Race Across The Alps 2007 – Parte VII – Il giorno dopo

Il giorno dopo… In teoria, sarei stata iscritta alla GF Pantani. Ovvio che non ho il dono dell’ubiquità e non me la sarei mai sentita, nemmeno se qualcuno mi avesse caricata in auto e portata all’Aprica, di prendere il via. Sabato sera, finita la corsa, crollo a nanna. Incredibile la sensazione di soddisfazione provata al risveglio, la domenica… Quella sensazione che purtroppo dura troppo poco, ma è bellissima, che provi quando sai d’aver fatto qualcosa di grande. Lo so, non c’è molto di grande nel guadagnare una maglia di Finisher “di consolazione”, ma io sono felice lo stesso. Vedo la luce filtrare attraverso le finestre, saranno le otto, ma non importa: poltrisco ancora un po’, mi giro e mi rigiro, cercando di non svegliare Franco che magari in realtà è già sveglio. Poi, pian piano, la casa prende vita, ci alziamo noi e anche gli altri. E’ ora di raccogliere, sia pure a malincuore, le nostre cose, ed avviarci verso la vita normale, verso casa. Ma non senza concederci ancora un bel regalo. Tutti insieme, con Silke ed il suo equipaggio, facciamo colazione, ancora un po’ di chiacchiere, mischiando le lingue, un po’ di inglese, un po’ di tedesco, un po’ di italiano. Il momento dei saluti è il più triste per me: mi spiace lasciare tutti, soprattutto Ludwig, lui che, quesi senza conoscermi, s’è offerto di sopportare tutto questo strapazzo, questo viaggio, la spesa ed il disagio, così, per pura generosità. Che persona eccezionale, Ludwig.

Franco ed io salutiamo anche la simpatica banda dei Tedeschi; un salto al bar, sotto i raggi di uno splendido sole, e poi via verso l’ultima avventura. Lasciamo l’auto a Prato allo Stelvio, scarichiamo le bici: si va allo Stelvio!!!

Ho smesso di pedalare la sera prima, dopo tante ore di sella, ma ho una gran voglia di ricominciare. E ci tengo a che Franco possa godersi il suo primo Stelvio: anche perché mi spiace che, per causa mia, abbia dovuto rinunciare, anche lui, alla GF Pantani. Via, si parte, sotto uno splendido sole.

Franco pedala bene, io mica tanto: fatico, sono un po’ cotta, ma non importa, sono contenta. Via i primi drittoni, via i tornanti, finalmente appare il “vero” Stelvio come lo si vede nelle cartoline.

Ci concediamo una pausa per prendere l’acqua e fare qualche foto, poi riprendiamo la salita; gli ultimi tornanti passano veloci, fin su alla cima, come sempre affollata di turisti, banchetti di souvenir, venditori di wurstel e crauti.

E, visto che abbiamo deciso di trattarci bene, lo facciamo fino in fondo: ci sediamo in terrazza, anche se fa freddino, per via del vento e delle nuvolette che ogni tanto oscurano il sole, e ci sbafiamo una meravigliosa pizza.

La discesa, con ben 48 tornanti, è un incubo per me, ma ormai non mi interessa più. Da questi quattro giorni ho avuto tutto quel che avrei potuto desiderare. Credo di poter dire, senza esagerare, che sono felice. Pazienza se poi il rientro a Milano è un calvario di code in autostrada, e il mio rientro da Milano a casa è un misto di infinita tristezza e stanchezza che mi crolla addosso tutta assieme, pesante.

Che posso dire per concludere? Solo un immenso GRAZIE a Franco e Ludwig, le due persone che hanno trasformato il mio sogno in realtà. Null’altro…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!