XXAlps – IV parte – Le altre sei tappe

Sono le sei del mattino di lunedì 22 agosto 2004, sta appena sorgendo uno splendido sole su St Moritz: parte la QUINTA TAPPA. Il percorso previsto subisce alcune modifiche rispetto ai programmi originari, per un problema di chiusura notturna dello Spluga. Per noi della XXAlps Nationals, questo fatto non creerebbe inconvenienti; è un guaio, però, per i corridori della XXAlps Extreme, alcuni dei quali si troverebbero a dover passare dallo Spluga proprio di notte. E siccome gli itinerari, per le due gare parallele, devono essere uguali, tocca adeguarsi. La tappa di oggi è quasi una passeggiata, in confronto alle precedenti: “solo” 170 km e meno di 4.000 mt di dislivello! Julier, San Bernardino ed arrivo a Biasca. La salita allo Julier è gelida ma offre uno spettacolo incredibile di luce e di neve scintillante, quella caduta nei giorni precedenti. Passando attraverso l’abitato di Splugen, lancio uno sguardo un po’ dispiaciuto alla strada che va allo Spluga: ci tenevo, a percorrerla in bici! Il San Bernardino non è nulla di temibile; l’arrivo a Biasca un po’ triste, che postaccio!
Ci “ricoveriamo” presso il dormitorio di un palaghiaccio: è qui che scopro che gli Svizzeri sono appassionati di hockey su ghiaccio. Ed è anche qui che, con qualche ora in più a disposizione, ho l’occasione di fare quattro chiacchiere con Heinz, che assiste la parte “tecnica” della corsa, e scoprire che la sua vita è tutta un’avventura da ascoltare a bocca aperta!

La SESTA TAPPA, martedì 23 agosto 2004, è un vero incubo. Si parte al buio, sotto la pioggia. Oltre 200 km, oltre 5.000 mt di dislivello, tutti sotto una pioggia battente, che sui passi diventa neve pesante e fradicia. Il percorso prevede, in origine, i passi Lucomagno, Oberalp, Gottardo, Novena e Grimsel; peccato che il Passo della Novena sia chiuso per neve. Saliamo quindi al Lucomagno, all’Oberalp, al Furka, al Grimsel, per poi arrivare ad Interlaken. Ricorderò a vita quanto ho sofferto quel giorno… Dodici ore di bici sotto il diluvio, senza mai sapere – ma qui è colpa mia – dove sono, quanti km devo ancora fare, quante salite. E non ho nemmeno uno straccio di paio di pantaloni lunghi!!! Sul primo passo, il Lucomagno, faccio così pena che due ragazze dell’organizzazione mi asciugano un po’ le gambe con una coperta calda. Poi stringo i denti e via; passo sotto la lunga galleria che mi dà un po’ di tregua dalla pioggia, ma poi è peggio. A Disentis ho appena la forza di dare un’occhiata a quel bellissimo edificio, sembra un castello; poi via, su per uno stradone e con un vento contrario feroce. La discesa su Andermatt è una tragedia… Le gambe sono di ghiaccio. Mi dicono che c’è ancora una salita lunga ed una più breve: “A big big climb and then a smaller one”… Ormai è solo più per rabbia che vado su. Non posso, non devo cedere. Le forze ormai sono al lumicino… Ad un tratto, mi affianca l’auto della scorta; mi passano un telefonino; è il capoccia, Mr Wenzel, che mi esorta a non mollare, perché “dopo questa cima c’è il sole, fa caldo!”. In quel momento ci voglio credere… E poi, una parola di quel bell’omino lì ha più forza di un traino di dieci cavalli! Arrivo al Furka, nevica… Da lassù, però, nella nebbia, si intravede la fine della prossima salita, l’ultima, il Grimsel. A occhio, sono pochi km: li faccio quasi di slancio, con sorpresa dei ragazzi della scorta, ormai voglio farcela e basta. Ancora trenta km di interminabile gelida discesa… Ad Interlaken, ironia della sorte, spunta il sole. La doccia calda è il sollievo più grande!

