Un incontro eccezionale

Come al solito, arrivo all’appuntamento, un pomeriggio di qualche giorno fa, con un po’ di ritardo. Anche perché ero convinta di dover andare ad un certo indirizzo, e invece no, scopro all’ultimo che devo andare da tutt’altra parte. E vabbuò, Cuneo non è mica una metropoli, e poi per fortuna io sono ben allenata per la corsa!

Entro nella sala già quasi piena, con un po’ di imbarazzo: per fortuna, c’è un volto noto, mi tranquillizzo e prendo posto accanto a lui. Per carità, non è un esame, non è in corso un processo. Ometto i dettagli sul motivo per cui siamo tutti riuniti, una dozzina di persone in una stanza, perché non so se chi ha organizzato l’incontro abbia piacere che se ne parli, o meglio, che ne parli io anziché qualche altra persona incaricata di questo. Non è importante. Diciamo che siamo una dozzina di ciclisti, riuniti per parlare un po’ di ciclismo. Del NOSTRO ciclismo.

La mia attenzione cade subito su un personaggio. L’unico che non è vestito in borghese, bensì in perfetta tenuta ciclistica. E’ seduto di fronte a me, proprio all’opposto del cerchio che tutti insieme abbiamo formato. Così, a prima vista, non intuisco di chi si tratta; non avevo mai visto il suo viso; però, quella persona ha in sé qualcosa di molto particolare; almeno, questo è ciò che sento, anche se non so né chi sia né cosa abbia fatto.

Parla pochissimo, scandendo bene le parole, accompagnandole con lenti gesti della mano. Parla bene, anche, con proprietà di linguaggio: come dice mia nonna, “a l’è un che a l’à studià…”. Potrebbe essere un professore… Ma chi è???

Alla fine il mistero è svelato… Quando sento il suo nome, allora sì che capisco chi è. Tra l’altro, ci ho anche azzeccato, con la mia ipotesi. Già, questo nome, almeno tra gli amanti di un certo tipo di ciclismo epico, è un’istituzione. Come ho fatto a non immaginarlo?
Poi ascolto i suoi racconti e resto senza fiato: una persona che ha passato i settant’anni, che è in bici da una vita e che pedala per cinquantamila km all’anno (caXXus!!! CIN-QUAN-TA-MI-LA!!!), che ha corso ogni sorta di granfondo, randonnée, che ha calcato sui pedali un’infinità di strade. Che pedala da anni, ininterrottamente, tutti tutti tutti i santi giorni della sua vita. Rimango a bocca aperta: non faccio che fissarlo, forse anche in modo troppo insistente ed inopportuno. Corporatura minuta, mani piccole, la pelle del viso bruciata dal sole, i capelli scomposti dal casco. Mi ispira immensa ammirazione e mi incute grande timore al tempo stesso. Mi sembra persino impossibile che sia qui a chiacchierare con me!

Per qualcuno sarà un’esagerazione, un’esasperazione… Per me invece quel ciclista è quasi un sogno, nel senso che è la passione per la bici fatta persona, la dedizione più assoluta! Cinquantamila km in un anno, non riesco nemmeno ad immaginarli, già a me pare di farne tanti… Chissà che vita, quanta strada sotto le sue ruote. Chissà quante corse vissute e quante belle soddisfazioni. Già, perché, oltre tutto, va anche forte… Ha le gambe ed anche l’animo dell’agonista. Fantastico. Mi piacerebbe diventare come lui. Ma come si fa? Bisogna essere davvero spietati con se stessi. Sempre, anche il giorno in cui piove o nevica o non ne hai proprio voglia o non stai bene o hai male alle gambe o… Sempre. Costringersi, alzarsi, cambiarsi, partire. Se una persona è capace di imporsi questo, allora è capace di fare qualsiasi cosa. E’ una dote eccezionale, per me, quella della volontà. Porsi un obiettivo, raggiungerlo a qualsiasi costo, questo è quel che fa lui, il ciclista seduto di fronte a me. Sì, mi piacerebbe da matti essere così. Potrei dire che non ci riesco per il lavoro, per gli impegni di casa, per questo e per quell’altro… Balle, non ci riesco perché non ho quella testa.

Ci sarà anche lui alla Super Rando, tra pochi mesi – tre!!! ARGH! C’era anche alle rando precedenti… Ma ovviamente non l’ho mai visto; prima che io avessi il tempo di agganciare i pedali, lui era già in cima al primo colle. Cavoli. Questa sì, è una persona con cui mi piacerebbe da matti dividere un po’ di km. Utopia… Va troppo forte!!!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!