Race Across The Alps 2007 – Parte IV – La partenza

Apro gli occhi, ma non sono ancora del tutto sveglia. Attraverso le imposte filtra una bella luce: saranno circa le otto del mattino; mi ci vuole un attimo per riordinare le idee… Perché stamattina Skipper non mi ha svegliata? Ah già… Perché non sono a casa, sono in una stanza d’albergo, con le bici accanto al letto ed i raggi di sole che filtrano dalle tende alla finestra. Pare incredibile, ma sono a Nauders e il gran giorno è arrivato!!!

Qui, devo ammettere, sono in crisi. Non ricordo più cosa sia successo quella mattina: Franco ed io abbiamo fatto colazione in albergo? O siamo andati a caccia di backerei nel paese? Proprio non lo so. Ho le idee un po’ più chiare dal momento dell’arrivo di Ludwig: l’auto, i preparativi, il trasferimento dei bagagli, delle scorte di pappatoria per me e per i miei accompagnatori. Se ci penso, ancora adesso mi vergogno un po’: Franco e Ludwig sono indaffaratissimi, caricano, spostano, aprono, chiudono, incastrano, mentre io, già vestita da bici, mi aggiro nei paraggi come un fantasma. Manca poco alla partenza, un paio d’ore, ma ho già il cuore in mezzo alle orecchie. Non so se sono più agitata, più terrorizzata o più gasata, non ne ho idea!!! Solo che non riesco a stare ferma…

Ci avviciniamo, parcheggiamo l’auto in una piazzetta appena dietro la partenza. Manda più di un’ora, ma io sono in fibrillazione; vado a cacciare il naso nella zona del via, ma è ancora tutto un lavorìo di operai che sistemano l’arco, le casse, i cavi. Torno indietro, mangio qualcosa. Fa caldo, c’è un bel sole! Questo sì, è un bell’incoraggiamento…

L’agitazione sale e sale, man mano che la piazzetta si affolla di altri furgoni col numero, altre squadre, altri concorrenti. Con qualcuno scambio anche due chiacchiere: c’è un giovane inglese, che, come me, sogna solo di arrivare alla fine; ci sono i mostri della RAAM, della XXAlps Extreme. Ludwig attacca discorso con la squadra di un concorrente austriaco; è incredibile, tutta una babele di lingue, tutto un tradursi e riportare e interpretare i vari discorsi. Sorrisi, risate, ottimismo. E’ vero, ho una paura dannata, ma sono qui, sulla porta d’ingresso di un’avventura che, fino a poco tempo fa, non avrei nemmeno osato immaginare. Adesso ci sono.

Ci avviciniamo alla partenza. Ora c’è più gente, tanti ciclisti, tanti accompagnatori; macchine fotografiche e flash ovunque. Anche Franco e Ludwig sono armati di obiettivi e scattano foto a raffica.

E’ un momento difficile da descrivere. Mi sento piccola piccola in mezzo a quei campioni. C’è anche la mia unica rivale donna, Silke, bellissima, sorridente, sicura di sé, bersaglio di fotografi e microfoni. Vista così, sembra arrivare da un altro pianeta. Dovrei, per correttezza, salutarla, ma non oso: non vorrei che il mio gesto fosse preso per superbia; io non posso stare al suo livello. Ma ci pensa lei, nel modo chiassoso ed esuberante che è parte del suo stile! Saluta, augura in bocca al lupo.

E poi persino il palco, le interviste! Uno per uno, i ciclisti vanno a dire qualche parola di sé. Purtroppo, è quasi sempre il tedesco la lingua prescelta, quindi capisco poco. Poi tocca anche a me; quel gran bel pezzo di figliolo dell’intervistatore mi chiede cosa mi aspetto dalla gara: arrivare alla fine, e viva… Beh, obiettivo già fin troppo ambizioso.

I minuti scorrono lenti, infiniti. Quest’attesa mi fa impazzire!!! Mi guardo intorno, mangiucchio, scruto gli altri concorrenti… Ammiro la vettura del direttore di gara, una lussuosissima BMW, mica bau bau micio micio!!! E poi, finalmente, arriva il momento di mettersi in griglia.
Mi manca un po’ il fiato adesso. Saluto Ludwig e Franco, li ritroverò dopo; mi avvicino ai colleghi già schierati. Faccio per imboscarmi nelle retrovie, ma a gran voce mi richiamano avanti. Foto di rito, tante, da tutte le parti. Chiudo gli occhi, un respirone. E’ vero, Gian, ci sei. Si parte!!!!!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!