Vacanze a Barcellonette: il racconto di Matteo

Ecco gli appunti di viaggio del mio infaticabile collega di pedalate & andar per monti.

L’alba sulla Bonette è maledettamente fredda. Ha smesso di piovere, e uno spicchio di luna brilla nella penombra del mattino; torno in tenda per godermi ancora qualche ora di tepore o, meglio, di freddo meno intenso, rannicchiato nel mio sacco a pelo. La bici è sempre lì, carica di bagagli e bagnata di rugiada, sembra riposarsi anche lei dopo la piccola follia di ieri.
Un passo indietro: era la fine di giugno, stavo per lanciarmi in un’avventura forse troppo grande per me, la Randonnée “Fausto Coppi”, oltre 500 km e 11000 metri di dislivello. Per alcuni motivi rinuncio: una decisione sofferta ma serena, eppure da allora qualcosa continua a rodermi dentro. Lo so, ci saranno altre occasioni, ma chissà quando, e chissà se riuscirei in una simile prova.
La settimana di vacanza a Barcellonette mi sembra l’occasione giusta per tentare una lunga distanza. Da casa mia son circa 230 km, troppo pochi! Se allungo per Lombarda e Bonette diventano 280 km con un dislivello di 5800 metri. Numeri ancora lontani dalla Randonnée, ma avrò tutto il bagaglio per il campeggio, cioè circa 25 kg di carico. Insomma, anche se non dimostrerò in alcun modo la mia attitudine all’ultradistanza, avrò almeno fatto un giro in bici particolare… Due giorni prima 150 km di “rifinitura”, come dicono i veri agonisti; in realtà, dopo un periodo in cui ho girato molto a piedi e poco in bici, una grande fatica e qualche dubbio in più sulla riuscita del viaggio. Poi un giorno intero per i preparativi, con il dubbio che la struttura della bici da corsa non sopporti il montaggio del portapacchi… Qualche soluzione fantasiosa per il fissaggio e si inizia a caricare. Prova su strada: sembra di guidare un camion con rimorchio…
Ed eccomi sull’Aurelia, mattino ma non prestissimo perché, seguendo il consiglio del famosissimo Ivano Vinai, bisogna essere ben riposati quando si affrontano molti km (però non si capisce perché le sue randonnée partano di notte)! A quell’ora la riviera pullula di ciclisti a passeggio che di solito supero senza problemi; oggi mi faccio umilmente superare e non provo neppure a sfruttare qualche scia: la mia bici è talmente larga che non basterebbe una moto per tagliarmi l’aria…

