Super Rando Fausto Coppi 2008: il commento di Ivano Vinai!

In anteprima esclusiva, esclusivissima, ecco qui di seguito l’articolo – resoconto – commento – riflessione – viaggio psichedelico di quel concentrato di sadismo che risponde al nome di Ivano ed al cognome di Vinai! Buona lettura!

“Non faccio fare ad altri cose che non sono in grado di fare io!”.
Come organizzatore/responsabile della S.R. il principio, per quanto nobile, non è pretenzioso verso altri organizzatori, magari ciclisti ma che non interpretano la bici in modo così radicale ed estremo. Anche per questo ero al via venerdì 27 Giugno alle 21:00 e non a dirigere l’orchestra comodamente seduto in qualche auto! Ciò detto, mai avrei creduto di trovare ben 142 aspiranti suicidi iscritti. Ma poi, le incessanti piogge di Maggio e Giugno hanno prodotto frane e modifiche forzose all’originale: 440 km e 11.300 m. di dislivello, trasformandolo dopo altri 4 cambi di tracciato in 510 km e 10.300 m. da scalare. Stesso tempo limite di percorrenza, 44 h. Molti hanno declinato l’invito adocchiando solo il kmtraggio ingrassato senza badare al dislivello più longilineo, errore tattico! Le vecchie pellacce divoratrici d’asfalto ben sanno che sulla durezza di un percorso il dislivello incide più dei km. Anche questa è “selezione naturale”, dato che è stato il motivo principale del defalcamento dai 142 iscritti ai 112 partenti, subito 30 in meno a ruote ancora ferme!
Il numero dei partenti è comunque elevato, e non mi sorprende come, specie nel ciclismo, sia valido il motto: “Tanto peggio, tanto meglio”. Ciò denota lo spirito d’avventura, il gusto della sfida, il volersi mettere alla prova, spirito questo sì fondamentale che muove le peggio/meglio intenzioni del tipico randonneur. Ma ci sta anche e non ultimo l’orgoglio personale, però quello vero, non da Bar Sport! Quello da lacrime al traguardo, orgoglio del tutto legittimo per chi porta a termine una prova di simile arditezza così come altre del genere. Meglio ancora quando poi questo è riconosciuto pubblicamente dall’esibire con fierezza, appunto, la “patacca” (perché il randonneur è pataccaro), nel nostro caso: la maglia di finisher, ciò che ti distingue davvero dalla massa. Il diplomino inquadrato sta in casa, non lo vede nessuno, ma la maglia è il feticcio pubblico dell’avvenuta conquista. La S.R. è una di quelle prove che “fanno pedigree”, da citare a piena voce e petto gonfio buona in ogni discussione biciclettara! Anche tra i randonneur, colleghi, mai avversari, la selezione vera c’è, ma come detto: naturale. C’è sempre chi non arriva fino in fondo, se è perché non ce la fai è perché non lo meriti e se non meriti è giusto non farcela. E’ un cane che si morde la coda, una specie di legge della giungla, ma è così, perché quando pedali sei solo, nessuno ti può aiutare, o ce la fai o rinunci. Barare si può, ma quasi nessuno lo fa (proprio nessuno non ci giurerei), dato che non si gareggia contro altri sarebbe come illudere se stessi, non ha alcun senso. Ed è così che al conto finale all’arrivo a Cuneo dai 112 mancano 21 ritirati più altri 6 fuori tempo. Molti di questi “respinti”, non tutti, sono solo vittime di se stessi: presuntuosi, semplici millantatori, o superficiali figli del… io ci provo! Una randonnée così dura non si “prova”, o si prepara e si porta a termine o si è bocciati senz’appello, non c’è scampo! Gli appartenenti a queste categorie pagano caro lo scotto nell’aver creduto o anche solo ipotizzato che; lento non è fatica. Non c’è di meglio che viverlo sulle proprie spalle per ricredersi e ripresentarsi nel 2010 più pronti, maturi e umili. Si pensi che tra l’esposizione a sole scalando l’Izoard o il Montgenevre, e le discese notturne della Bonette o del Sampeyre c’è un’escursione termica percepita di circa 50°, questa da compensare solo con un “fisico bestiale” continuando a pedalare! Basta questo dato per capire che la preparazione fisica va ben al di là dei km percorsi e che quindi la cialtroneria non paga!
86 vincitori, quindi, tutti in rigoroso ordine alfabetico, poiché chi fa capolino in Piazza Galimberti a Cuneo alle 16:59 di domenica, un minuto prima del tempo limite, è meritevole tanto quanto chi è arrivato alle 21:33 di sabato, anzi, chi giunge dopo si è sciroppato tutt’e due le notti sui pedali e non tra confortanti colline o pianure, ma tra salite alpine che, a un certo punto, paiono Cerberi dalle fauci spalancate pronte a fagocitare chiunque passi, figuriamoci il ciondolante spremuto ciclista sperso nell’oscurità!
La S.R. imponeva di scalare di fila: Lombarda, Bonette, Vars, Izoard, Montgenevre, Setriére, Ctta. di Paesana, Ctta. d’Isasca, Cle. di Sampeyre, La Piatta, tutto in un tiro, valicando per ben 6 volte oltre i 2000 m, con sole straziante di giorno, e due notti allucinate a macinare i pensieri sul perché si fosse lì in quel momento.
Ebbene, la miglior risposta non è un timido, perché no!
Ma un consapevole: perché sì!

Ivano Vinai
Ideatore – responsabile organizzativo – Finisher Super Randonnée

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!