Sotto la pioggia

Si parlava oggi, via mail, con un amico ciclista, di bici e pioggia. Secondo lui, mi perdonerà se riassumo brutalmente il suo pensiero, è meglio pedalare nel box sul simulatore, che non uscire al freddo e nella nebbia delle nostre zone – la mia, la sua, fredde uguale, in questa stagione. Mah. Non sono convinta. Il mondo è bello perché è vario; io la penso diversamente, infatti oggi ho fatto una breve uscita, breve quanto la pausa in ufficio a metà giornata, sotto un cielo grigio e uggioso ed una leggera pioggerella. Niente di apocalittico, per carità; sarebbe bastato molto meno della mia bella giacca Gore-Tex per rientrare a casa tutto sommato asciutta e nemmeno troppo ibernata.

Parlando, appunto, di pioggia, m’è venuto in mente un episodio della scorsa estate. Era giugno, per la precisione. Tra le dieci e mezzanotte, più o meno. Era un sabato sera, proprio intorno a quell’ora, e me ne stavo seduta contro l’anta di un bel portone di legno, sotto un balcone anch’esso in legno, di una bella casetta vecchia, “vissuta” anche se ristrutturata, in una di quelle piccole borgate lungo la strada che da Guillestre conduce a Chateau-Queyras. Me ne stavo lì, vestita da bici, maglietta, pantaloncini, gambali, giacca Gore-Tex, lo zaino appoggiato a terra, la bici contro il muro. Un po’ assopita, un po’ sveglia per i brividi di freddo: non che la temperatura fosse siberiana, tutt’altro, ma ero già fradicia per aver percorso un po’ di strada sotto la pioggia, prima di trovare quel provvidenziale rifugio. Tutto sommato, ero anche tranquilla: di solito, dei fulmini ho il terrore, e da lì, sotto il balcone ne vedevo e sentivo parecchi, anche molto vicini; però, mi pareva d’essere al sicuro, insomma, sempre meglio che in strada, e potevo approfittare della pioggia per riposarmi un po’. Chissà, mi domandavo: se qui abita qualcuno, se il padrone di casa esce e mi trova, come minimo prende un coccolone!!! Oppure mi impallina e basta! Ma, in realtà, non credo che nei paraggi ci fosse altra anima viva oltre a me.
Penso fosse passata la mezzanotte quando ho ripreso la bici, riacceso le luci e son ripartita per il mio viaggio.

Il viaggio era iniziato al mattino del sabato, a Borgo San Dalmazzo, in compagnia di Franco. Avevamo in programma un itinerario impegnativo in vista della Race Across the Alps, per me, e del Brevetto 4 Colli della Fausto Coppi, per entrambi. Sulla schiena, per me, due quintali di zaino: in vista della notte in bici, non si sa mai… Riscaldamento fino a Vinadio, lungo la vecchia strada che attraversa le borgate e permette di evitare la strada statale del Colle della Maddalena, offrendo anche qualche piccola salitella: la preferisco mille volte al piattume o al falsopiano della via tradizionale verso Vinadio. Si chiacchiera, fiato ce n’è tanto, all’inizio.

Poi la salita al Colle della Lombarda, da affrontare, per me, con infinita prudenza: di fatica da fare, ce n’è ancora tanta! E poi, inutile che io tenti di battere Franco in salita… Il colle, la discesa a Isola, quegli odiosi quindici chilometri fino a St Etienne, che mi pesano tanto, ma tanto, più della più dura delle salite… Mi sento un paracarro!!! Meno male che con Franco si chiacchiera, e poi han fatto anche la pista ciclabile; insomma, l’agonia è un po’ più breve, così.