Fino a Ceva nessun problema; vado più piano del solito ma la strada è abbastanza varia e i luoghi ben conosciuti. Da Ceva a Borgo San Dalmazzo mi assale un senso di sconforto, noia e stanchezza. Mi ripeto che ho partorito una stupidaggine, temo di dovermi fermare ben prima della mia meta. La strada è maledettamente piatta, trafficata, sembra non finire mai.
Le montagne all’orizzonte indicano che mi sto avvicinando, la stanchezza aumenta mentre il morale si risolleva un poco. Vinadio appare come una liberazione: inizia il Colle della Lombarda, salita dura, con strappi feroci, però è il mio terreno. Salgo con calma e uso rapporti assurdamente corti: il peso del bagaglio qui si sente tutto, e i km fatti son già 170. Eppure non mi va giù la sensazione di stanchezza: penso a chi di strada ne fa tanta davvero, penso alle Randonnée da 500, 600… 1000 km, dove c’è chi sta sveglio notti intere ed è sempre lì in sella, trascinato avanti da un’inspiegabile forza di volontà. Quelli, mi dico, son veri ciclisti, il mio è solo un viaggetto, non ho alcun diritto di lamentarmi…
Due anziani personaggi mi sorpassano e mettono fine a questi incresciosi pensieri. Mi salutano, fanno i complimenti per il carico sulla bici. Gli vado dietro, forzando un poco l’andatura: almeno farò qualche parola. Grazie a loro la salita passa più in fretta; mi chiedono qualcosa sul mio percorso, io in realtà mi vergogno un po’, così gli dico che son partito da Savona e arriverò solo fino a Isola.
A Isola arrivo dopo le 7, mi concedo mezz’ora di sosta rischiando di finire le scorte alimentari e riparto che inizia a piovere. Resisto alla tentazione di un campeggio, con calma salgo a S. Etienne. In paese son già accese le prime luci e gli abitanti guardano stupiti la direzione che imbocco: Col de la Bonette. Il mio procedere ormai è lentissimo: non riesco ad aumentare la velocità ma son sereno e fisicamente sto bene, sono abbastanza fiducioso di scollinare in serata. Assieme al buio torna la pioggia, e ancora sconforto ma, a meno che non arrivi un temporale, decido di procedere. All’orizzonte qualche stella offre speranza, il vento riporta qualche sprazzo di sereno e la luna permette di intuire il profilo delle creste, la strada che corre lassù, la vetta… Il conto dei km che mancano al passo corre lentissimo; scollino alle 11,30 e rinuncio al giro della cima per il vento. Scendo, adesso pioviggina di nuovo; qualche tornante e decido di fermarmi a dormire: più a valle la civiltà, quassù la pace e prati sconfinati per una notte serena.
Il mattino è un sole che arriva troppo tardi, è una gelida discesa, è la fame che si fa sentire tutta assieme. Arrivo in campeggio, a Barcellonette, che si sentono ancora i rumori della colazione. Mi sistemo, finalmente sdraiato al sole a far nulla. Già, nulla fino alle prime ore del pomeriggio, poi un pensiero m’assale: domani arriverà qui un’instancabile macinatrice di km, una ciclista che conta il dislivello così come io conto le distanze, non posso abbassarmi a poltrire tutto il giorno di fronte a un tale essere umano! Così riprendo faticosamente le mie due ruote in direzione Serre Ponçon, Col de Pontis. A fine giornata 85 km, tutti percorsi con gran pena…
Il mattino dopo 30 km mentre aspetto Giancarla. Poi, neppure il tempo di posteggiare e siamo già in sella! Da qui in poi descriverà lei, molto meglio di me, tutti i percorsi, le bellezze, la fatica della settimana… Come in ogni vacanza, i giorni iniziano a correre rapidi; all’inizio il tempo sembra dilatato, le prime ore immergono in un mondo differente, appaiono piacevolmente lentissime. Poi anche questo diventa routine, per quanto piacevole, idilliaca: le giornate si comprimono una sull’altra, il ricordo si aggroviglia…
Mi limito ad elencare gli itinerari. Per il primo pomeriggio il “giro dei tre colli” è troppo lungo: dopo l’Allos si va verso Saint Paul, quindi il “Pont du Diable” e Fouillouse. Il giorno dopo è la volta della Bonette, percorsa su entrambi i versanti, più un tentativo alla parte asfaltata del Parpaillon, fallito per la pioggia. Torna il bel tempo ed è la volta dei “tre colli”, arricchiti dalla salita al “lac d’Allos”, selvaggia, tanto incantevole quanto feroce per le gambe. Ultimo giorno ancora la Bonette, sempre per due volte ma la seconda attraverso la variante per il Col de la Moutière, con annesso il breve tratto sterrato.
La bici ora aspetta di esser nuovamente caricata di bagagli. Il ritorno sarà attraverso la via più breve: sono 230 km, nessuna salita impegnativa, per di più parte del bagaglio l’ho lasciata in macchina. La strada corre tranquilla, un po’ noiosa, ma è ancora troppa la gioia che ho dentro perché possa pesarmi. Poco più di 9 ore e sono a casa: finalmente una cena degna di tale nome!
In 7 giorni 1090 km e 22500 metri di dislivello: GRAZIE GIANCARLA!!

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!