Verso la Race Across The Alps 2008

Questa sera, mentre correvo a piedi su e giù per il mio cavalcavia preferito, ho visto una bellissima stella cadente: siccome nessuno ci crede, ma tutti lo fanno, mi sono affrettata a cercare un desiderio da esprimere. Però, in una frazione di secondo, me ne son saltati in mente talmente tanti che alla fine il tempo è scaduto e non ne ho espresso nessuno. Però, in fondo, a pensarci bene, io la mia stellina l’ho vista, quindi sono in credito! Se lo esprimo adesso, si avvererà almeno a metà?

Il mio desiderio più bello per il 2008, manco a dirlo, si chiama Race Across The Alps, capiterà i prossimi 20 e 21 giugno. Vero, è un desiderio riciclato dall’anno scorso, ma siccome nel 2007 mi è rimasto incompiuto, quest’anno ricomincio da capo e spero di avere miglior fortuna.

E’ sempre lei, l’austera signora che ha questo profilo arcigno:

E questa è la strada che, io spero, le ruote della mia bici andranno a percorrere:

L’anno scorso, il tempo tiranno mi ha fermata a Santa Maria.
Il prossimo giugno vorrei fare meglio. Ci sono tante circostanze, stavolta, che giocano un po’ a mio favore. Nel 2007 ho avuto la notizia della mia ammissione a tre settimane dalla corsa, mentre stavolta ho la certezza di esserci, dall’istante stesso in cui, la scorsa edizione, ho dovuto staccare le tacchette dai pedali. L’anno scorso non sapevo nemmeno come fossero fatti, cinquecento e rotti km in montagna, ma alla fine quasi non mi rendevo conto d’averne percorsi oltre 440; quindi, la distanza in sé non mi fa più paura. E poi quest’anno ho già 4.700 km nelle gambe e due mesi davanti per macinarne ancora tanti.

Nonostante tutto, ho la consapevolezza che l’impresa di chiudere la corsa nel tempo massimo sarà quasi impossibile. 32 ore sono poche per 525 km e 13.000 mt di dislivello: non sono poche in assoluto, ma sono troppo poche per me, anche nella migliore delle ipotesi di meteo clemente, di condizione fisica buona, di bici in perfetto ordine senza alcun problema meccanico. S’era parlato della possibilità di allungare il tempo massimo a disposizione almeno delle donne, ma mi sa che ormai non se ne fa più niente, le regole sono scritte. Purtroppo sono lenta e pesante in salita e del tutto incapace in discesa, dove potrei recuperare tempo prezioso che invece perdo consumando i pattini dei freni. Il saggio direbbe: ma che ‘cce stai affà, allora? Eh, il fatto è che al cuore non si comanda; il mio, di cuore, è ancora lassù dove l’ho lasciato l’anno scorso, forse sul Mortirolo, sul Bernina, o magari è già andato più avanti, è tornato a Nauders; comunque sia, devo andare a recuperarlo.

La testa e le gambe sono già là, pronte. Restano ancora da definire gli aspetti “pratici”: reclutare due o tre persone che compongano la mia scorta obbligatoria, più un’auto grande a sufficienza, tipo un monovolume, per “contenere” i coraggiosi che dovranno seguirmi nel grande viaggio e tutto il bagaglio che mi porterò al seguito, seconda bici compresa. Aspetti non secondari, perché la squadra è importantissima: se so di potermi fidare di chi è al seguito, io devo, davvero, solo e soltanto pedalare, e so che mi basta alzare un dito per avere tutto ciò che mi serve. E so che, se sarò in difficoltà, ci sarà qualcuno che mi dirà la parola giusta al momento giusto. L’anno scorso, sotto questo aspetto, sono stata fortunatissima; quest’anno, chissà.

Manca poco, bisogna pensarci, bisogna prepararsi, il 20 giugno è dietro l’angolo. Ma non ho ansia e nemmeno paura. Quest’anno sarà diverso, ora so a cosa vado incontro, conosco le strade, le asperità, soprattutto i miei punti deboli. Una salita dopo l’altra, io sogno di farcela, sperando in un po’ di benevolenza da parte di Giove Pluvio. Dovrò stare calma sullo Stelvio e sul Gavia, cauta sull’Aprica che pure invita a spingere un po’ di più, dovrò stringere i denti sul terribile Mortirolo, poi riposare ancora verso l’Aprica, armarmi di pazienza sul lunghissimo Bernina, godermi il bellissimo Albula e sopportare la noia dei falsipiani sul Fluela, chiudere il cerchio sull’Ofen e, infine, buttar via le gambe distrutte ed andar su solo con il coraggio rimasto, all’Umbrail, allo Stelvio, al Resia che è l’ultimo salto verso la felicità. Forse. E comunque… C’è ancora tanta strada su cui pedalare, ma io ci sarò! Poco ma sicuro! Chi mi accompagna?

http://www.raceacrossthealps.com/

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!