XXAlps 2004 – La corsa – Le prime quattro tappe

Difficile pensare di riassumere in un solo brano quegli undici giorni tra i più belli della mia vita. Se dovessi scegliere un termine, direi sconvolgenti, ecco. Ho immagini in mente che non potrò mai dimenticare, sono lì, nitide, come se le stessi vivendo in questo momento! E, se poi mi accorgessi che il ricordo comincia a sfumare, basta che vada a sfogliarmi il centinaio di foto che ho fatto stampare…

Vaduz, mattina presto, prestissimo. E’ ancora buio e l’armata Brancaleone è già schierata al via. Mi vien da ridere a rivedere quelle foto… Avevo il caschetto messo come un bel cappellino di paglia, tutto pendente all’indietro, con il cinghietto troppo largo. E non è che i miei compagni di viaggio avessero un’aria molto più professionale! Siamo una dozzina di ciclisti, più o meno. Dietro di noi, su in alto sulla montagna, il castello del Principe del Liechtenstein. Sembra davvero un castello delle favole!

La PRIMA TAPPA (mercoledì 18 agosto 2004) ci porterà da Vaduz a Lech. 217 km, 5.600 e rotti metri di salita. Pochi km dopo la partenza, nemmeno il caso di dubitarne, sono già sola. Però un’auto della scorta per me c’è sempre… Non ho idea della strada che dovrò percorrere, non so se le salite saranno dure o meno, non so dove si vada, non so quanto abbia già pedalato e quanto manchi alla fine. Questa è la condizione in cui percorrerò l’intera corsa, ogni giorno: beata ignoranza. Del primo giorno ricordo in particolare la salita al Bielerohe, con impietose rampe ed un vento contrario violento. In cima a quella salita scopro quali sono le provviste alimentari che costituiranno i miei ristori: panini al formaggio oppure con maionese e cetrioli. Non sarà proprio conforme alla scienza dell’alimentazione in gara, ma io ci sguazzo!
E poi ricordo una fatica enorme, un gran peso nelle gambe, l’ultima discesa verso Lech sotto lunghi paravalanghe. E l’arrivo a Lech, ovviamente per ultima ultimissima: lì incontro un turista italiano che si fa spiegare cosa siano tutte queste bandiere con scritto “XX” e resta allibito…
La sera trascorre in una piccola pensione. Cena con gli altri, poi a nanna. Ho ancora ben vivo nel cuore lo sconforto di quella sera: complice forse la stanchezza, forse la telefonata a casa e la pena di sentire voci care ma troppo lontane, mi metto a sedere sul letto, al buio, con i lucciconi agli occhi e la certezza che non ce l’avrei mai fatta a sopportare uno sforzo simile, così a lungo. Questo primo giorno mi ha piegata… Come diavolo farò domani?

La SECONDA TAPPA (giovedì 19 agosto 2004), da Lech a Vipiteno, prevede 212 km e 4.800 mt di dislivello, con tre salite, di cui due familiari, il Timmelsjoch o Passo Rombo, dal versante austriaco, ed il Passo Giovo. Sul Rombo mi tocca vedere le stelle: tira un vento contrario assassino, che mi fa odiare a morte i lunghi tratti di falsopiano e salita lentissima prima di Soelden. Per fortuna, ci sono sempre due dei ragazzi dell’organizzazione che, di tanto in tanto, si fermano con l’auto e mi rincuorano. Sul Giovo poi va meglio, Vipiteno arriva abbastanza in fretta. Con mia grande sorpresa, le gambe non hanno accusato troppo la stanchezza della tappa precedente.

A Vipiteno, quasi quasi mi perdo: arrivo al “campo base” e trovo tutti lì ad aspettarmi, gli altri concorrenti e Mr Wenzel. Sorpresa immensa quando mi vedo arrivare tra le mani il trofeo!!! Eh già, sono la vincitrice della frazione di gara austriaca… Facile essere vincitrici, se non ci sono rivali da battere e basta arrivare alla fine! però, per un attimo, cerco di dimenticare questo piccolo particolare del tutto irrilevante e salgo su tra le nuvole per la felicità!

TERZA TAPPA, 20 agosto 2004, frazione italiana: 233 km, circa 5.500 mt di salita in mezzo alle Dolomiti. Salutati i compagni della frazione austriaca, facciamo conoscenza con quelli che correranno le due tappe italiane. Saliamo i passi Sella, Pordoi, Campolongo, Falzarego, Fedaja da Caprile, Costalunga. Giornata meravigliosa per godersi le Dolomiti, anche se, ahimé, mi accorgo subito d’essere tornata in Italia: erano già due giorni che non sentivo invettive di automobilisti inviperiti… La tappa scorre tranquilla; pendenze severe solo sul Fedaja, ma, per il resto, la fatica è sopportabilissima. Percorro qualche tratto, per la prima volta, in compagnia di Antonio, che per fortuna parla un ottimo inglese.

La tappa però è davvero lunga: arrivo alla fine, a Bolzano, che è già quasi buio. Mangio qualcosa al volo, troppo poco, troppo stanca, poi via a dormire. Fantastica, questa organizzazione: ci trattano come panda, ci portano agli alberghi, ci vengono a raccattare al mattino, ci portano al via… Come testa va meglio, ormai mi sono abituata all’idea di tanta tanta fatica, ma sento che il mio corpaccione comincia a dare segni evidenti di stanchezza.

La QUARTA TAPPA, con Stelvio, Foscagno, Forcola di Livigno e Bernina, sarebbe una delle più belle. Però, il mattino già si presenta sotto i peggiori auspici: diluvia. Partiamo al buio, con la pioggia battente, sotto un cielo gonfio di nuvole nere che sembra debba crollarci addosso e soffocarci da un momento all’altro. Pur avendo un bel po’ di anni di bici alle spalle, ho visto ben poche giornate come quella. Nero, solo nero: sembrava che il sole proprio non volesse sorgere.

Ci copriamo alla bell’e meglio, ma abbiamo difficoltà persino a trovare la strada. Tant’è che io ed un altro collega di sventure imbocchiamo, per sbaglio, la superstrada… Poi torniamo sui nostri passi, proseguiamo, ma tutto quel che ricordo di quel giorno è fatica, freddo, acqua ed angoscia. La tappa viene sospesa durante la salita allo Stelvio, perché il passo è chiuso per neve. L’Apocalisse!!!
Gli organizzatori ci smistano sulle varie vetture e ci portano al punto da cui partirà la quinta tappa, lunedì: St Moritz. Faccio il viaggio con Heinz: così, scopro che sì, oggi ho perso quella che avrebbe potuto essere una splendida giornata di bici, ma ho conosciuto una persona davvero speciale. Incredibile, direi.

A St Moritz ricevo il premio per la frazione italiana: mi sento quasi in imbarazzo… Un po’ ridicola! Mi premiano ma io ho fatto solo pena…

La domenica trascorre lì, in una meravigliosa giornata di sole. Mi sveglio tardi, sono già le otto, e passo la giornata a sonnecchiare ed a fare due passi qua e là, in mezzo a questa città che trasuda lusso da tutti i pori. Ma non riesco a trovarla così bella: è troppo finta… Mah, forse sono polemica solo perché sono cotta. Speriamo che queste ore di ozio mi aiutino a riprendermi un po’. La sera, pizza con gli altri corridori ed i ragazzi della scorta: si chiacchiera un po’, scorrono fiumi di birra (non per me, io vado avanti a Coca Cola e Red Bull), e poi tutti a nanna. Ci attendono sei giorni di fuoco… No stop.

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!