Da St Etienne alla Bonette: lo zaino comincia a pesare, fa anche caldo, parecchio, ma la cima lassù, che spunta quando mancano ancora quattordici km, è così bella! La Bonette è una delle mie salite preferite! Anche se va a finire che lo dico per tutte le salite… Primi nuvoloni scuri in cielo. Si scende, giù a Jausiers – povero Franco, aspettarmi in discesa dev’essere un calvario ancora peggiore che attendermi in salita! Io che delle discese ho il terrore…

Al bivio tra le strade per i colli Vars e Maddalena, ci separiamo. A malincuore, per me: mi spiace che Franco abbia deciso di ritornare a Cuneo dalla Maddalena, ma, del resto, non vorrei mai forzarlo, se non ha voglia di proseguire il giro. Mi verrà incontro in auto… Mi spiace che debba prendersi tutto questo disturbo, stanco com’è, ma so che lo farà lo stesso, anche se gli ripeto che non ho bisogno di nulla. E’ generoso, Franco.

E’ quasi sera, mi rimetto in marcia verso il Colle di Vars. Vedo il cielo sempre più scuro: quanti nuvoloni! Mi sa che arriva il temporale. Non ne sono felice, no di certo… Ma ho voluto la bicicletta??? E mò pedalo!!! Al Vars arrivo già con qualche tribolazione. Possibile che il peso dello zaino cresca, anziché scendere? Mah, meglio non farsi troppe domande. Giù a Guillestre, direzione Chateau Queyras. Fa buio, vedo i primi lampi. Che bella la strada lungo il fiume. Deserta, non un’auto, non un rumore oltre a quello dell’acqua. E presto l’acqua mi arriva anche dal cielo! Voilà, temporale, come previsto. Mi fermo, mi vesto, riparto: vado o non vado? E’ il diluvio a decidere per me, ed è così che mi ritrovo imboscata al riparo tra le case di quella borgata di cui si diceva poc’anzi.

Ma i temporali finiscono, prima o poi! Quando riparto, sono intirizzita ed assonnata, ma il bivio dell’Izoard arriva in fretta. Più o meno lì, ritrovo il buon Franco: mi sento così ignobile!!! Lui è tornato a Cuneo, s’è preso l’auto, s’è goduto la salita al Colle dell’Agnello col buio e la pioggia, e tutto per assecondare le mie manie di ciclistica grandezza! Però… Sotto sotto, tiro un sospiro di sollievo; non sono più sola. Via, all’Izoard!!! Che è una salita splendida, anche di notte, quando il paesaggio non lo vedi, ma vedi solo la fetta di strada illuminata dalle tue lucine, e la pendenza la senti solo nelle gambe… In cima cedo alla tentazione del sonnellino nell’auto calda. Freddo, abiti umidi, stanchezza, fanno capitolare la mia dura scorza (mica tanto dura in realtà…) di randonneuse. Piombo nel sonno più profondo… E, tra un sogno e l’altro, lo ricorderò a vita, sento abbaiare dei cani: dei cani sull’Izoard…??? Però li sente anche Franco, non sono ancora impazzita!

Credo fossero le tre di notte passate, quando ho trovato il coraggio di scendere dall’auto ed affrontare la discesa, ancora verso Chateau Queyras. Manca l’ultimo sforzo, il Colle dell’Agnello. Le gambe, tutto sommato, se la cavano ancora bene. E’ il sonno che mi frega. Nei giorni precedenti ho dormito poco, troppo poco, e qui pago l’errore con gli interessi. Fa freddo, quel freddo dell’alba che penetra nelle ossa, e mi si chiudono gli occhi. Altra provvidenziale sosta a metà salita, ancora un po’ di nanna nell’auto, poi via, ultimo sforzo. E’ un’alba fantastica, i primi raggi del sole ad illuminare la neve, ce n’è ancora tanta, di neve!!! Arrivata in cima, la fatica è già sparita, troppa gioia!!!

Scendo ancora in bici fino a Chianale… L’avventura termina qui, davanti ad una bella colazione, una tazza di cioccolata calda fumante. Un enorme GRAZIE, uno dei tantissimi che gli devo, a Franco, alla sua pazienza, alla sua generosità, alla sua presenza, come sempre. E alle sue foto, che sono qui a documentare l’evento ed a ricordarmi quei due splendidi giorni di giugno:

http://picasaweb.google.it/giancarla.agostini/AllenamentoPreBrevetto4ColliGiugno2007

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!