Nord, ma non li tocco nemmeno, per la tensione – e le due bici. Eh già… Un vero prò che si rispetti non va mica in giro con una bici sola! Da buona iperansiosa, meglio portarle entrambe, si sa mai. Tanto, sul macchinone di Ludwig, che mi seguirà nella corsa, c’è un sacco di spazio. Metti che qualcosa si rompe mentre pedalo… Non posso mica permettermi di perdere tempo nelle riparazioni! Già così, con 32 ore a disposizione, per fare un giro che potrei sperare di chiudere in 40, sarà una disperazione.

Viaggio fino al paesello di Franco, vicino a Milano, in preda ad una sorta di allucinazione. Miracolosamente azzecco le direzioni ed i caselli, ma dev’esserci una specie di pilota automatico che guida, perché io sono sospesa a metà tra sogno e terrore. Quella sensazione che ti porta a dimenticare per un attimo tutto il resto, le attività, le persone, insomma, tutto ciò che riguarda la vita ordinaria. Non c’è più, è sparito. Non so cosa ci sia intorno a me; so solo ce c’è da fare un viaggio fino a Nauders e c’è da tentare una corsa in bici.

Meno male che c’è Franco. Prende in mano lui la situazione: il trasferimento dei bagagli e delle bici dalla mia alla sua auto non è impresa da poco! Nello stato psicofisico, più alterato del solito, in cui sono io, potrei dimenticare a casa almeno dieci cose indispensabili. Inizia ora uno dei viaggi più belli e sereni che abbia mai fatto!

Si parte, fa caldo, direzione passo Maloja, se non ricordo male, e Svizzera. Si chiacchiera, Franco sa stemperare la tensione, si fanno progetti; per ora sono tranquilla. Sosta in pasticceria, ci abbuffiamo di paste e meringhe: mamma mia, che attentato clamoroso alla linea, che per me è già parecchio tonda! Ci si ferma lungo il lago, due passi, qualche foto.

Fa freddo, il cielo si è coperto e tira vento: con il mio solito abbigliamento da spiaggia, sono come minimo fuori luogo! Poi ripartiamo, avanti, verso Nauders, e più passano i km, più sale la tensione. Ci attende, nel tardo pomeriggio, quello che viene pomposamente chiamato “briefing”. Incontreremo Ludwig lì.

Il cielo è sempre cupo, cade anche qualche goccia di pioggia. Nuvole scure come il mio umore. Lo sapevo, il momento della verità è arrivato. Mentre attraversiamo un pendio verdissimo ed arriviamo in vista del paese, mi assale la paura, quella vera, spessa. Ma che ci faccio, qui. Sta arrivando il brutto tempo, pioverà domani, io sono una frana con la pioggia, lo so, sarà un dramma già da subito. OK, ho l’assistenza al seguito, ho tutto ciò che mi può servire, non ha senso angosciarmi, eppure…

Il cuore schizza a mille quando vedo le freccine che indicano la direzione della struttura dove si terrà il raduno pre-gara. Arriviamo in loco, solo per scoprire che il briefing sarà un’ora più tardi di quel che pensavamo. Fa freddo, ma non so se sia freddo davvero, o se sia solo colpa della mia agitazione. Facciamo due passi per il paese, con Franco a fare da argine al mio terrore. Poi torniamo al punto d’incontro. Il parcheggio è pieno di vetture con i nomi degli sponsor, i porta-bici. C’è movimento, tante persone, forse sono i ciclisti, forse i membri delle varie squadre. Discorsi in tedesco, risate; tanta, ostentata sicurezza, questo è quel che percepisco io, questo è quello che manca a me. Mi sento piccola piccola, fuori posto in mezzo a quella gente che chissà quale curriculum sportivo ha alle spalle, al contrario di me che non ho nulla, almeno, nulla a cui si possa aggiungere il prefisso “ultra-“. Entriamo, ci facciamo capire in inglese; ci sediamo, ma seduta non resisto, comincio a girare nell’attesa che accada qualcosa. Non oso guardarmi intorno, cercare gli sguardi dei “concorrenti”, improvvisamente vorrei essere lontana mille miglia di lì. C’è un sacco di gente che mangia e tracanna birra… Poi le luci si spengono, lo speaker inizia a parlare, chiama sul palco alcuni dei candidati al massacro di domani. Non si capisce nulla, ovviamente, o almeno, si capta solo qualche parola. Franco ed io restiamo vicino all’ingresso: poco dopo arriva Ludwig, che, con vera efficienza teteska, provvede immediatamente a chiedere tutte le informazioni tecniche per l’indomani. In un attimo, sul mio tavolo compaiono un sacco di cose, tra cui uno splendido road-book plastificato. Che emozione, vedere lì quell’altimetria su cui avevo consumato un sacco di sospiri per un sacco di tempo! E le etichette da applicare all’auto al seguito, e il numero per il casco, e, e…

Chiamano sul palco l’unica altra donna, Silke Seekamp: una splendida ciclista, fisico atletico che più non si può, entusiasmo trascinante. Mamma mia, questa mi spiezzerà in due. Anzi, peggio, in quattro, in otto… E come lei tutti gli altri, tutti magri, tirati, organizzatissimi. Io no, io non sono organizzata, vado incontro all’ignoto. Una cosa del genere, non puoi pensare di organizzarla, se almeno non la provi una volta, prima. Mi ripeto che sono qui per provare, e basta. Sono felice di esserci!

Confesso che la fine della riunione è un vero sollievo. Si va all’albergo che Ludwig ha prenotato per Franco e me: i titolari sono due giovani simpaticissimi; lui è un istruttore di MTB e dev’essere anche un bel pazzoide! Sono incuriositi dal fatto che io partecipi alla RATA, mi incoraggiano, fanno il tifo.

Ora ci vuole una bella pizza… E poi a nanna. Così facciamo: si va a mangiare una vera pizza, ottima a dispetto del fatto che siamo in Austria. Nel locale ci sono anche altri che domani partiranno con me: è il titolare della pizzeria, di chiare origini non austriache, che ci mette in contatto con fare chiassoso ed allegro. Bene: se anche gli altri vanno di pizza, allora qualcosa di giusto, nella mia preparazione pre-gara, c’è. La pizza, appunto.

Ancora due passi, poi si va a nanna. La partenza domani è a mezzogiorno. Ci sarà tempo per dormire un po’ più a lungo del solito e prepararsi con calma. Buonanotte…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!