SETTIMA TAPPA, mercoledì 24 agosto, da Interlaken a Chamonix: 4.700 mt di dislivello, 190 km che diventano un po’ di più perché la nostra scorta, in partenza, ci porta tutti fuori strada! Chissà perché, di questa tappa ricordo poco. Sarà perché attraverso posti a me completamente sconosciuti: Saanenmoser, Col du Pillon, Col de La Croix, Forclaz, Montet. Ricordo però un caldo bellissimo, che asciuga le ossa dal giorno prima; ricordo con orrore venti interminabili km di pianura prima di Martigny, e poi l’arrivo a Chamonix, al cospetto del Monte Bianco. Altro primo premio per la fine della frazione svizzera: meno male che c’è Heinz che mi custodisce i trofei!

L’OTTAVA TAPPA, giovedì 25 agosto, è un’altra dura prova per me. Qui, davvero, non ricordo altro che freddo, pioggia, tanto tanto sconforto, tanta paura di non farcela. Tutto per la mia dannata, insensata incapacità di controllare il terrore della pioggia. Terrore di cosa, poi? Non lo so… Quel giorno, anche Antonio ha sofferto molto. Per la verità, lui sta già male da qualche giorno, problemi intestinali, ma ha una forza di volontà incredibile, ed anche una gran tempra, da fare invidia ad un giovanotto, benché sia già vicino ai sessant’anni!!! Per giunta, ho un problema al cambio… La catena, dietro, fatica a spostarsi e sul 28 non arriva più. Una fatica indicibile!
Tappa, anche questa, modificata causa maltempo: dopo 150 km e circa 4.200 mt di dislivello, con i colli Saisies e Roselend, ci fermiamo a Val d’Isere. Non dimenticherò mai ciò che ho visto quel giorno: non appena arrivo a Val d’Isere, ecco che arriva il primo dei corridori della XXAlps Extreme, che fanno lo stesso giro della XXAlps Nationals ma corrono no stop e son partiti tre giorni dopo di me. Qui vedo con i miei occhi un mostro… Mostro in senso buono, è anche un uomo splendido, che porta il nome di Andrea Clavadetscher. Ha fatto tutto ciò che ho fatto io finora, ma scendendo di bici solo poche ore, per dormire un po’, ed appare fresco come una rosa, mentre io sono qui devastata… Non ho parole, solo tanta tanta ammirazione. Un grosso GRAZIE anche all’Inter Sport di Val d’Isere, dove mi riparano il guasto senza neppure volere un centesimo: pazzesco, del cavo del cambio non resta che un minuscolo filo; tutto il resto del fascio si è spezzato! Quando si dice avere, passatemi il termine, un gran culo… Se si fosse rotto anche quel minuscolo filo, sarei stata panata, addio gara.

La NONA TAPPA ci porta da Val d’Isere a Serre Chevalier, vicino a Briançon, con in mezzo i 1.000 mt di salita che ci separano dal Col Iseran, il Telegraphe ed il Galibier. Ma qui io rinasco… Queste sono le MIE salite, posso partire tranquilla, so che non ci saranno sorprese. Salgo in sella al mattino con un entusiasmo tale che mi sembra di scoppiare! Lo vedono anche i miei colleghi, che qui le mie gambe sembrano girare con un altro carburante… Il termometro segna esattamente 0°C sull’Iseran; c’è un sole accecante, un cielo blu che sembra quasi dipinto. Via Lanslebourg, via Modane, ecco le mie strade del cuore, il Telegraphe, il Galibier più bello che mai: sono raggiante!!! Arrivo a Serre Chevalier come al solito per ultima, ma chissenefrega, sono solo felice. Il sindaco del paese accoglie la nostra allegra carovana con magliette dedicate e foto ricordo.

