XXAlps 2004 – II parte – A Vaduz

Il Liechtenstein… Questo nome, l’avevo sentito per la prima volta alle elementari. La maestra aveva mostrato a noi scolaretti col grembiulino nero quella piccola macchia sulla cartina, in mezzo ai monti, e ci aveva spiegato che quello lì è uno staterello, piccolo piccolo, come una delle nostre città, più o meno; non è che fossi proprio così convinta, mi suonava strano, a quell’epoca, ma tant’è. Mai avrei immaginato che un giorno ci sarei proprio stata di persona: in fondo, come avrei potuto pensarlo? Non ho mai avuto un patrimonio tale da pensare di fuggire in un paradiso fiscale!

E’ proprio piccolo, questo staterello, con una strada che l’attraversa tutto e che in dieci minuti ti porta da un capo all’altro del confine; non sei ancora entrato nel Paese che, se non fai attenzione, in un attimo ne esci. Uno splendido fiume placido in mezzo ad una vallata verdissima, almeno, è così che l’ho vista io quel giorno, anche se faceva freddo e tirava un vento teso. Però c’è un che di inquietante in tutto questo: sarà la tensione della corsa che comincerà domani, o forse il senso di inadeguatezza che provo viaggiando in mezzo alla ricchezza che trasuda da tutti i pori, dalle case, dalle insegne di uffici e negozi, dalle vetrine della capitale, Vaduz, dalle automobili superlusso! Intendiamoci, eh, non sto facendo un discorso moralista, per carità; la mia è tutta profondissima invidia!!!

Al centro sportivo, dove dovrebbe avvenire la distribuzione dei pettorali, nel primo pomeriggio non c’è ancora nessuno. Nessuna traccia di nulla. E già mi assale l’angoscia. Stiamo a vedere che questa gara non esiste, era tutta una bufala via Internet, in realtà ho pagato per nulla, non è possibile che qui non si veda anima viva!!! Già… Ingenua, io, che ho in mente il ritiro pacchi gara alle granfondo, affollato, chiassoso, confusionario. Niente di tutto questo.
Mi sforzo di essere, una volta tanto, razionale; tornerò più tardi. Infatti, quando torno, dove prima c’era solo un parcheggio vuoto, ci sono le bandiere.
Per un po’, rimango lontana, in disparte. Lo so che è idiota, lo so, ma mi sento orrendamente in imbarazzo all’idea di avvicinarmi. Mi viene da pensare agli insetti che ogni tanto mi restano addosso nei giri in bici: quando arrivo a casa, li scrollo via e loro restano lì, a terra, un po’ frastornati, lontani dal loro ambiente naturale, senza sapere bene come sono finiti lì e perché. Io più o meno mi sento così adesso. Ho passato mesi e mesi a fantasticare su questa XXAlps, a guardare l’altimetria delle tappe, ad ammazzarmi di salite per prepararmi al massacro… Eppure, adesso che sono qui, ho solo una gran voglia di saltare in auto ed andare a casa. C’è Paolo con me, quel santo del mio ex moroso che mi ha accompagnata fin qui e che mi sveglia da questo stato di ipnosi in cui sono piombata. Mi avvicino, mi presento, chiedo qualche informazione: c’è Andreas Wenzel, l’organizzatore, a rispondere. Cominciamo bene: per usare un francesismo, ecco un gran pezzo di gnoccolone!!! Brizzolato, robusto, occhi azzurri da favola…

Bene, la situazione comincia ad essere un po’ più definita. A correre tutte le dieci tappe saremo in tre: Manfred ed Antonio, svizzeri, ed io. Altri si aggiungeranno e correranno chi le due tappe austriache, chi le due italiane, chi le tre svizzere, chi le tre francesi.

Ritiro il mio numero e le etichette che devo attaccare al mio bagaglio, il cui trasporto sarà a cura dell’assistenza della corsa. Tutto si svolge nella massima tranquillità; intorno a me, solo bei sorrisi aperti e niente, ma proprio niente superbia. Insomma, quasi quasi comincio a sentirmi a mio agio!

Si va a nanna, in albergo. Domani è un altro giorno e la grande avventura inizierà. Un ultimo sguardo oltre l’argine, al fiume Rhein, mi pare si chiami. Poi via.

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!