Per la DECIMA TAPPA, a causa delle modifiche al percorso necessarie nei giorni precedenti, tocca fare uno spostamento notturno sulle auto, fino a Jausiers. Antonio ed io partiamo con un bel vantaggio sugli altri corridori, quasi un’ora: ma è una misura di pietà; noi siamo già svantaggiati per natura!
Anche qui, ho le ali ai pedali. La Bonette… La conosco come le mie tasche, la adoro, ormai vado a trovarla d’abitudine, con la familiarità che avrei con una vecchia amica. Arrivo su per prima; vedo i ragazzi della scorta che dormono al sole, ma non mi va di disturbarli: diamine, sanno il fatto loro, mi riprenderanno, prima o poi! ERRORE FATALE… So di dover scendere a St Etienne, Isola, poi salire a St Martin Vesubie. Vedo il bivio, ma non c’è il solito cartello: boh, ci sarà un’altra strada più avanti… Ma scendo, scendo ancora, nessuna traccia, nulla e nessuno. Ad un tratto, vedo un gruppo fermo a bordo strada, sono turisti italiani: chiedo informazioni, scopro di essere ormai almeno quindici km fuori strada. Quindici km… Un abisso… A rifarli in salita impiegherò almeno un’ora!!! E già la tappa è lunga… Arriverò fuori tempo… In una parola, mi crolla il mondo addosso. Non è possibile, razza di stupida idiota che non sono altro, non è possibile buttare tutto all’aria così, quando sembra finita… Risalgo in bici con una rabbia infinita, con il groppo in gola, non posso fare altro che tornare su! Ma, come una visione, ecco che appare l’auto della scorta: sono mortificata della mia idiozia, ma invece sono loro a scusarsi, per aver commesso l’errore di partire dalla Bonette troppo tardi! Mah… Resto convinta d’essere io, l’imbecille della situazione, comunque salgo in auto e torno al punto in cui ho “mancato” il bivio, insieme a loro. Da lì riprendo la galoppata: Col de St Martin, Col de Turini – che splendida salita calda – Peille. Incredibile… In poche ore, si passa dai 2.800 mt della Bonette, solo cime spoglie e brulle, paesaggio d’alta montagna, ai pini marittimi, alla terra del Turini che sembra quasi sabbia bianca, al sole cocente della costa. Lo so che è tardi, devo solo pedalare, a più non posso, devo arrivare… Manca poco, manca poco, pochissimo… Il mare!!! Il mare, Roquebrune, ecco la fine. Mi precede l’auto della scorta, arriviamo alla fine, al cortile dell’imponente edificio di un lussuoso albergo, il Vista Palace Hotel: non ci posso credere, ho temuto proprio oggi d’aver perso tutto, e invece ci sono, è finita sul serio. Ce l’ho fatta, ho fatto la XXAlps!!! Feste, complimenti, abbracci; poi una doccia, ospiti dell’albergo: mamma mia, una stanza da bagno così lussuosa che mi sento piccola piccola ed imbarazzatissima a toccare alcunché… E poi la premiazione finale, in un enorme salone con pareti tutte di vetro, la vista sul mare della Costa Azzurra, tanta gente, fotografi, flash. Sono sempre più imbarazzata e frastornata, eppure così felice… Il titolo di “siegerin”, vincitrice, mi si addice proprio poco, anzi per nulla, ma non ci voglio pensare adesso che sto vivendo il mio momento di gloria. Non è il premio che m’importa. Non è di quello che sono così felice… Sono qui in mezzo a gente, chiasso, musica, ma in realtà sono indietro nel tempo, sono in ciascuno degli splendidi luoghi che ho attraversato nei giorni scorsi, sto rivivendo uno per uno i momenti di fatica che non credevo avrei mai potuto sopportare…
Sul più bello infatti me ne vado, lascio i compagni d’avventura a festeggiare e torno giù nel cortile, approfittando del camper di Heinz che è vuoto. Qui non c’è rumore, c’è il fresco della sera, mi siedo sugli scalini dell’ingresso a guardare il mare. Poi vince la fatica e mi addormento.

La mattina dopo è insieme splendida e tanto triste. E’ splendida perché realizzo che non è stato un sogno, tutto questo è successo davvero, l’ho fatto proprio io con le mie gambe. Ed è tanto tanto triste perché è finita. Colgo l’occasione di prolungare ancora un po’ questi momenti, a colazione insieme a Mr Wenzel, Heinz ed altri dell’organizzazione, sulla splendida terrazza dell’albergo, al sole del mattino di Roquebrune. Anche se, un po’ per l’imbarazzo invincibile che mi trasmette questo posto così sfarzoso, un po’ per la stanchezza che ancora pesa, quasi non tocco cibo. Però posso stringere la mano ad Andrea Clavadetscher… Un mito!

Non penso ci sia bisogno d’altro per spiegare perché la XXAlps ha segnato profondissimamente la mia vita, come ciclista e non solo. Ho vissuto dieci giorni solo per la bici: a tutto il resto han pensato gli altri, io ho dovuto solo pedalare, faticare, fare insomma quel che mi piace. Mi ci son voluti mesi a smaltire la malinconia per la fine di quel sogno. Che purtroppo non s’è più ripetuto, perché la corsa, nella versione Nationals, non ha avuto altre edizioni. Grazie alla mia bici…

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!